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Crescita economica del Sud: fondi e strumenti ci sono, è il momento di utilizzarli al meglio

Dopo la visita del governatore di Bankitalia a Catania un incontro tra istituzioni università e imprese emerge la necessità di una alleanza strategica. «Il polo con la STMicroelectronics può attrarre investimenti»

20 Settembre 2024, 09:00

Tavola rotonda banca Italia Catania

L’alleanza tra l’industria, la formazione e la ricerca può fare la differenza nel promuovere, sostenere e implementare la crescita economica e dell’occupazione. Specialmente nelle aree a ritardo di sviluppo che devono “contaminare” il territorio con elementi in grado di fare da innesco alla scintilla dello sviluppo.
E ieri se n’è avuta la riprova nella tavola rotonda preceduta dai saluti del sindaco, Enrico Trantino, e del direttore della filiale di Catania della Banca d’Italia, Gennaro Gigante, e moderata dal direttore del Mattino, Roberto Napoletano, che ha coinvolto la presidente di Confindustria Catania, Cristina Busi, il presidente di STMicroelectronics Italia, Giuseppe Notarnicola, e il rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo.

«La presenza del governatore della Banca d’Italia - ha esordito il rettore - è un segno davvero importante ed il segno di una città, di una terra, di un Meridione che si stanno risvegliando alla grande, portando avanti i rapporti con le imprese. Noi, come università, formiamo il capitale umano, i ragazzi e le ragazze, e li formiamo perché possano restare in questa terra e farla volare».

E la fortuna della Sicilia è di avere imprenditori che, nonostante questa terra sembri fatta apposta per scoraggiarli, vi restano e continuano ad investirvi e ad assumere. Un assunto confermato dalla presidente Busi, che ha ricordato che «le nostre 700 imprese associate occupano 25mila dipendenti, generano 20 miliardi di euro di Pil ogni anno, circa il 23% dell’intera Isola, e nel 2023 hanno esportato beni per circa 2 miliardi». «Confindustria - ha aggiunto con orgoglio - è un motore cruciale per l’economia locale. Il nostro impegno è fungere da “ponte” tra le istituzioni e le imprese, accompagnando il territorio verso un futuro di crescita e sviluppo”».
Un territorio verso il quale mantiene una costante attenzione l’università di Catania, dialogando con gli operatori economici e rafforzando la presenza con presidi e corsi di laurea decentrati come a Ragusa e a Siracusa.

I protagonisti della tavola rotonda hanno poi concordato sul fatto che la crescita oggi è ancora più realistica perché si stanno creando opportunità nelle nuove dinamiche della geopolitica e dei traffici internazionali. «Il Mediterraneo - ha detto Busi - sta tornando ad essere il cuore delle dinamiche internazionali, e la Sicilia si trova al centro di questo crocevia strategico. Catania ha la possibilità di diventare un polo di attrazione per investimenti internazionali, grazie alla sua posizione geografica, alle competenze sviluppate nei settori tecnologici e alle numerose eccellenze industriali». Cosa possibile coniugando la creazione «di un ambiente più attrattivo per le imprese e gli investitori, grazie ai 50 milioni del Fsc, una sinergia pubblico-privato e la Zes unica del Sud». «Un’opportunità decisiva per il nostro territorio - ha aggiunto Notarnicola - poiché offre incentivi fiscali e agevolazioni burocratiche che possono attirare nuovi investimenti. La nostra area industriale, se ben gestita, può diventare un polo d’attrazione. Uno strumento che può irrobustire le nostre filiere, come quella della microelettronica che vede Catania con lo stabilimento della STMicroelectronics competere nel mondo».
G. P.