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Economia

Il caro bollette non dà tregua e ora l'Italia punta a raddoppiare la produzione di gas

Verso un decreto con aiuti per le imprese e le famiglie e misure per alleviare il costo dell'energia

Di Redazione

Costi di produzione alle stelle, e imprese che iniziano a fermare le macchine. Famiglie che ricevono bollette raddoppiate rispetto a un anno fa. Scenario che non può che peggiorare se la situazione in Ucraina dovesse precipitare. A Palazzo Chigi l’attenzione è massima e mentre si monitorano gli sviluppi della crisi internazionale gli uffici dei ministeri sono al lavoro anche nel weekend per chiudere al più presto il nuovo pacchetto di misure contro il caro-bollette. 

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Mario Draghi è stato chiaro: il dossier ha priorità assoluta e bisogna fare in fretta. Il decreto dovrebbe arrivare in settimana mentre potrebbe essere varata più in là la riforma delle concessioni balneari. Un tema, quello delle spiagge, a rischio conflittualità tra i partiti, che si misureranno già lunedì in Aula alla Camera sulla mozione di Fdi, mentre non si placano le polemiche sul Superbonus. Il correttivo sulla cessione dei crediti - che dovrebbe tornare multipla ma sarà "perimetrata" come ha chiesto esplicitamente in audizione anche la Guardia di Finanza, per «minimizzare il rischio frodi» e «rafforzare la tutela delle imprese oneste» - potrebbe arrivare come emendamento già al decreto Milleproroghe. 
 

Per le bollette invece ci sarà un decreto, con l’obiettivo quantomeno di replicare l’intervento del primo trimestre (5,5 miliardi) e se possibile fare qualcosa di più. Al ministero dell’Economia stanno ancora facendo i conti perché si parte da una dote di circa 4 miliardi tra stretta sugli extraprofitti degli impianti a rinnovabili (circa 1,5 miliardi) e destinazione per intero a calmierare i prezzi di luce e gas delle aste di CO2. Qualche margine si potrebbe ricavare, a saldi invariati, dai risultati del 2021 superiori alle aspettative sia sul fronte della crescita (+6,5% contro la stima di un +6%), sia sul fronte del debito, che scende più velocemente del previsto e si dovrebbe attestare, come ha annunciato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, attorno al 150%, circa tre punti sotto le previsioni. 

I partiti, incassato in sostanziale silenzio il niet del premier all’ingresso in politica («era un atto di stima», dice Antonio Tajani che aveva ipotizzato un futuro alla Commissione o al Consiglio Ue), premono per ottenere più risorse, e non hanno ancora rinunciato alla prospettiva di un nuovo scostamento. Bisogna fare «debito buono» dice il centrista De Poli, il ministro 5S Stefano Patuanelli invita a pensare a misure tampone ma anche a interventi strutturali, e lo stesso fa il leader della Lega Matteo Salvini, che non manca occasione per chiedere di aumentare le estrazioni di gas e di riaprire il dossier nucleare, mentre è impegnato nel contempo a «ricucire» il centrodestra che si deve presentare con «alleanze solide» alle comunali. 

Un aumento, fino al raddoppio, della produzione nazionale, è in effetti uno dei tre assi su cui si dovrebbe muovere l'esecutivo con il nuovo decreto bollette, insieme a prezzi controllati per le imprese e sostegni alle famiglie, con l'aumento della soglia Isee per l’accesso ai bonus energia. Al coro di chi chiede misure strutturali si unisce anche Confindustria, perché il conto per le imprese è già salito da 9 a 37 miliardi, con aumenti del 660% del prezzo del gas a gennaio rispetto a due anni fa. Per dare sollievo alle attività produttive il governo sta pensando ad uno stock di energia a prezzo calmierato - e si sta ragionando su quale potrebbe essere la cifra - una soluzione che potrebbe anche essere strutturale e che potrebbe poggiare su un parziale accesso alle riserve oltre che sull'aumento della produzione nazionale di gas, una volta avviata, e su un’accelerazione della produzione di fotovoltaico ed eolico.

Proprio venerdì sera tra l’altro il Mite ha pubblicato il Pitesai, il piano che individua le aree idonee alla prospezione all’estrazione di idrocarburi su terra e offshore, dopo la moratoria imposta nel 2019, che potrebbe essere accompagnato da un pacchetto di norme per sbloccare le trivelle. Secondo diverse valutazioni l’Italia porrebbe arrivare facilmente a raddoppiare la produzione nazionale, dai 3,2 miliardi di metri cubi a circa 7-8, per coprire circa il 10% del consumo nazionale (nel 2021 poco più di 72 miliardi di metri cubi).

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