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Cultura

Francesco Contrafatto, grande mostra a Castello Ursino

Da oggi  al 13 maggio l’esposizione dedicata al grande artista catanese

Di Pinella Leocata

“Francesco Contrafatto. Una mostra affettiva” è l’esposizione che l’amministrazione comunale dedica al grande artista catanese nella prestigiosa cornice di Castello Ursino le cui raccolte civiche vengono arricchite dal racconto di autori contemporanei. 
«Si tratta - come sottolinea l’assessora alla Cultura, Barbara Mirabella - della mostra più ampia e organica fino ad oggi dedicata a Francesco Contrafatto e rappresenta un’occasione unica per riscoprire una figura di grande profondità e apertura a differenti orizzonti culturali». E un’occasione per spingere i più giovani a conoscere le grandi opere realizzate per le istituzioni cittadine, come gli enormi dipinti che adornano un salone del Tar, l’aula consiliare di Palazzo degli Elefanti e quella della Provincia, Villa Scammacca, la Camera di Commercio e il grande mosaico “strappato” dall’atrio del vecchio Santa Marta prima della demolizione, nell’ottica di ricollocarlo al nuovo San Marco in una galleria dedicata.

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«Non una mostra antologica, o immersiva o scientifica, ma una mostra affettiva - ribadisce l’arch. Toti Contraffatto, uno dei tre figli dell’artista che insieme ai nipoti ha reso possibile e curato questa iniziativa -. Una mostra volta a esprimere la tensione dell’artista verso la bellezza e il suo sguardo sulla realtà in cui le sue quattro principali attitudini - pittura, scultura, incisione e scenografia - si trasferiscono osmoticamente l’una nell’altra». Di qui l’idea di costruire il percorso come una sorta di labirinto in cui gli spazi si snodano accogliendo le opere non per cronologia o tecnica, ma per analogia di soggetti. L’avvio è da un piccolo dipinto giovanile, lo studio del pittore, da cui si passa ad un percorso che propone tutta una serie di prodotti della natura: melograni, pomodori, ortaggi, polpi, ricci, pesci, aragoste, lumache, pomodori al sole. Opere realizzate a olio, tempera, ceramica e china. Una tecnica, quest’ultima, che non consente correzioni e presuppone un gesto rapido e sicuro, quale quello del maestro che per dipingere utilizzava il beccuccio tagliato del tappo della boccetta di china senza ricorrere ai pennelli. Immagini realizzate di getto come per un’urgenza di esprimersi, opere in cui si nota la stessa attenzione al dettaglio che è propria delle grandi tele. 

 


Interessante il gioco di contrapposizioni tra un autoritratto da giovane e, nel lato opposto, la sua ombra, espressione del suo rapporto con la matericità che pure non escludeva aspetti metafisici. Commovente è poi la sedia di plastica su cui è accomodata una figura di donna vista di spalle, sagoma in cui i figli hanno riconosciuto la madre, la moglie di Contraffatto, “la pietra miliare su cui tutto poggia, il pilastro della sua vita”. E ancora il cavalletto dell’artista con il suo “vocabolario” aperto, la tavolozza dei colori che amava e usava. 
Il percorso procede con i quadri dedicati alla città e alla terra dell’Etna in cui i toni e le profondità si accendono. Ecco la specchiera con lume, il telaio, la ferrovia, il motore della Cinquecento, la festa di Sant’Alfio realizzata con un collage di vecchi fogli de La Sicilia. Opere che - come ha sostenuto il filosofo Massimiliano Pappalardo in collegamento da Milano - colpiscono per la loro capacità di narrazione e per il senso etico che esprimono. «Fanno pensare al realismo di Pasolini, al cristianesimo delle origini». E al mistero della vita, all’interrogazione sull’“inesauribile”, rimanda anche il bozzetto dell’enorme albero della conoscenza realizzato in bronzo per il Camplus D’Aragona e collocato nell’abside spoglia dell’ex chiesa, ora auditorium. «Un invito ad approfondire il mistero delle cose» secondo Maurizio Carvelli, amministratore di Camplus. 

 

Una parte della mostra è poi dedicata ai bozzetti per la realizzazione delle grandi opere istituzionali fatte con una tecnica particolare, olio a tinta marrone scuro su foglia d’argento. Un olio che il maestro lavorava a mano, come una scultura. Tecnica con la quale è realizzato anche l’autoritratto sotto le sembianze di un bacco ebbro. Di notevole interesse è anche la sezione dedicata alle scenografie per il Teatro Stabile con il quale l’artista ha collaborato per 35 anni e insieme al quale la mostra è stata realizzata mettendo insieme le opere possedute dai figli, dagli amici e da qualche istituzione. Il disegno e la foto della scenografia realizzata messi a confronto danno l’idea del lavoro e della forza dell’ideazione. Infine le ultime sale, quelle delle teche, che raccolgono disegni, incisioni, chine, con una notevole molteplicità di soggetti e di funzioni, opere che illustravano il testo di cucina di Eleonora Consoli, o facevano da etichetta per olii importanti. E ancora le carte del mercante in fiera, gli studi per i costumi dello Stabile, e le bomboniere per le nozze dei figli. E non manca neppure lo stemma della polizia municipale realizzato da Contraffatto nel 1979.
La mostra resterà aperta da oggi al 13 maggio, da lunedì a domenica, dalle 9 alle 19, con ingresso libero incluso nel costo del biglietto per il museo. 

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