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Economia

Cgia, 3,2 mln lavoratori 'in nero' sono il 12,6% degli occupati

Maggiore incidenza a Sud, dal sommerso 76,8 mld valore aggiunto

Di Redazione

VENEZIA, 30 LUG - L'"esercito" di lavoratori in nero presente in Italia non conosce crisi: secondo gli ultimi dati disponibili riferiti a inizio 2020, in Italia c'erano 3,2 milioni di occupati irregolari. In termini assoluti è il Nord l'area del Paese con il maggior numero, pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700. Tuttavia la classifica cambia se si considera l'incidenza del lavoro irregolare sul totale dell'occupazione: in questo caso l'area del Paese con maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5%), quindi il Centro (13,1%) e Nord (10%); la media nazionale è del 12,6%. A dirlo è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre. L'economia sommersa presente in Italia "genera" ben 76,8 miliardi di euro di valore aggiunto, una piaga sociale ed economica che, a livello geografico, presenta differenze molto importanti. In Veneto, ad esempio, con oltre 203 mila lavoratori occupati irregolarmente, ha un tasso dell'8,8%, mentre l'incidenza del valore aggiunto prodotto è pari al 3,5% per cento, la percentuale più bassa del Paese. Seguono Lombardia, Provincia Autonoma di Bolzano e di Trento (3,6%) e Friuli Venezia Giulia (3,7%). Le situazioni più critiche si registrano nel Sud: in Calabria, a fronte di "soli" 131.700 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 21,5% e l'incidenza del sommerso sul totale regionale ammonta al 9,2% (in termini assoluti 2,7 miliardi di euro). Segue la Campania, con 352.700 non regolari e un tasso del 18,7% con un Pil da "nero" sul totale regionale dell'8,1% (8,1 miliardi). "Siamo propensi a ritenere - sottolinea la Cgia - che a seguito della crisi pandemica, che ha provocato un forte incremento dei lavoratori in Cig e un impoverimento generale delle fasce sociali più deboli, il numero dei lavoratori irregolari e gli effetti economici siano aumentati in misura importante, soprattutto nelle aree del Paese che tradizionalmente sono più fragili e arretrate economicamente".

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