Padre Antonio Spadaro: «La fede non è magia, sporchiamoci le mani»
«Siamo fatti di carne e ossa, ci si esprime attraverso gesti e tradizioni e il bacio può essere quello di Giuda»
padre Antonio Spadaro
Si legge come un romanzo il nuovo libro di Antonio Spadaro. «Ogni passo dei Vangeli è un’avventura dei sensi» dice l’autore sin dal titolo “Gesù in cinque sensi. Un racconto in carne e ossa” (Marsilio) dove si dialoga col mondo dell’arte (dipinto di El Greco in copertina) e della comunicazione secondo Antonio D’Amico esperto d’arte e direttore del museo Bugatti Valsecchi di Milano che si è confrontato sul volume assieme ad Andrea Giuseppe Cerra con l’autore davanti alla folla di Linguaglossa per l’evento organizzato da Cultura Aetneae a Villa Neri. A Linguaglossa padre Spadaro ha anche visitato la Casa Museo Messina con esposizione permanente di Incorpora e la Casa Museo di quest’ultimo artista la cui opera è impregnata di fede.
Spadaro, padre gesuita, sottosegretario del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione, invita a rileggere il Vangelo e riflettere sulla figura di Gesù, percorso che Liliana Cavani nella prefazione definisce “cinema della parola”: gesti, fisicità e umanità del Cristo “personaggio in cerca d’autore”. «Gesù si commuove, si avvicina, tocca il dolore e la morte e li trasforma in vita» ha scritto Papa Francesco nella prefazione a “Una trama divina” di Spadaro che si muove sulla stessa linea.
«Il modo per comprendere la dinamica evangelica - dice l’autore - è considerare la concretezza del gesto come la guarigione del cieco con l’apposizione della mano di Gesù piena di fango impastato con saliva: un rapporto carnale. Abbiamo talmente elevato la percezione del sacro alla spiritualità che abbiamo perso la carnalità». Rimarcare il lato umano di Cristo è renderlo più vicino a chi non crede o crede di non credere: questo il percorso del libro. Gesù è uno che «non rispetta le regole, che fa saltare il tavolo dei cambiavalute che fanno commercio nel tempio» in una Chiesa dalle porte aperte - come desidera Papa Francesco - dove Gesù ha una dimensione proattiva e lascia che «il desiderio si esprima in modo anarchico». E qui Spadaro cita l’anarchia dei bambini che circondano Gesù: «Lasciate che i bambini vengano a me».
Molti intendono per religiosità le pratiche (andare a messa, comunicarsi almeno a Pasqua). I corrotti e i mafiosi si fanno il segno della Croce e vanno a messa. Può essere fede quella?
«Siamo fatti di carne ed ossa, di storie e tradizioni. La religiosità si esprime anche con pratiche e devozioni, espressione di un modo di sentire la vita. Sono linguaggio. Spesso la pietà popolare è una fucina di immaginazione. Ovviamente il bacio può essere quello di Giuda e il segno della Croce un gesto che tradisce il suo significato. Il corrotto che ammanta di religiosità la propria corruzione è blasfemo».
Perché questa nostra Sicilia non si è ancora redenta dalla mafia? Troppo poca fede in Dio? Troppo poca nella Giustizia, nella Speranza?
«La fede non è magia. La magia crede di poter risolvere tutto con un colpo di bacchetta magica. Gesù, quando guariva i malati, impastava fango e saliva e li toccava. Cioè si sporcava le mani: avrebbe potuto fare un gesto della mano a distanza come i prestigiatori. Nulla di tutto questo. Bisogna, dunque, sporcarsi le mani, prendere decisioni. La fede anima gesti coraggiosi che danno speranza e mantengono vivo il senso della giustizia. Fede non è fatalismo né ingenuità. La redenzione costa fatica. La lista dei siciliani che hanno accettato di pagare di persona è lunga».
Dal suo osservatorio di grande responsabilità, cosa pensa la Chiesa possa e debba fare con maggior impegno? Certo la sua funzione muove in questo senso. La formazione dei giovani per esempio.
«Il mio impegno al Dicastero mi fa capire, ogni giorno, che bisogna capire, ascoltare, e poi agire, fare proposte. Faccio un esempio: abbiamo deciso che il padiglione della Santa Sede alla Biennale d’arte di Venezia fosse il carcere femminile della Giudecca. Abbiamo coinvolto grandi artisti del mondo a impastarsi con la vita quotidiana delle detenute, che poi sono le guide che accompagnano i visitatori. Questa è militanza culturale. Ma è solamente un esempio. La formazione dei giovani? E’ garanzia di sviluppo. Papa Francesco nel 2019 ha lanciato il “Patto educativo globale” che il Dicastero sta portando avanti con decisione. Il nostro futuro non può essere la divisione, l'impoverimento delle facoltà di pensiero e d'immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione. Oggi più che mai bisogna investire in formazione».
Lei è andato via dall’Isola più di 35 anni fa. In che senso si sente siciliano?
«Io sono siciliano di scoglio: ho sempre guardato all’orizzonte e mi è sempre piaciuto partire. Ho viaggiato in mezzo mondo, ma ora scopro che, dietro l’orizzonte che vedo, c’è la Sicilia dalla quale sono partito. Dimensione che si scopre col tempo. Sento che il mio sguardo è stato sempre nutrito da due immagini della mia terra: lo Stretto e il Vulcano. Sono nato a Messina e mio padre era messinese. Il mio mare ha sempre un altrove visibile all’orizzonte. Il mare aperto sull’infinito non è il mio, non mi emoziona. Cerco sempre una terra che sia al di là, ma visibile. Mia madre era catanese e sono cresciuto vedendo apparire all’improvviso il vulcano dall’autostrada, vedendo la pietra lavica che viene dal centro infuocato della terra, sapendo che sotto i miei piedi la terra ribolle. Per me la terra ha un’anima liquida e calda. Lo Stretto e l’Etna mi hanno segnato profondamente nella mia percezione del mondo e della vita».
Con Martin Scorsese si è conosciuto al tempo di “Silence” il film sui gesuiti massacrati in Giappone. Assieme avete pubblicato “Dialoghi sulla fede” parlando di cinema e di Sicilia. Cosa ha trovato nel legame del grande cineasta con l’isola delle sue origini?
«La sua anima è radicata in Sicilia, sebbene lui non vi sia nato. La sua casa di produzione si chiama “Sikelia”: segno molto forte. Il mio dialogo con lui non è partito dal suo cinema, ma dalla Sicilia, dalle sue e mie origini. E dura ormai da otto anni. Il 3 agosto scorso abbiamo avuto una conversazione pubblica in collegamento. Lui era nella sua casa di New York, io all’Horcynus Festival di Capo Peloro. Ha detto che non passa momento che lui non pensi alla Sicilia e alla sua famiglia siciliana. La Sicilia fa parte della sua identità e sente di aver raggiunto un punto nella sua vita in cui deve abbracciarla ancora di più. Sta programmando di venire presto in Sicilia. Penso che qui, tramite la memoria dei suoi genitori, abbia plasmato la sua immaginazione e il suo desiderio, e adesso abbia bisogno di riconnettersi con una parte profonda e forse non del tutto consapevole di sé».
Mentre Scorsese prepara un nuovo film su Gesù (il secondo dopo “L’ultima tentazione di Cristo”) Spadaro sottolinea che poiché la Grazia può toccare chiunque e cambiargli la vita, Scorsese dovrà vedersela con la libertà di Gesù.