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Economia

Sicilia, imprese stremate dalle bollette. Noto ristoratore di Pozzallo: «Basta, chiudo due locali»

Il grido di allarme di Enrico Borrometi, costretto a lasciare a casa circa la metà dei 70 dipendenti che occupava. Ma sono tanti gli imprenditori ormai al collasso

Di Vanessa Amico

L’inflazione, il rincaro delle materie prime e il caro energia: mettono a dura prova tante imprese, ormai al collasso. Dai bar alla ristorazione, dai negozi alle industrie, settori tanto diversi ma con un solo comune denominatore: il rischio di chiusura. Un grido di allarme arriva da Enrico Borrometi, noto imprenditore pozzallese, proprietario di ben quattro attività: un ristorante, una pizzeria, un bar pasticceria e un lido. «Gli aumenti della luce mi hanno portato a chiudere momentaneamente due dei miei locali per cercare di capire quale sia la strategia migliore da adottare per affrontare al meglio questa situazione che sta mettendo a dura prova noi operatori» spiega Borrometi che dopo aver visto le sue bollette passare da 5.550 euro a 17.190 euro solo nel mese di luglio si è mobilitato per evitare il collasso totale.

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Sin da subito ha cercato di contenere i servizi, come lo spegnimento dell’aria condizionata in determinate fasce orarie e la chiusura momentanea della focacceria per il consumo eccessivo che comportava il forno elettrico. Un’attività giovane quest’ultima, aperta da soli sei mesi. La seconda chiusura, il 2 settembre: si staccheranno i contatori energetici e saranno riaccesi non appena si capirà cosa occorre fare dal momento che l’azienda di energia elettrica non ha dato la possibilità di poter rateizzare la bolletta, respingendo la richiesta dell’imprenditore pozzallese. E’ l’unico aiuto che ha chiesto e gli è stato negato, lasciando a casa metà del personale su 70 dipendenti.

«Nella fase iniziale di questa emergenza abbiamo cercato di ridurre il più possibile l’energia elettrica a favore del gas, ma dopo gli ultimi interventi di Putin che non sono per niente favorevoli, abbiamo deciso di chiudere anticipatamente la stagione rinunciando alle ferie che solitamente ci godiamo nel mese di novembre» afferma amareggiato Borrometi che in questi mesi di fermo dovrà cambiare impostazione delle sue attività per cercare di ridurre i costi che sono triplicati. Una situazione che mette a dura prova anche la professionalità degli chef, dovendo rinunciare per i costi esosi anche alla produzione di pasta e pane che arrivava da pastifici locali. Infatti, secondo un’analisi dell’Ufficio studio Cgia, nell’anno in corso, per le realtà produttive italiane i rincari di gas e luce saranno pari a 105,9 miliardi di euro.

La situazione di Borrometi è comune a tanti imprenditori che stanno dovendo fare i conti con bollette salatissime. La differenza è che Borrometi ci ha messo la faccia come il ristoratore di Cremona che ha messo in vetrina la bolletta  della luce di luglio, triplicata rispetto allo scorso anno. Un esborso di oltre 4mila euro, «il 300% in più» rispetto alla bolletta dello stesso mese del 2021, che si era fermata a 1350 euro. «Quando le spese diventano insostenibili» ha scritto l’uomo su un biglietto a fianco della fotocopia della bolletta. «Mettere una pizza Margherita a 10 euro e passare da ladro - c'era scritto sul biglietto - o chiudere l’attività». 

 

 

 

La sua era solo una provocazione, ma ora la Fipe Confcommerio ha deciso di prendere spunto dal ristoratore e ha lanciato una grande operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti in quale situazione drammatica le imprese sono costrette ad operare. L'iniziativa si chiama "Bollette in Vetrina”: nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi associati a FipeConfcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali, per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell’energia elettrica. Bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell’impennata dei prezzi del gas. Una situazione che sta costringendo gli esercenti a dover scegliere tra gli aumenti dei listini, finora assai modesti, e la sospensione dell’attività in attesa di un intervento risolutivo da parte del governo. 

Nel luglio 2021 un bar spendeva circa 2.300 euro per 10.031 kWh, mentre un anno dopo ha speso, a parità di consumi, circa 6.950 euro. «Chiediamo che ci sia un credito d’imposta sugli aumenti energetici e un tetto al costo dell’energia, altrimenti non è possibile lavorare», avverte il direttore generale della Fipe Roberto Calugi. Numeri allarmati anche dalla Confesercenti che paventa il rischio di un’uscita dal mercato del 10% delle imprese (circa 90mila), per un totale di 250mila posti di lavoro persi.

 

 

Borrometi a Pozzallo al momento ha chiuso solo due dei suoi quattro locali e aspetta fiducioso misure concrete da parte del governo per alleviare le ricadute dei prezzi di gas ed elettricità. Senza correttivi le aziende saranno costrette a scaricare sulla clientela i costi di gestione oppure a chiudere i battenti: le chiusure, non solo per brevi periodi ma anche definitive, sono prospettive quanto mai realistiche.

«Fino a questo momento - spiega Carmelo Picciotto, presidente Fipe Messina - i pubblici esercizi messinesi hanno cercato di ammortizzare i costi extra senza scaricarli sulla clientela. Oggi, però, il sistema non è più sostenibile. Siamo al collasso, con bollette che in molti casi sforano i duemila euro al mese, anche per esercizi piuttosto piccoli».

«I titolari dei più importanti locali di Catania mi chiamano continuamente - ha detto Dario Pistorio, ristoratore catanese e presidente regionale della Fipe di Confcommercio in una intervista al Sole24Ore - le bollette di luglio sono state una sberla, quelle di agosto rischiano di essere un pugno: un ristoratore ha pagato 32mila euro a luglio, mille euro al giorno, il doppio dello stesso mese dell’anno precedente. Le nostre non sono considerate aziende energivore e quindi non hanno alcuna agevolazione. Stimiamo che almeno il 20% delle aziende del settore rischia di andare a gambe all’aria per l’aumento del costo dell’energia».

 

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