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Economia

Cam Com e Sac, attesa la svolta del risiko politico-giudiziario: l'accordo “salva nomine” alla prova del Tar

A Palermo in arrivo la sentenza sui due commissari sospesi. A Catania la scelta dei vertici Sac: Musumeci in campo, Agen molla Lombardo con l’ipotesi di ticket Torrisi-Ioppolo?

Di Mario Barresi

La lunga notte al Tar di Palermo non consegna il verdetto, che era atteso per  ieri. Fino a mezzanotte niente sentenza sul ricorso contro il commissariamento della Camera di Commercio del Sud-Est, spacchettata da una legge nazionale (Catania da sola; Siracusa e Ragusa nel maxi-ente a cinque) e poi resuscitata, per il momento, dalla sospensiva sulla nomina dei commissari da parte dello stesso Tar.

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Oggi, comunque, sarà il giorno decisivo. Proprio in coincidenza con l’assemblea dei soci della Sac (controllata al 66,2% proprio dalla CamCom oggetto del giudizio al Tar), convocata alle 9 per  votare il bilancio e scegliere i vertici societari del prossimo triennio.  

La telenovela camerale nasconde un film di guerra. Per il controllo di Fontanarossa. I  soci hanno già fatto le loro mosse, indicando i nomi per il consiglio d’amministrazione di Sac. La Camera di Commercio del Sud-Est  ha indicato due uscenti (Nico Torrisi da confermare come amministratore delegato e il presidente Sandro Gambuzza, ma come semplice componente) e un nuovo ingresso pesante come quello di Marco Romano, docente universitario di Economia, già dirigente delle Attività produttive all’epoca del governo di Raffaele Lombardo.

Al di là delle altre designazioni formali (Marisa Meli e Carola Parano), sarebbe proprio Romano il papabile per la presidenza, a maggior ragione dopo il garbato «no, grazie» di “Lady Coca-Cola”, l’imprenditrice Maria Cristina Busi, vicepresidente di Confindustria Catania. In questo quadro quella di Romano - sempre stimato dal leader autonomista, ma  portatore sano di un consenso trasversale sul suo standing  - sarebbe la nomina che il presidente Pietro Agen nell’ultima giunta camerale aveva indicato come «da concordare con gli altri soci e con la politica». Con il gradimento di Lombardo, legato allo storico leader di Confcommercio da un solido rapporto, pur in altalena fra rotture e pacificazioni.

Ma questo schema (Torrisi ad, Romano presidente e Gambuzza consigliere) è incompatibile con lo scenario che s’è configurato nelle ultime settimane. Favorito dal disgelo fra Nello Musumeci, che ha deciso di giocare la partita di Fontanarossa, e il socio forte di Sac. Prima il governatore, pressato da Stefania Prestigiacomo (nemica giurata di Agen e Torrisi) avrebbe provato a convincere il presidente della Camera di Commercio a rinunciare alla conferma dell’ad, limitandosi a indicare il presidente. Poi, dopo un faccia a faccia con lo stesso Torrisi, è arrivata la schiarita. Che è il presupposto di un «accordo istituzionale» sulle nomine di Sac: Torrisi resta, ma con un presidente di stretta fiducia di Palazzo d’Orléans.

La prova arriva dalle indicazioni di altri due soci legati al governatore. Due terne identiche, quelle fornite dal commissario della Città metropolitana, Federico Portoghese, e dal vicesindaco di Catania Roberto Bonaccorsi: oltre alle consigliere uscenti Maria Elena Scuderi (già scelta dal “sospeso” Salvo Pogliese) e Giovanna Candura (ex assessore regionale, ora dirigente di DiventeràBellissima) spunta infatti Gino Ioppolo. L’ex sindaco di Caltagirone, musumeciano da sempre, sarebbe il presidente designato. «Un accordo istituzionale? Per per me non è offensiva nemmeno la definizione di accordo politico, perché quando c’è la buona politica, essa precede e garantisce le istituzioni», ci dice l’ex deputato regionale. Il ticket Ioppolo-Torrisi, escludendo Romano, mette in difficoltà Agen costretto a mollare Lombardo. E indispettisce un alleato di Musumeci: l’assessore dell’Udc, Mimmo Turano, che con l’Irsap ha indicato Turi Maugeri, ex sindaco di Mascalucia, che però sarebbe fuori dalla cinquina del Cda.

Ma il patto reggerà a prescindere dall’esito del Tar? «Per noi è valido con qualsiasi scenario», fanno trapelare fonti vicine all’attuale governance. Il musumeciano Ioppolo si sfila: «Dovete chiederlo a chi ha fatto le designazioni». Ma il presidente in pectore di Sac ammette che «sarebbe auspicabile per il bene dell’aeroporto di Catania, un fiore all’occhiello per tutta l’Isola». Da oggi in poi, qualsiasi sarà il verdetto a Palermo, sarà comunque un nodo complicato da sciogliere.

Twitter: @MarioBarresi

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