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Cultura

Fai Sicilia, l'eredità del "liberatore della bellezza"

Giuseppe Taibi lascia dopo tre anni il vertice siciliano del Fondo per l'Ambiente Italiano. Ora tornerà a dedicarsi alla delegazione di Agrigento, ma del suo lavoro rimarrà una traccia preziosissima

Di Redazione

“L'avvocato liberatore della bellezza”. Ci piace usare questo appellativo per parlare di Giuseppe Taibi, dall’aprile 2018 al 30 settembre scorso al vertice regionale del Fai – Fondo Ambiente Italiano, recentemente riconfermato alla guida della Delegazione Fai Agrigento: «Tre anni molto intensi – afferma Taibi - sono onorato di aver guidato il Fai Sicilia. Oggi in Sicilia siamo più forti di prima, abbiamo saputo lavorare sulle persone, i volontari. Siamo adesso pronti ad affrontare la ripresa e ad essere protagonisti. C’è nell'Isola una grande richiesta di Fai, di chi fa per il territorio».

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Avvocato cassazionista, 57 anni, due figli; Michelangelo e Daniele, Giuseppe Taibi milita nel Fai dal 2000. Prima di lui la mamma Gabriella Curella, fonte principale d'ispirazione, che gli ha trasmesso la passione per il territorio e, soprattutto, l'idea di una «società civile libera, generosa, forte ed indipendente».

 

 

«Obiettivo fondamentale di questo triennio - sottolinea l'avvocato - è stato quello di rafforzare la collaborazione ed il dialogo con le istituzioni e le associazioni, pur mantenendo la nostra indipendenza e dialogare con la politica senza dimenticare il nostro ruolo di avanguardia sui temi della valorizzazione del patrimonio storico artistico e paesaggistico e dell’Ambiente».

Una passione per il territorio, dicevamo, che ha portato a grandi risultati come l’abbattimento dell’ecomostro alla Scala dei Turchi, partecipando, poi, attivamente alla mobilitazione per la tutela di questo luogo, come ha sottolineato il presidente del Fai Andrea Carandini nella lettera di ringraziamenti per i traguardi raggiunti: «Caro Giuseppe, è grazie al grande senso civico e all’impegno di persone come te che possiamo continuare fiduciosi ad impegnarci nell’opera di tutela dei tesori d’arte e natura del nostro straordinario Paese e nelle sfide che quotidianamente si pongono sul nostro cammino».

Quali sono stati i principali obiettivi del suo triennio?

«Sono stati due; da un lato garantire al Fai Sicilia la presenza in tutte le province siciliane. Ricordiamo che Ragusa e Caltanissetta non erano attive. Poi, sono stati rinnovati i Capi delegazione di Agrigento, Siracusa, Enna e Catania. Questo è servito a dare nuova linfa all'idea di società civile, individuando dei professionisti attenti a questi temi. Aver rinnovato sei delegazioni su nove è stato certamente traumatico, ma abbiamo guardato al futuro. Altro obiettivo, forse più ambizioso è stato quello di contribuire, a livello nazionale, al dibattito affinché il Fai si occupasse molto di più di Ambiente come sintesi dell'equilibrio tra uomo e natura e non solo di valorizzazione del patrimonio storico artistico e paesaggistico. Il tema dell’ambiente, infatti, era molto caro anche alla compianta Giulia Maria Crespi» 

Il risultato?

«Oggi siamo più forti di prima, abbiamo saputo lavorare sulle persone, i nostri volontari. Il Fai Sicilia è stato presente a tutte le manifestazioni: Giornate Fai, convegni nazionali e regionali. Abbiamo risposto con responsabilità alle difficoltà mantenendo in pandemia la barra dritta sui nostri obiettivi. Non è stato facile, ma ci siamo riusciti. Ed ancora, le Giornate Fai di Primavera 2021 in Sicilia, con 12 mila presenze e 300 iscrizioni. Molto bene anche i risultati de “I Luoghi del Cuore”; i siti siciliani hanno ricevuto oltre 300 mila voti e due luoghi tra i primi dieci nazionali, entrambi di Modica. La Sicilia è risultata la seconda regione italiana per numero di voti dopo la Lombardia. Benissimo, infine, il rapporto con la scuola. In occasione dell’ultimo concorso Fai Scuola: “Ti racconto un posto”, un quinto delle classi erano siciliane. Possiamo ritenerci soddisfatti». 

Progetti futuri?
«Adesso ci concentriamo sulle Giornate Fai d'Autunno e poi sui progetti che riguardano Agrigento, come, ad esempio, il Museo di Città, il restauro delle casette Montana sulla Kolymbethra ed il progetto Genesi su ambiente e diritti umani». 

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