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Economia

Il caro-bollette spegne anche i forni dei ceramisti del Calatino: «Meglio non lavorare più»

Il grido di allarme degli artigiani in gravi difficoltà dopo l’impennata dei costi energetici: il loro appello al governo

Di Omar Gelsomino

«Siamo costretti a spegnere i forni». È questo il grido d'allarme lanciato dai maestri artigiani, artisti ed associazioni di categoria nella patria della ceramica siciliana rinomata in tutto il mondo. Ormai da mesi sono costretti anche loro a fare i conti con il caro-bollette, così come tutti del resto. Il continuo aumento delle fatture di gas ed energia elettrice sta mettendo a dura prova la sopravvivenza di centinaia di attività ceramiche che rappresentano uno dei settori trainanti dell'economia cittadina, per cui il venir meno del settore ceramico implicherebbe effetti devastanti anche al suo indotto, dal semi-lavorato all'artigianato, con conseguenti ripercussioni sull'occupazione (decoratori, smaltatori, foggiatori, produttori di semi-lavorati, ecc). Si tratta di migliaia di persone costrette a pagare le conseguenze del caro-bollette. 
Già da mesi molti ceramisti sono passati dal rallentamento nelle consegne allo spegnimento dei forni. Vanno fermati la speculazione dei mercati energetici e l'aumento dell'inflazione, altrimenti sarà la fine del settore ceramico.

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«Siamo in grosse difficoltà perché stiamo tenendo i forni spenti - dichiara il maestro ceramista e presidente della Confartigianato, Francesco Navanzino -. Non riusciamo più ad infornare la terracotta tanto meno ad evadere le consegne, il continuo aumento delle tariffe e il prezzo concordato con il cliente non ci consentono più di guadagnare, siamo sempre in perdita. Dall'anno scorso ad oggi abbiamo riscontrato un aumento del 500% di costi per l'energia elettrica, a queste condizioni preferiamo non lavorare più, perché siamo fuori mercato. I politici - conclude Navanzino - invece di continuare a fare annunci e proclami, devono stanziare nell'immediato dei fondi per abbattere le bollette del 40-50%. Attendiamo risposte concrete dal Governo». 

 

 

Per gli artisti Gianluca Spinasanta e Angelo Puglisi «l'aumento delle bollette ci costringe a rincarare i nostri manufatti sino al 30% evidentemente si ripercuote sul cliente, di conseguenza subiamo un calo delle vendite perché anche lui ha un rincaro delle bollette nelle proprie utenze, per cui diminuisce la capacità di spesa. È un effetto a catena, i cui effetti possono essere deleteri per il settore della ceramica. Sarebbe il caso che lo Stato ci aiutasse a dimezzare i costi perché così è impossibile andare avanti». «Attualmente il caro energia si sta superando con un uso appropriato dei forni, quindi con parsimonia ma è una soluzione che non potrà andare avanti per molto tempo. Ormai da mesi sta lanciando l'allarme sul caro energia e sta chiedendo interventi ancora più a favore delle piccole imprese che non rientrano nella definizione di energivore e che non possono riportare i costi sul cliente finale - dichiara Andrea Branciforti, presidente nazionale ceramisti Cna -. Bisogna calmierare i prezzi e strutturare l'uso delle energie, superato questo primo problema sarebbe stato interessante dare la possibilità di utilizzare incentivi, simili al bonus 110%, per gli artigiani e quelle realtà, micro e macro, che operano nei centri storici dove è complicata anche la produzione di energia green ed incentivare gli acquisti di energia alternativa dai gruppi di acquisto».

Una situazione che non può più durare all'infinito, soprattutto in questi giorni di campagna elettorale, in cui i leader politici dispensano "ricette" una volta al Governo quando l'emergenza è adesso: dall’election day trascorrerebbe almeno un mese per poter essere nelle condizioni di prendere provvedimenti a favore di cittadini e imprese potrebbe essere già troppo tardi perché anche richiedere la rateizzazione delle bollette servirebbe a poco e molte di loro potrebbero avere già chiuso.

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