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Economia

Energia, sotto il Canale di Sicilia c'è un "tesoro" di gas ma Argo e Cassiopea possono aspettare

La Uil spinge per sbloccare i progetti dei giacimenti sottomarini che però non potranno essere operativi prima del 2024

Di Redazione

«Le bollette e i carburanti sono schizzati alle stelle e gli interventi di riduzione delle accìse, del governo nazionale, sono insufficienti. Bisogna venire subito incontro alle famiglie e ai lavoratori, già duramente colpiti dalla pandemia, che oggi rischiano di essere licenziati dalle imprese. Senza interventi strutturali, però, qualsiasi tipo di provvedimento sarà solo un pannicello caldo».

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Lo ha detto Luisella Lionti, segretaria della Uil Sicilia e Area Vasta. «Adesso è indifferibile sbloccare gli investimenti per il progetto Argo e Cassiopea - aggiunge - che potrà dare una risposta significativa, in termini di produzione di gas nazionale attenuando così la dipendenza dall’estero, e implementare il flusso dai gasdotti che collegano la nostra isola con la Libia e l’Algeria. Ma serve anche accelerare le procedure di autorizzazione per l’eolico e il solare avendo attenzione per l’ambiente. E’ il momento - continua Lionti - di parlare dei poli energetici di Siracusa e Milazzo favorendo, inoltre, investimenti per l’idrogeno e per lo smaltimento dei rifiuti anche in funzione di produzione di energia».

«La questione dell’approvvigionamento energetico del Paese non può essere lasciata, come è stato sino ad ora, a improvvisazione e campagne ideologiche che hanno finito per favorire la speculazione mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e pesando enormemente sulle tasche dei cittadini», conclude. Lo stesso ministro Cingolani ha precisato che si attende molto dai giacimenti nello Stretto di Sicilia. Il Pitesai, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, appena approvato dallo stesso ministero, però di fatto blocca le attività anche in aree esistenti, soprattutto nel mare di Sicilia, e limita il rilascio di nuove concessioni su giacimenti attivi. Da un lato, quindi, esclude del tutto la possibilità di sfruttare l’area del “Vega 2” di fronte alla costa ragusana, lasciando aperta solo l’ipotesi di pompare qualche scorta residua dal “Vega 1” ormai esausto, e si concentra solo sui giacimenti Eni “Argo” e “Cassiopea” di fronte alla costa gelese, i quali, però, dovrebbero entrare in funzione non prima del 2024 e verrebbero assai limitati dall’istituzione di aree marine protette.

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