Da Tremonzelli a Enna, niente camion lungo la A19: «Pronti al blocco»
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Catania. Minacciano il blocco gli autotrasportatori a seguito dell’ordinanza emanata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che impone la chiusura, sino al 28 febbraio 2019, dell’autostrada A 19 dallo svincolo Tremonzelli allo svincolo per Enna, per i mezzi superiori alle 32 tonnellate. In teoria, secondo l’ordinanza, i mezzi pesanti da Catania per raggiungere Palermo, dovrebbero percorrere l’autostrada fino ad Enna, da qui raggiungere Nicosia e poi continuare sulla vecchia strada statale che dalla provincia ennese arriva a quella palermitana.
Un percorso impervio e pressoché impraticabile vista la mole dei mezzi e visti, soprattutto, i problemi causati dalle recenti alluvione che in molte zone hanno fatto franare parti di montagne, ostruendo l’accessibilità alle strade a tutti i mezzi. Strade che, visto il periodo dell’anno in cui è stata imposta la chiusura all’accesso autostradale, continueranno ad essere impraticabili nel periodo invernale. Un problema, questo, che rischia di mettere in ginocchio l’intera economia siciliana se non si riesce in tempi brevi a trovare una soluzione che permetta ai mezzi pesanti di poter transitare da una parte all’altra della Sicilia.
Il presidente dell’Aias (Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani) Giuseppe Richichi apprendendo del divieto di accesso ai mezzi superiori alle 32 tonnellate, è subito intervenuto inviando al Ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, al presidente della Regione, Nello Musumeci, e all’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Marco Falcone, una richiesta di convocazione urgente per manifestare il disappunto sulla misura adottata dal Ministero. Come afferma lo stesso Richichi, risulta incomprensibile un tale provvedimento, in quanto la soluzione alternativa paventata è assolutamente impraticabile.
«Temo che questo provvedimento sia solo un palliativo che il governo sta adottando per declinare ogni responsabilità, caricandola su di noi autotrasportatori – afferma Richichi – Dove, nel caso malaugurato, dovesse succedere qualcosa la colpa ricadrebbe sul mezzo pesante e non sul pessimo stato in cui versano le strade a causa dell’incuria e dell’abbandono». «Sembra che tutti i problemi delle strade italiane – continua Richichi – stiano venendo fuori solo dopo l’evento tragico del crollo di Genova e che prima di questo disastro tutto andava bene, ma sappiamo che così non è e non possiamo essere noi, autotrasportatori, a farne le spese. Se nessuno ci darà le risposte e troverà le soluzioni, non esiteremo a mettere i blocchi». Una minaccia che pesa come la spada di Damocle sull’economia siciliana.
Il presidente Richichi, inoltre, una volta saputo dell’ordinanza ha chiesto spiegazioni all’Assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, on. Marco Falcone, il quale con disappunto si è trovato costretto ad ammettere che la Regione siciliana non è stata messa al corrente del provvedimento emesso dal ministero dei trasporti e, pertanto, sarà sua premura chiedere immediate spiegazioni. Chiaro è che se il Ministero dei Trasporti ha ritenuto di dover emanare un’ordinanza d’urgenza per la chiusura di quel tratto di autostrada ai mezzi superiori alle 32 tonnellate è presumibile che, dai rilievi fatti, vi sia un reale pericolo di crollo. Pertanto, oltre alla disposizione di chiusura, sarebbe opportuno sapere come il Ministero intende intervenire per la messa in sicurezza del tratto interessato, in una Sicilia in cui i collegamenti, tra interruzioni, messe in sicurezza, frane e smottamenti, sono sempre più difficili.