Aeroporto di Catania, ecco le carte della privatizzazione: in palio dal 51 al 66%
A giugno il primo bando pubblico, poi scrematura e due diligence. A novembre le offerte finali
A quanto sarà “venduto” Fontanarossa? La domanda, al netto dell’approssimazione, dà il senso della curiosità - legittima, ancorché in certi ambienti morbosa - dell’opinione pubblica siciliana all’indomani del via libera dell’assemblea dei soci all’iter di privatizzazione di Sac.
Ma per ora la risposta, a meno che non si vogliano sparare quotazioni a casaccio, non può essere racchiusa in un numero secco. «Il prezzo, al momento giusto, lo farà il mercato», afferma l’amministratore delegato Nico Torrisi.
Certo, nel lungo lavoro preparatorio condiviso dal consiglio d’amministrazione di Sac con il pool di advisor incaricati (Mediobanca, Studio Gianni&Origoni e Steer), un’idea del valore della società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso ci sarà pure. Ed è facile immaginare che sia nell’ordine delle centinaia di milioni. C’è pure un metodo piuttosto consolidato: calcolare un moltiplicatore dell’Ebitda (il margine operativo lordo della società: 35 milioni quello stimato da Sac nel 2025), incrociandolo con altre variabili quali il piano industriale, gli investimenti (circa un miliardo quelli previsti da qui al 2030) e dunque i futuri flussi di cassa.
Insomma, nessun numerino (o numerone) magico. Ma sono invece già chiari, con la “bollinatura” dell’unanimità dei soci, altri dati. Di percentuali e di tempi. Uno di questi risponde a un’altra questione decisiva: quanto del pacchetto azionario di Sac verrà messo sul tavolo della privatizzazione? La «maggioranza assoluta», secondo le scarne notizia trapelate dall’assemblea di mercoledì. Ma è chiaro che c’è già un range, che La Sicilia ha potuto verificare: dal 51% al 66% delle azioni.
Percentuali che non sono casuali: la parte più bassa della forbice è il minimo per un effettivo controllo del socio privato subentrante, la parte più alta si ferma a un massimo che è una soglia di garanzia per gli attuali azionisti. «Il 34 per cento - spiega Torrisi - assicura un fondamentale potere di veto sull’assemblea straordinaria, a tutela degli azionisti pubblici».
I paletti
Individuati comunque alcuni precisi paletti sulle scelte più importanti della futura governance. E saranno comunque i soci privati, nella fase finale del processo, a decidere quanto mettere sul piatto della privatizzazione. Analoga scelta, ma compiuta singolarmente, riguarderà i rapporti di forza fra gli attuali azionisti: la vendita potrebbe avvenire “pro quota” (mantenendo immutate le proporzioni), ma in teoria ognuno è libero di cedere più quote aumentando così il peso degli altri partner.
Gli altri numeri che emergono dal dossier privatizzazione riguardano i tempi. Dopo il via libera dell’assemblea è di fatto partita la “fase zero” della privatizzazione. Ovvero: la predisposizione e la pubblicazione di un bando pubblico internazionale per raccogliere le manifestazioni d’interesse. Nel quale, precisano da Sac, non ci sarà «nessun valore come base di gara». Avverrà un primo screening dei potenziali acquirenti privati, basato su criteri di «onorabilità», ma soprattutto su requisiti economici (consistenza patrimoniale e finanziaria) e tecnici (l’esperienza nel settore aeroportuale e nelle infrastrutture di trasporti). Il bando pubblico dovrebbe essere pubblicato «entro due mesi, comunque prima dell’estate».
La fase 1
E a questo punto si entra nel vivo della “fase 1” vera e propria. I soggetti selezionati saranno invitati a presentare un’«offerta non vincolate». Che, ovviamente, non sarà alla cieca: gli aspiranti acquirenti della maggioranza di Sac avranno accesso ad alcune informazioni decisive per stabilire il loro prezzo, a partire dal business plan della società. Per la scrematura iniziale e il primo confronto sullo scenario di Sac ci vorranno «due-tre mesi», per cui si arriva a settembre o «comunque al prossimo autunno».
La fase 2
Quando partirà la “fase 2”: sei settimane di due diligence, la consueta attività di analisi approfondita di informazioni e dati che precede un accordo commerciale. Insomma, i potenziali compratori selezionati avranno accesso a tutte le carte di Sac. Si arriverà all’incirca a novembre, con lo step dell’«offerta finale» di tutti i gruppi interessati. E la palla tornerà agli azionisti pubblici. Che, dopo aver scelto la quota da privatizzare, decideranno se e a chi cedere la maggioranza nella gestione degli scali di Catania e Comiso.
I nomi? Ne sono circolati tanti. In ballo il gruppo Mundys, ex Atlantia, holding dei Benetton che ha già in casa Aeroporti di Roma e Costa Azzurra Nizza. Ma anche F2i, che già controlla gli scali di Milano (Linate e Malpensa), Napoli-Salerno, Torino, Trieste e Bologna, avrebbe sondato il terreno. Come le società francesi Airport De Paris e Vinci Airports e la multinazionale Corporación América, con in pancia una cinquantina di scali fra cui Firenze e Pisa, e magari Save, società di gestione di Venezia, Treviso, Charleroi e Verona). Ma presto il tempo del gossip aeroportuale sarà finito. E la partita di Sac si giocherà a carte scoperte.