"Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia", il saggio di Raimondo Moncada che racconta il regista e la Sicilia del dopoguerra
L'accuratissima analisi storica e sociale pubblicata per i tipi di VGS-libri
C’è anche La Sicilia dentro il saggio Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia che Raimondo Moncada ha dedicato al regista Pietro Germi. Un omaggio nell’omaggio. È citato in più passaggi, come una delle moltissime fonti usate per ricostruire i quindici anni nella nostra isola del regista Pietro Germi, dal 1948 al 1963, dal film In nome della legge a Sedotta e Abbandonata, passando per Il cammino della speranza, Gelosia e il premio Oscar Divorzio all’italiana.
Una delle sue fonti è stato l’archivio storico del giornale La Sicilia che si è aggiunto al notevole materiale consultato: libri, riviste, filmati, interviste, testimonianze, ogni scritto, d’epoca e anche recentissimi, fino a una conversazione telefonica avuta col grande critico cinematografico e presidente del Centro sperimentale di cinematografia di Roma Orio Caldiron, scomparso di recente. Viene riportato, ad esempio, la prima recensione sul nostro giornale del 19 aprile 1949 dell’ancora discusso In nome della legge. È a firma di Corrado Brancati, fratello di Vitaliano, che considera il primo film siciliano di Germi “un altro punto fermo della produzione italiana”, firmata da un regista che “si è posto d’autorità nel gruppo dei registi che guidano e nobilitano la nostra cinematografia. E non solo la nostra”.
Un libro siciliano su un siciliano d’adozione che mancava e che ha ricostruito, passo dopo passo, con una visione nuova, col distacco del tempo, con il piacere della scoperta, la vita vissuta intensamente dal regista venuto dal nord nei suoi set siciliani (Sciacca, Favara, Ispica, Ragusa, Catania, Palermo, Belmonte Mezzagno, Siculiana ecc.), con diversi aneddoti inediti, le stroncature di Leonardo Sciascia soprattutto sul primo film sulla mafia, la difesa del biografo del magistrato Giuseppe Guido Loschiavo autore del romanzo Piccola pretura da cui è stato tratto il suo primo film, le lodi di grandi registi italiani e stranieri, le rivelazioni del figlio del sindacalista Accursio Miraglia, Nico (“il film In nome della legge è dedicato a mio padre!”), il passaggio di un uomo, di un regista, che ha molto amato la nostra terra così tanto da dire “in Sicilia ho trascorso gli anni più belli” poco prima di morire, a sessant’anni.
Il libro Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia è il frutto di un appassionato studio, alla ricerca della motivazione, del sentimento che ha spinto un uomo del nord, di Genova, a scendere in Sicilia nell’insanguinato dopoguerra (un anno dopo l’uccisione di Accursio Miraglia) e a ritornarci per altre quattro volte, passando dal dramma alla svolta della commedia, con film politici, per scuotere il potere e l’opinione pubblica a far qualcosa per migliorare le condizioni di arretratezza materiale e culturale del Sud e unire la Sicilia al resto d’Italia nell’ebbrezza del boom economico.
Il lavoro nasce come tesi per un corso di laurea in Comunicazione in cui lo ha “costretto” la moglie Lucia per distrarlo dalle terapie e dagli interventi chirurgici a Bologna dentro un percorso oncologico. Una terapia nella terapia, da cui Raimondo Moncada ha tratto tanti insegnamenti proprio da un regista che negli ultimi anni di vita, nonostante la malattia che lo condurrà poi alla morte, ha continuato a lavorare, a creare, a fare film, tranne l’ultimo, Amici miei, che ha scritto e che alla fine ha dovuto cedere, a causa della malattia, all’amico Mario Monicelli.
Il saggio di Raimondo Moncada è stato pubblicato dalla giovane casa editrice agrigentina VGS-libri. La prefazione è del docente universitario e critico cinematografico Beniamino Biondi che così parla del libro: “È un'opera che tutti dovrebbero leggere, a metà strada fra memoir, narrativa e studio sul paesaggio. Germi merita moltissimo, e non gli è stato restituito nulla di ciò che lui ha dato alla Sicilia” e il libro gli restituisce in pieno quanto il regista ha dato all’isola.
«Raimondo Moncada – scrive nella sua prefazione Beniamino Biondi – ha tessuto l’amore intorno a Pietro Germi con dovizia d’affetto e di intelligenza, scrivendo un saggio che ha i contorni del viaggio sentimentale intorno al regista. Contro le accuse di aver dato un’immagine lesiva della Sicilia, Germi risponde con questo libro che ha il dono di colmare un vuoto sugli studi intorno al regista con una prospettiva ricchissima di ricerche d’archivio, resoconti di memoria, diagnosi culturali, notizie insolite e di prima mano, e con una prospettiva sul modo in cui Sciacca – dove molti uomini di cultura hanno il culto di Germi, e ne possiedono materiali preziosi – può e deve ricordare il grande regista».