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Economia

«Più investimenti per fermare la fuga delle aziende», ecco la ricetta per Siracusa, Ragusa e Gela

Luisella Lionti (Uil): «Completare le infrastrutture e dare valore all'agricoltura»

Di Andrea Lodato

Ragionare, progettare e costruire con prospettive più ampie, con scelte (forse) apparentemente più complesse, ma (certamente) più coraggiose. Uscendo, ora e per sempre, dalle logiche di piccole aree, di interessi circoscritti, di sguardi che non vanno oltre, che non puntano ad unire forze, risorse ed energie, ma a portare a casa piccoli rendiconti. Ecco, su questo impegno ha già cominciato a lavorare Luisella Lionti, segretaria organizzativa della Uil regionale con delega alla neonata Area Vasta Palermo-Siracusa-Ragusa-Gela. Un concetto, quello dell’Area Vasta, che prova a saldare un asse produttivo decisivo per il presente e il futuro della Sicilia. Ma già, pare di capire, l’esponente del “Sindacato dei Cittadini” s’è dovuta misurata con le molte, troppe, criticità del cosiddetto “Sud-Est” di Sicilia.

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Persino scontato iniziare dal Petrolchimico, dalle sue incognite produttive e occupazionali. La transizione ecologica fortemente sostenuta dall’Unione Europea sarà un’opportunità o una chimera per Siracusa, Augusta, Gela?
«Non si può parlare di transizione ecologica senza una visione strategica complessiva dell’area industriale. Occorre investire, intanto, su progetti già presentati: dai rigassificatori per la trasformazione dei rifiuti in idrogeno-green agli impianti per la produzione di metanolo e biocarburante».

Appunto, investire.
«In realtà economiche caratterizzate da un alto tasso di disoccupazione, qual è ad esempio quella siracusana, non possiamo permettere la fuga delle aziende sotto gli occhi di un governo regionale e di uno nazionale che è solo un eufemismo definire del tutto incuranti. È necessario avviare un percorso virtuoso di transizione tutelando i posti di lavoro, nella consapevolezza che il Pil generato dal settore industriale costituisce una colonna portante dell’economia siciliana e dell’intera Italia».

Nella “fuga delle aziende”, quanto pesa la mancanza di infrastrutture?
«Molto. Prendiamo il caso del porto di Augusta, la cui valorizzazione è essenziale. Occorrono investimenti che consentano di portare avanti progetti già elaborati dall’Autorità Portuale. Il potenziamento interesserebbe non solo la raffinazione, ma l’intera filiera logistica».

A proposito di infrastrutture. Ragusa e la sua provincia, come molti altri territori siciliani, è luogo dei sogni per le vacanze. Strade e ferrovie sono l’incubo?
«Ragusa, una perla … peccato che un turista per arrivarci debba fare i conti con strade-trazzere e un sistema ferroviario vecchio, spesso persino interrotto. Basti pensare alla sospensione della tratta Catania-Siracusa: una penalizzazione per i pendolari e una tegola per i visitatori, che per arrivare a destinazione dovranno portare un bagaglio  di nervi saldi». 

Agricoltura: in tempi di pandemia abbiamo tutti compreso meglio perché è definito settore primario. Lo sgombero del “ghetto di Cassibile”, però, ci ha pure ricordato quanto pesino sfruttamento e caporalato su questa filiera. Bisogna rassegnarsi?
«Si può, si deve, restituire valore ai prodotti agricoli del territorio puntando sull’eccellenza dei prodotti e migliorando l’accesso alla catena di distribuzione. Questo eviterebbe l’abbandono delle campagne o, peggio, il reclutamento di lavoratori invisibili: i nuovi schiavi. Da anni Uil e Uila lottano contro il caporalato, contro questi nuovi negrieri che sfruttano esseri umani. Il protocollo recentemente firmato in Prefettura a Siracusa, proprio sulla scorta del caso-Cassibile, è un modello di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni sindacali e datoriali. Un primo, vero, passo per combattere lo scandalo del caporalato».

Tra i vostri iscritti, molti impiegati pubblici. A ogni difficoltà, c'è chi punta il dito sulla burocrazia. Un (brutto) mito da sfatare?
«La macchina burocratica necessita di riforma, troppe volte annunciata e mai realizzata. Molti dei provvedimenti presi, dallo smart working alla scuola digitale, avranno un impatto anche sul futuro del lavoro e dell’istruzione. Lo smart working, ad esempio, può rappresentare una modalità strutturale di riorganizzazione. Purché si faccia bene e non vengano scaricate carenze, lacune e incogruenze sul personale pubblico». 

Siracusa, Ragusa, Gela. Specchio e spaccato dei mali di Sicilia, anche e soprattutto nell’inferno vissuto con il Covid-19? 
«In questi territori, come in tutta la Sicilia, abbiamo assistito a scenari terrificanti: Sanità al collasso con reparti al collasso. È la conseguenza di ripetuti tagli di risorse importanti su cui noi abbiamo ripetutamente manifestato. Questo inferno del Covid-19, come lo definisce lei, ci ha comunque insegnato anche quanto sia delicata e importante la questione della terza età».

Cioè?
«L’invecchiamento attivo è un tema fondamentale per il futuro della nostra società. La tematica è inserita a pieno titolo nella contrattazione sociale e socio-sanitaria territoriale della Uil Pensionati. Rivendichiamo un cambiamento globale di tutte le politiche, non solo assistenziali. È l’unico modo per abbandonare questa incultura dello scarto che sta privando la nostra società della risorsa-anziani».

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