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Economia

Allarme salinizzazione: in Italia spariscono due metri quadrati al secondo

Nel mondo il fenomeno costa fino a 31 miliardi l’anno di perdite e 1,5 milioni di ettari di terreno agricolo sottratti alla produzione

Di Redazione

Fino a 31 miliardi l’anno di perdite e 1,5 milioni di ettari di terreno agricolo sottratti alla produzione. La salinizzazione e la sodificazione sono i principali processi di degrado del suolo che minacciano l'ecosistema e sono riconosciuti tra i problemi più importanti a livello globale, tanto che la Fao a questo problema ha dedicato quest’anno la Giornata mondiale del suolo.

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Come troppo spesso quando si parla di ambiente, i numeri sono drammatici: il suolo sostiene il 90% di tutta la produzione di alimenti, mangimi, fibre e combustibili, ricorda il Crea, ma se ne perdono 500 ettari all’ora e il 33% dei suoli mondiali è affetto da forti limitazioni per la produzione di alimenti. In Italia, secondo i dati Ispra ne consumiamo quasi 2 metri quadrati al secondo; lo scorso anno oltre 21 miliardi di metri quadri, 5.175 ettari in più rispetto al 2019. 

Un’arma per contrastare il processo però , nel nostro Paese possono essere i 12 milioni di ettari di foreste. A ricordarlo il ministero delle Politiche agricole: perché il degrado forestale e il disboscamento, insieme ad altri fattori come la desertificazione, l’erosione, l’impermeabilizzazione e il dissesto idrogeologico si traducono in un impoverimento dei terreni. Per questo le foreste italiane, che coprono quasi il 40% del territorio nazionale, rappresentano un bene prezioso da proteggere e valorizzare. E' di qualche giorno fa, il via libera della Conferenza Stato - Regioni e Province autonome al decreto del ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, di concerto con i ministri della Cultura, Transizione ecologica e Sviluppo economico, che definisce azioni, caratteristiche e strumenti della Strategia Forestale Nazionale. 

Un capitale naturale che la Strategia mette al centro delle politiche per la tutela della natura, della biodiversità, per l'economia circolare, per le bioenergie, per la prevenzione dagli incendi boschivi, per la produzione di legname ed altri prodotti del bosco e al centro quindi dell’interesse comune. 
 Si tratta di un ampio progetto di gestione forestale sostenibile, che coltivi i 12 milioni di ettari di foreste italiane esistenti seguendo le loro vocazioni, che ripristini quelle danneggiate, che lasci evolvere verso maggiore complessità quelle eccessivamente semplificate, che ne crei di nuove, con specie adatte provenienti da materiali di propagazione certificati secondo le norme europee e secondo le migliori tecniche rispettose della biodiversità, che espanda le piantagioni da legno, sia a ciclo lungo, come ad esempio i pioppeti, sia a ciclo breve, che crei e mantenga autentiche foreste urbane e periurbane. La missione della Strategia «è quella di portare il Paese ad avere foreste estese e resilienti, ricche di biodiversità, capaci di contribuire alle azioni di mitigazione ed adatte alla crisi climatica, offrendo benefici ecologici, sociali ed economici per le comunità rurali e montane, per i cittadini di oggi e per le prossime generazioni». 

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