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Economia

Catania, svanisce (quasi) definitivamente il sogno dello stabilimento Intel nell'Etna Valley

Lo scetticismo dei sindacati secondo i quali la scelta del colosso dei microchip cadrà sulla fabbrica piemontese di Mirafiori

Di Maria Elena Quaiotti

Sul colosso dei microchip Intel a Catania e l'ipotesi di insediamento della Gigafactory nella “Etna Valley” da troppo tempo è calato un silenzio assordante mentre, ad esempio, è solo di mercoledì scorso il tavolo al Mise tra il ministro Giancarlo Giorgetti e i referenti piemontesi. Perché in Italia in pole position sarebbe lo stabilimento ex Fiat di Mirafiori a Torino, ma in lizza, oltre a Catania, ci sono anche Veneto e Puglia. «Cosa farà Intel non lo sappiamo», ha ricordato Giorgetti nella riunione. Di certo la decisione si attende entro la fine di agosto, comunque prima delle elezioni del 25 settembre, e riguarda un investimento iniziale di 5 miliardi di dollari per la realizzazione di un impianto di assemblaggio e packaging del chip, parte di un progetto più ampio pari a 88 miliardi nella costruzione di impianti produttivi in Europa, si parla di Germania e Francia tra le sedi considerate “ideali”, insieme all'Italia. 

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Ma alle latitudini siciliane, nel frattempo, restiamo a guardare? «In effetti - commenta Angelo Mazzeo, segretario regionale Ugl metalmeccanici - all’inizio la stessa Intel aveva mostrato interesse, ma quando si è capito che la Sicilia era già quasi un'ipotesi definitivamente tramontata, anziché reagire, e di argomenti ne abbiamo, si è “incassato il colpo” e si è preferito non parlarne più. Ed il silenzio è il peggior nemico. A questo punto, salvo “voli pindarici” della politica, non ci aspettiamo, purtroppo, colpi di scena». 

«L'investimento di Intel - precisa Mazzeo - è il doppio di quanto previsto dalla stessa Ue nell’“European Chips Act”. Escludere la Sicilia, preferendo il Nord, sarebbe uno “strappo”, considerato che già qui esiste un indotto importante sulla microelettronica, oltre al fatto che rientriamo nella Zes e ci sarebbero enormi sgravi fiscali. La politica aveva “risposto”, con la norma votata in modo bipartisan in Ars per garantire i terreni (160mila mq). Ma a parte questo, sul fronte politico tutto rimarrà immobile fino al 25 settembre, e soprattutto in questo periodo, chi dovrebbe reagire?».

«Ormai il dado è tratto - commentano il segretario generale della Cgil, Alfio Mannino, e il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Carmelo De Caudo - i passaggi sono stati fatti e le nostre informazioni ci dicono che purtroppo avevamo ragione: Intel sceglierà fra Piemonte e Veneto. La competenza e l'esperienza industriale a Stm è stata volutamente dimenticata e cancellata, l'endorsement del ministro Giorgetti e il suo attivismo in questi giorni nella trattativa a favore di Mirafiori ha avuto il suo esito, che per il nostro territorio ha il sapore di una bocciatura politica». 

«È accaduto con Pfizer, caso emblematico, sta succedendo con Intel, Giorgetti ha abbandonato Catania al suo destino - aggiunge De Caudo - preferendo il Nord ad un Mezzogiorno che ha invece bisogno di politiche industriali e di sviluppo, e a Catania abbiamo già player importanti che possono fare sistema tra loro. La politica su questo versante non ha inciso tanto. A partire da adesso, sinistra, centro o destra- chiunque sarà  a governarci, si deve pensare a politiche di sviluppo reale del territorio, non solo a inciuci di palazzo”».

 

 

Noi diremmo piuttosto che servirebbe proprio dalla politica uno scatto d'orgoglio, anche se in zona Cesarini, e il clima elettorale lo giustificherebbe, se non altro per dire che “niente è rimasto intentato”. 

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