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Economia

Dalla grande truffa alle strette, il Superbonus che ha fatto ripartire l'edilizia verso lo stop definitivo

Al centro di polemiche fin dall’autunno scorso, ora è protagonista dello scontro tra M5s e Draghi che ha detto di essere contrario al provvedimento

Di Redazione

Al centro di polemiche fin dall’autunno scorso, il Superbonus 110% è stato considerato dal Governo Draghi il mezzo con cui si è organizzata «una tra le più grandi truffe che la Repubblica abbia mai visto». La definizione arrivò dal ministro dell’Economia Daniele Franco a febbraio, quando fu varata una delle ultime strette sul suo utilizzo che ne ha reso più complicato l’accesso, sempre con l’obiettivo di combattere le truffe, ma con l’effetto di alimentare allo stesso tempo critiche e polemiche politiche. 

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L'ultima proprio ieri tra Mario Draghi e il M5s. E a Conte che ricordava al presidente del Consiglio che il M5s sta al governo proprio per realizzare la transizione, Draghi  ha ribattuto: «Il nostro governo fa del clima e della transizione i suoi pilastri più importanti. Ma non siamo d’accordo su tutto, sul bonus del 110% non lo siamo». Un modo per sottolineare come l’esecutivo abbia continuato a sostenere la misura fortemente voluta dal Movimento nonostante i costi di efficientamenti e ristrutturazioni «siano triplicati». 

«Non siamo d’accordo sulla validità di questo provvedimento - ha rincarato la dose Draghi facendo intendere che potrebbe arrivare un nuovo stop al Superbonus - . Cito solo un esempio: i prezzi degli investimenti necessari per attuare le ristrutturazioni sono più che triplicati, perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo».

 

 

Ma la replica di Draghi ottiene l’effetto opposto. Il Movimento risponde a muso duro al premier, giudica «irricevibile la perentorietà con cui si è scagliato contro il Superbonus» e gli ricorda che la misura ha «giovato in primis proprio il premier» che ora ha «gettata una volta per tutte la maschera». «Forse alla base dei continui paletti normativi e della ossessiva smania dell’esecutivo di voler limitare la circolazione dei crediti fiscali, c'è proprio questa sua insofferenza nei confronti del provvedimento» dicono i 5S.

 In realtà il bonus edilizio per eccellenza - che anche in Sicilia a marzo ha registrato un’impennata di asseverazioni presso l’Agenzia delle Entrate (secondo il report  dell’Enea, nell’Isola a marzo i cantieri attivi grazie ai crediti fiscali erano 9.569) - era finito nel mirino del Governo già in autunno, quando venne varato il dl anti-frodi che aggiungeva due passaggi burocratici piuttosto lunghi e complessi all’iter per accedere ai bonus edilizi, ovvero il visto di conformità e l’asseverazione della congruità dei prezzi. Con la finanziaria poi, il Governo prova a ridimensionare l’agevolazione per il 2022: vorrebbe ridurne la platea (limitandolo ai condomini ed escludendo le villette) ma invece il pressing politico lo costringe a confermare il bonus per tutti. Con un unico limite per le villette unifamiliari: effettuare il 30% dei lavori entro giugno. Limite proprio ieri prorogato a settembre. 

 

 

A febbraio, scatta un nuovo tentativo di aggredire le truffe che l’Agenzia delle Entrate aveva quantificato nella cifra monstre di 4,4 miliardi di euro: con il dl Sostegni ter arriva il blocco delle cessioni multiple dei crediti fiscali incamerati dalle banche. Una decisione che ha portato alla progressiva chiusura dei rubinetti da parte degli istituti di credito, e poi di Poste e Cdp, che avendo acquisito già troppi crediti non accettavano nuove richieste. Anche questo "effetto collaterale" è stato successivamente affrontato, consentendo fino a due ulteriori cessioni a istituti bancari. 

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