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Economia

Argentati: «Lascio un Distretto che è un tesoro»

Agrumi, dopo  15 anni la storica presidente non si ricandida. "Il futuro? Ci sono tanti progetti già approvati da mettere in atto"

Di Redazione

Dici Distretto Agrumi di Sicilia e pensi a Federica Argentati, agronomo e battagliera presidente che negli ultimi quindici anni ha svezzato e fatto crescere questa che, senza ombra di dubbi, può dirsi la “sua” creatura: un macrosistema di piccole, medie, grandi aziende ed enti che, a partire dai Consorzi di Tutela Dop e Igp di arance, limoni e mandarini, costituiscono l’ossatura della filiera agrumicola della Sicilia, la più grande regione agrumetata d’Italia. Alla naturale scadenza del quarto mandato, la Argentati ha infatti annunciato di non volersi ricandidare più. 

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Dottoressa Argentati, un bilancio di questi anni.
"Siamo partiti nel 2004 dall’arancia rossa, marchio IGP ancora poco valorizzato rispetto ai mercati. L’idea era quella di “fare sistema”, di fare massa critica, guardarci, contarci e prendere atto che - dal vivaista, attraverso il produttore, le organizzazioni di produttori, il commerciante, il trasformatore, il centro di ricerca scientifica - il mondo dell’agrumicoltura in Sicilia costituiva di fatto una filiera articolata e complessa che aveva l’esigenza di fare squadra. Nel 2011 è diventato Agrumi di Sicilia coinvolgendo tutti i consorzi di tutela agrumicoli siciliani. Una realtà storicamente radicata in vari territori dell’isola, con produzioni di eccellenza e biologiche riconosciute e apprezzate in tutto il mondo da secoli e che prima di allora non si erano mai concepite come voci diverse di un grande coro. Grande potenziale, dunque, ma scarsa consapevolezza, quella che invece abbiamo faticosamente raggiunto in questi anni. Pur con i necessari distinguo".


Quali i progetti più importanti?
"Certamente la partnership con The Coca Cola Foundation che oltre a finanziare progetti di ricerca – riciclo energetico dei sottoprodotti di lavorazione, lo studio sull’approvvigionamento dell’acqua negli agrumeti, le tre edizioni del progetto Social Farming e i vari output – ci ha consentito di affermare il valore di arance e limoni siciliani cui sono state dedicate delle linee di produzione (Fanta IGP). E poi la partecipazione a Expo, con un bando Mipaaf; di recente la modifica del protocollo Italia-Cina per l’esportazione delle arance; i percorsi di internazionalizzazione e marketing territoriale di comunicazione. La costante attività di pungolo e supporto alla filiera nei confronti delle istituzioni e tanto altro". 

Cosa lascia in eredità al suo successore?
"Ci sono vari progetti già approvati da mettere in atto. Dalla sperimentazione sulla blockchain con una piattaforma in esclusiva per il Distretto, al progetto “Le Vie della zagara” con Gusto di Campagna sulla scia del turismo relazionale. Più di recente un finanziamento comunitario (Horizon 2020, TRICK) con partner in tutto il mondo, quelli regionali per la valorizzazione DOP ed IGP e l’internazionalizzazione. Il proseguo del progetto A.C.Q.U.A., in fase di valutazione. La rete “People of Sicily” con grandi potenzialità ed affidata direttamente alle imprese. Lascio poi una eredità di relazioni consolidate con istituzioni, aziende ed enti anche nazionali, uno strumento accreditato ed una squadra di professionisti formata e in grado di garantire continuità ai progetti in cantiere".

Un bel raccolto, ma perché la Argentati si ferma proprio adesso?
"Con il Distretto siamo riusciti a innovare l’organizzazione del comparto e delle sue produzioni d’eccellenza che oggi hanno uno strumento di grande visibilità, elaborazione progettuale, sinergie a livello regionale e nazionale e rispetto da parte delle istituzioni. A mio avviso, in queste strutture territoriali è opportuna una turnazione alla presidenza per non creare incrostazioni e routine. Al Distretto auguro la guida di un cda e di un presidente eletto attraverso un confronto democratico e trasparente, adeguate competenze e tempo da dedicare. Per mio conto lascio un “tesoretto” di progetti approvati e conti in ordine. Adesso è il momento per me, di restituire il Distretto alla filiera che me lo ha consegnato con grande fiducia e che ho curato con tutta la determinazione, passione e competenza possibile". 

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