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Economia

Coldiretti, prezzo di grano e altri cereali rischia di aumentare per crisi Ucraina

L'Italia importa il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione del pane

Di Redazione

La crisi in atto in Ucraina potrebbe mettere a rischio i prezzi dei cereali a livello internazionale, considerando che Russia e Ucraina insieme garantiscono circa 1/3 dell’esportazioni mondiali di grano. Lo rileva la Coldiretti in una nota. «La Russia è il principale Paese esportatore di grano a livello mondiale, mentre l’Ucraina si colloca al terzo posto», è inoltre quinta per i 36 milioni di tonnellate di mais per l'alimentazione animale e settima per i 25 milioni di tonnellate di grano tenero per la produzione del pane. «A preoccupare - prosegue la nota - è il fatto che un eventuale conflitto possa danneggiare le infrastrutture e bloccare le spedizioni dai porti del Mar Nero, con un crollo delle disponibilità sui mercati mondiali già in grande tensione con effetti sull'inflazione». 

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L’Italia, prosegue l’organizzazione agricola, "importa il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione del pane" e «nel 2021 ha importato oltre 120 milioni di chili di grano dall’Ucraina e circa 100 milioni di chili di grano dalla Russia, che peraltro ha già annunciato di limitare dal 15 febbraio al 30 giugno prossimo le proprie esportazioni di grano». Per il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, "nell’immediato occorre garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende e delle stalle affinché i prezzi riconosciuti ad agricoltori e allevatori non scendano sotto i costi di produzioni in forte aumento per effetto dei rincari delle materie prime anche alla base dell’alimentazione degli animali, come il mais». Prandini ha osservato inoltre che «il Pnrr è fondamentale per affrontare le sfide della transizione ecologica e digitale e noi siamo pronti per rendere l’agricoltura protagonista utilizzando al meglio gli oltre 6 miliardi di euro a disposizione per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l'approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali». 
 

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