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Cultura

"Il giornalismo che verrà" chiude il suo terzo workshop con le prospettive di cambiamento per i giovani giornalisti

Tanti gli incontri con autorevoli esponenti del settore riservati ai 32 corsisti selezionati per merito

Di Redazione

Lunedì 21 giugno alla Scuola Superiore di Catania si è concluso il terzo workshop internazionale “Il giornalismo che verrà”, organizzato dal “Sicilian Post” con contributi e patrocini di grande peso. Svolto in forma di festival del giornalismo e di percorso di formazione riservato a 32 corsisti selezionati per merito, l’ultima mattinata è stata dedicata a tre panel pubblici. Nel pomeriggio si è conclusa invece l’attività laboratoriale con la correzione degli elaborati realizzati dagli studenti.

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Il cambiamento parte dal Sud. La prima parte della mattinata è stata occupata da un dialogo tra Cetti Lauteta (responsabile Scenario Sud “The European House – Ambrosetti”) e Antonello Piraneo (direttore “La Sicilia”) introdotto da Giuseppe Di Fazio (presidente scientifico Fondazione DSe) sul tema di una ripartenza a trazione meridionale, a partire dalla città che ospita l’evento. «Pur essendo delle 14 città metropolitane d’Italia - ha denunciato la Lauteta - Catania ha iniziato a dotarsi di un piano strategico troppo tardi». A conferma delle sue parole e di come la città etnea non goda di ottima salute, Di Fazio ha messo in luce una contraddizione: «Il G20 dell’Istruzione si sta svolgendo qui a Catania perché è una città dalla lunga storia culturale, patria del barocco. Io aggiungo che è la stessa città con il tasso di abbandono scolastico più alto in Italia». Le storie raccontate nei giornali testimoniano ciò: «Da direttore de “La Sicilia”, - ha detto Piraneo – tempo fa ho deciso di pubblicare la lettera di un ragazzino di un quartiere degradato che voleva continuare a studiare contro il volere dei genitori, propensi ad avviarlo alla malavita. Questo sfogo di un 13enne – ha continuato il direttore - dimostra che le conseguenze dell’abbandono scolastico le paghiamo tutti, perché il passaggio alla criminalità è quasi immediato». Dietro i dati statistici ci sono storie di vita a cui non si può essere indifferenti: «Gli ospiti del G20 dovrebbero parlare della questione e investire nel futuro di questi NEET» ha sostenuto Piraneo. Agganciandosi a queste parole la Lauteta ha concluso: «Investimenti di qualità portano con sé persone dalle grandi competenze. È di questo che ha bisogno il Sud, non di assistenzialismo fine a sé stesso».

Conversazione con Ferruccio De Bortoli.  Legandosi perfettamente a quanto discusso nel precedente incontro, alle 10 ha preso la parola Ferruccio De Bortoli, già direttore ed oggi editorialista del “Corriere della Sera”, presidente di “Longanesi” e dell’“Associazione Vidas”. A dialogare con lui è stato il direttore del “Sicilian Post” Giorgio Romeo affiancato dal dott. Di Fazio. «Le diseguaglianze sociali e le differenze territoriali non si combattono con sussidi pubblici dello Stato, ma con grandi investimenti di sviluppo, infrastrutture che promuovano l’attività imprenditoriale. Lo Stato da solo non può colmare inefficienze, ma deve creare le condizioni perché i giovani possano fare impresa» ha detto De Bortoli, sottolineando il contributo che invece possono dare le associazioni di volontariato. A pagare le spese di questo arretramento sono i giovani italiani: «Le nuove generazioni emigrano, il Paese invecchia. Come si può invertire la rotta?» è stata la questione posta da Romeo. «Ci vorrebbe una protesta giovanile capace di farsi sentire. – ha suggerito De Bortoli – Dare fiducia ai giovani significa, ad esempio, consentire loro di votare per il Senato anche prima dei 25 anni ma soprattutto valorizzare le loro competenze. Nel momento in cui si assume un ragazzo a tempo determinato per il suo basso costo invece che a tempo indeterminato per le sue qualifiche si commette un oltraggio alla sua dignità». Conseguenza di ciò è la fuga di cervelli, che in tempi di pandemia non sempre si traduce in uno spostamento fisico: «Lo smart working, con la possibilità di lavorare da casa, ha cambiato la percezione geografica del nostro Paese. Si tratta di un modello efficace o di una parentesi temporanea?» ha chiesto Romeo. «Io non ho fiducia in una società atomizzata, in cui ognuno lavora da casa senza condivisione. Inoltre sostengo che lavorare da casa sia un lusso per pochi e che non sempre si traduca in smart working, cioè in lavoro agile» ha risposto De Bortoli. In conclusione del suo intervento, l’editorialista è passato dalla situazione difficile dei giovani in generale a quella specifica degli aspiranti giornalisti: «Non esiste più l’assunzione con l’articolo 1, non si è più tutelati dall’Ordine, ma occorre non arrendersi. Con l’esempio di Maria Grazia Cutuli, di cui ricorre quest’anno il 20esimo anniversario della sua scomparsa, invito i giovani ad avere tenacia, ad ampliare lo sguardo verso le nuove frontiere del giornalismo nel rispetto dell’accuracy anglosassone».

I dati nel giornalismo: il caso Covid-19. Panel conclusivo della giornata è stata una discussione sulla difficoltà di interpretare i dati scientifici, soprattutto nei giorni della pandemia. A intervenire l’ordinario di Statistica UniCt Salvatore Ingrassia, Clara Attene (data journalist e digital trainer), Elisabetta Tola (giornalista scientifica, data journalist, fondatrice e presidente Formicablu) e Giovanni Zagni (direttore “Pagella Politica” e “FactaNews”) moderati dal giornalista Orazio Vecchio. «Oggi il discorso politico è tempestato di numeri: un tempo i politici si limitavano a esprimere le loro ideologie, oggi per guadagnare fiducia le correlano di dati numerici» ha detto Zagni. «Occorre leggere cifre e statistiche in maniera critica – ha continuato – e rintracciarne la fonte per capire se i numeri dati siano onesti». Concetto ribadito anche dalla Attene: «Se la fonte di una statistica è un’associazione di categoria è chiaro che c’è un interesse preminente a uscire nella stampa più che a raccontare davvero un fenomeno in forma di dati». La tendenza a fornire numeri non sempre attendibili a proprio vantaggio è tipica delle pubblicità. Esemplificativa a riguardo la spiegazione di Ingrassia: «Quando leggiamo che un frullato ha più del 100% di frutta basta un minimo di cultura scientifica per capire che l’informazione data è scorretta. Ogni statistica, ogni dato va letto in modo relativo, tenendo conto della fonte e della parzialità con cui può essere comunicato». Una questione diventata ancora più pressante nell’ultimo anno e mezzo: «Tutti noi, e i giornalisti in particolare, – ha sottolineato Vecchio - con la pandemia ci siamo ritrovati a leggere numeri e interpretare dati. Qual è il metodo corretto per farlo?». A rispondere in conclusione è stata la Tola: «I giornalisti scientifici devono essere pronti a gestire dati in periodi critici, consapevoli però che la scienza è un’impresa umana e come tale soggetta a errori e incertezze. Nonostante il comprensibile bisogno dell’opinione pubblica di essere rassicurata, noi comunicatori dobbiamo essere onesti nell’informarli sui limiti insiti in ogni ricerca scientifica».

Conclusione del percorso formativo. Dopo la mattinata dedicata agli incontri pubblici, il workshop si è concluso nel pomeriggio con uno spazio riservato ai 32 corsisti, protagonisti dell’attività laboratoriale svoltasi nei cinque giorni in parallelo ai panel. La disponibilità di professionisti come Giovanni Zagni, Giuseppe Di Fazio e del fotoreporter Nuccio Condorelli ha permesso agli studenti di discutere con loro sugli elaborati che hanno realizzato in queste giornate, a riprova del fatto che i protagonisti di questo festival del giornalismo sono stati proprio i corsisti.

L’evento è organizzato dal “Sicilian Post” con i patrocini di “Fondazione Domenico Sanfilippo editore”, “Università degli Studi di Catania”, “Scuola Superiore di Catania”, “DISUM UniCt”, “Accademia di Belle Arti di Catania”, “Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania”, “Teatro Stabile di Catania”, “Ordine dei Giornalisti di Sicilia”, “Comune di Catania”, “Consolato degli Stati Uniti d’America, Napoli”, “The European House - Ambrosetti” e “Rai per il Sociale”. Il programma vede anche dei panel organizzati in collaborazione con “67° Taormina Film Fest” e “Etna Comics”. L’evento vanta la media partnership della “TGR Rai” e la sponsorship di Zaccà Sport, Nenith e Ionia Caffé. Main sponsor dell’iniziativa è “Google” attraverso il programma “GNI”. 

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