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Cultura

Mac di Gibellina, arte della rinascita

Dopo trent’anni e una robusta opera di ristrutturazione riapre nel Belìce il grande spazio espositivo

Di Mariza D'Anna

Proviamo ancora una volta a ragionare sul significato duale dell’arte, sinonimo di bellezza e spinta per una nuova vita, motore per la rinascita e la ricostruzione di Gibellina, ferita a morte dal terremoto. Proviamo a tornare indietro in quegli anni, subito dopo il sisma nel 1968 e ancora dopo e cerchiamo di comprendere oggi, ancora una volta, la grandiosità del sogno di Ludovico Corrao, sindaco del paese, e fervente sostenitore della bellezza e dell’arte come cura per le ferite che la natura aveva inferto a chi quel territorio lo abitava. 

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Partendo da questo impulso, se si vuole visionario, che portò a Gibellina artisti, scultori, pittori architetti e uomini di cultura pronti a camminare al suo fianco per realizzare il suo sogno, arriviamo al 1980 quando Nino Soldano, collezionista e mecenate affascinato dal quel progetto, donò alla cittadina la sua vasta collezione grafica, costituendo così la prima cellula del Museo d’arte contemporanea di Gibellina nei tratti di Enrico Baj, Corrado Cagli, Mario Schifano, Pietro Consegra, Mimmo Rotella. Erano ottantatré opere che non trovarono subito una sede adeguata e vennero ospitate nella scuola elementare e un anno dopo trasferite all’istituto Papa Giovanni XXIII. Il Mac riparte da lì. Oggi, a distanza di trent’anni, il museo che non poteva che essere intitolato a Ludovico Corrao riapre dopo una robusta ristrutturazione e il raddoppio delle opere in mostra, quattrocento circa, solo una piccola parte delle duemila che compongono la collezione contemporanea più vasta del Sud Italia.

 

Suddiviso in otto sezioni, il percorso storico-espositivo prende l’avvio dai primi Novecento fino ad arrivare alle ultime Avanguardie. Attraverso le opere si potrà godere non solo dell’arte ma si potrà rileggere la storia di un minuscolo territorio che ha trovato in questa strada la forza della sua originalità. Saranno esposti “Il ciclo della natura”, le dieci grandi tele dedicate ai bambini di Gibellina, realizzate da Mario Schifano nella primavera del 1984, ”La notte di Gibellina” di Renato Guttuso e opere di Fausto Pirandello, Carla Accardi, Beniamino Joppolo, Pietro Consagra, Totj Scialoia, Franco Angeli, Giulio Turcato, Mimmo Rotella, Mimmo Paladino, Turi Simeti, Enzo Cucchi, Emilio Isgrò, Mimmo Jodice, Renata Boero, Christo, Pino Pinelli, Mimmo Jodice, Luca Patella, Nino Mustica, Claudio Verna, Antonio Corpora, Piero Dorazio, Achille Perilli. E saranno esposti “i prisenti”, drappi cerimoniali simboli della religiosità contadina diventati opere d’arte ricamati dalle donne di Gibellina su disegno di Carla Accardi e Renata Boero e altri. 


Il Museo, dopo trent’anni e vicende diverse, chiuso a lungo per consentire i lavori di ristrutturazione, dialogherà con il territorio e sarà completo di servizi aggiuntivi, un bookshop, una caffetteria all’interno dello spazio di consultazione e della biblioteca. La corte è stata concepita come una nuova sezione en plain air. Oggi (alle 18,30) all’inaugurazione saranno presenti il presidente della Regione Nello Musumeci, il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il direttore alla Creatività contemporanea del ministero alla Cultura Onofrio Cutaia, gli assessori regionali Messina e Samonà, il sindaco Salvatore Sutera. L’attore Alessandro Preziosi leggerà frammenti de “La notte di Gibellina” di Massimo Recalcati e Angelo Privitera, storico tastierista e amico di Franco Battiato eseguirà al pianoforte alcuni brani del cantautore scomparso a maggio. 
 

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