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il 400° anniversario

Il 23 febbraio a Militello Val di Catania la commemorazione di Francesco Branciforte, gentiluomo illuminato

Il marchese fu ucciso con l'arsenico, ma la sua corte - un unicum nella storia dell'Isola  e della nobiltà della monarchia spagnola - continuò con la moglie, la principessa Giovanna d'Austria, e la figlia Margherita 

Di Lina Scalisi |

Il 23 febbraio a Militello Val di Catania, alle ore 10,30, avrà luogo la commemorazione della figura di Francesco Branciforte nel quattrocentesimo anniversario della sua morte alla presenza del presidente della Regione, on. Nello Musumeci, dei sindaci e degli assessori delle città di Militello, Pietraperzia, Butera, Barrafranca e Mazzarino, della professoressa Lina Scalisi, presidente del comitato per le celebrazioni dell’anniversario, e di una rappresentanza di studenti e professori. L’evento avrà luogo presso i locali del monastero di San Benedetto e si concluderà con l’apposizione di una corona commemorativa nel luogo in cui è conservato il sepolcro di Francesco Branciforte. Pubblichiamo di seguito l'intervento della professoressa Lina Scalisi. 

Il 23 febbraio 1622 moriva a Messina, Francesco Branciforte Barresi, marchese di Militello ed erede di un vasto patrimonio feudale di città e feudi disposti tra le odierne province di Catania e Caltanissetta. Una morte improvvisa che gettò nello sconforto la sua corte, i suoi vassalli, le sue popolazioni. E non solo perché inspiegabile, vista l’età del marchese – aveva ancora quarantasette anni – e le sue generali condizioni di salute, ma perché assunse, da subito, le linee di una congiura tant’è che nella città si diffusero sospetti che fosse stato avvelenato e che, in realtà, si trattasse di un omicidio ben mascherato.

Nella Messina addobbata a festa per l’arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia, il nuovo viceré dell’Isola, si pensava insomma che il Branciforte, fosse stato vittima di una cospirazione contro la sua persona, esito di una contesa interna al casato risoltasi con un epilogo tragico e, in fondo, imprevisto. Dal 1996, dalle indagini condotte sulle sue spoglie mortali, sappiamo che i sospetti erano fondati e che il marchese morì per avvelenamento da arsenico. Nondimeno, la storia di Francesco Branciforte non si concluse con la morte, né con i rituali dei funerali che durarono settimane e che coinvolsero le città del suo dominio – Militello val di Catania, Pietraperzia, Butera, Barrafranca, Mazzarino. 

Essa continuò attraverso sua moglie, la principessa Giovanna d’Austria e la sua unica figlia, la diciassettenne Margherita, erede di due patrimoni di titoli e feudi dal grande valore materiale e simbolico. E, soprattutto, attraverso la memoria degli eventi e delle gesta avvenute nel periodo in cui Francesco Branciforte e Giovanna d’Austria furono al governo dei feudi e delle città di quella parte di Sicilia in cui decisero di abitare e di allestire una delle corti più rinomate del tempo che rimane ancora un unicum nella storia dell’isola e della nobiltà della monarchia spagnola. Né potrebbe essere dimenticata visti i cambiamenti strutturali che apportò nell’urbanistica delle città in suo possesso, nei castelli e nei palazzi che rimangono ancor oggi testimonianza viva di un progetto culturale che guardò alla magnificenza e alla funzionalità dei luoghi.

Nondimeno, l’accelerazione tecnologica degli ultimi venti anni che, pure, potrebbe essere una risorsa per la valorizzazione di questo patrimonio, ha progressivamente ricoperto di oblio queste vicende, al punto da rendere i monumenti di quel passato, vestigia di cui conosciamo quasi nulla: viviamo, insomma, da estranei in un mondo apparentemente noto e familiare. 

Pochi, infatti, sanno che Francesco Branciforte e la sua splendida consorte spagnola furono i promotori di importanti processi economici, sociali e culturali grazie a un governo che non scisse mai la amministrazione dei beni dalla promozione artistico-culturale dei territori, attraverso l’edificazione di importanti beni monumentali, la promozione di accademie e circoli letterari, l’attrazione di personalità di spicco del panorama nazionale. Pochi, insomma, sono a conoscenza della loro capacità di plasmare materialmente e immaterialmente i luoghi posseduti. 

Ed è per ovviare a questo gap, innanzitutto generazionale, che la Presidenza della Regione siciliana ha inteso commemorare il quattrocentesimo anno della morte del Branciforte, promuovendo un comitato scientifico che nell’anno in corso, avrà il compito di programmare incontri, seminari, allestimenti artistici nelle città del suo antico dominio – Militello, Pietraperzia, Butera, Barrafranca, Mazzarino – con l’idea ultima di colmare quel divario. E farlo a partire dalle generazioni più giovani per le quali è già in fase ultima di realizzazione una pubblicazione, da coinvolgere costantemente nel pubblico attento del valore e delle potenzialità del grande patrimonio storico culturale delle loro città e della loro storia collettiva. Un ritorno al passato, insomma, per guardare al futuro. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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