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Economia

Il caro bollette “spegne” la Sicilia: «Servizi a rischio o rincari per il cliente finale»

Dopo il Covid un nuovo incubo si abbatte sull'economia: l'aumento dei costi energetici strangola imprese e famiglie

Di Gerardo Marrone

Il caro-energia rischia di strangolare imprese e famiglie siciliane. Dopo il Covid, un nuovo incubo: la “bolletta a spire”. Temibile come l’abbraccio di un boa constrictor.
I numeri sono efficaci, brutali, più di qualsiasi commento.  Giovanni Arena, presidente del gruppo VéGé e responsabile di FederDistribuzione Sicilia, snocciola dati impietosi: «Avevamo già messo in conto per il 2022 che l’elettricità avrebbe pesato il doppio sui nostri bilanci rispetto al 2021 e questa previsione è stata rispettata almeno per il primo semestre. La sorpresa è arrivata a luglio, quando ci siamo accorti che il costo mensile in raffronto allo stesso periodo dell’anno precedente è cresciuto del 440 per cento! In agosto, poi, stiamo avendo una lievitazione di un ulteriore 15-20 per cento rispetto a luglio. E per i prossimi mesi ci aspettiamo altri rincari». 

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Questo, comunque, è solo il particolare di un quadro a tinte fosche: «Molte aziende fornitrici - aggiunge Arena - hanno già dichiarato che, dopo le ferie, non riapriranno. Quindi, oltre alla questione occupazionale, potremmo ritrovarci con un problema di offerta inferiore alla domanda in corso. Oltre al danno dei costi da bolletta, quello di un budget vendite insufficiente a sorreggere i conti economici delle nostre aziende».

 

L’imprenditore, leader del settore in Sicilia con il marchio “Decò”, da queste colonne la scorsa settimana ha lanciato un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e adesso avverte: «A oggi noi della grande distribuzione abbiamo mitigato gli aumenti a scaffale, siamo in attesa dei provvedimenti che il governo metterà in campo non nei prossimi mesi ma nei prossimi giorni. Non siamo nelle condizioni di attendere oltre, diversamente saremo costretti a ribaltare una parte dei maggiori costi sui prezzi di vendita».

 

 

Mario Faro, contitolare di un’azienda etnea molto nota nel settore florovivaistico con una significativa presenza anche in campo turistico-ricettivo, sintetizza così la sua… trincea: «I costi dell’energia nelle nostre aziende rappresentavano il 12 per cento del fatturato, alla vigilia di Ferragosto eravamo arrivati al 22 per cento. L’aumento sta rosicando tutta la nostra marginalità, i nostri utili. Su tutto, poi, si stanno abbattendo i rincari delle materie prime. Noi acquistiamo torba e vasi, i cui prezzi sono più che raddoppiati. Noi, però, non possiamo ritoccare di pari passo il nostro listino, perché le piante non sono beni di prima necessità».

 

 

Per l’industria delle vacanze il colpo potrebbe essere fatale: «Avremmo dovuto essere felici perché i nostri alberghi sono pieni, invece molti di noi rischiano la chiusura con l’arrivo della stagione autunnale», sospira Ornella Laneri. Presidente dell’Associazione imprenditrici e Donne dirigenti d’azienda-Aidda, mette in guardia dal pericolo ormai imminente: «Le imprese familiari del comparto alberghiero, che in Sicilia rappresentano un’altissima percentuale, non possono sopportare gli attuali e futuri costi dell’energia. Gli altri dovranno rinunciare a investimenti e assunzioni per i mesi futuri. Io ho scelto di coinvolgere i nostri ospiti: faccio trovare una lettera in cui chiedo di aiutarci spegnendo, ad esempio, il climatizzatore all’uscita dalle stanze. Spiegando, inoltre, perché non troveranno al loro arrivo l’aria condizionata in camera».

 

 

«Sono percorsi di sostenibilità, che condividiamo con i viaggiatori - aggiunge - Ho ricevuto una bolletta di 144mila euro a luglio, probabilmente in agosto saremo a 180 e a settembre a 200. Il rischio è la sopravvivenza. Il Governo non può ignorare tutto questo e non ci basta il microcredito d’imposta sulle bollette». 

 

 

Immancabile la beffa. Nella terra del sole, per nulla facile diversificare e risparmiare. «Sul fotovoltaico siamo in ritardo, anzi in ritardissimo!», esclama Faro che spiega: «Vorremmo creare un piccolo parco solare utile per le nostre attività, ma la tentazione di lasciar perdere è forte poiché tra carte e cavilli passano almeno due anni. Alla Piana di Catania, peraltro, ci viene negato ogni investimento nel solare solo perché il Consorzio di Bonifica non è nelle condizioni di fare il proprio mestiere, cioè bonificare, e tutti i terreni sono sottoposti a vincolo per rischio idrogeologico. A questo si uniscono i tempi di Enel Distribuzione. A marzo abbiamo pagato 15mila euro per sei nuovi contatori che ancora oggi non sono stati installati, dunque siamo stati costretti a rinviare alcuni nostri progetti».

 

 

Pure Arena lamenta - eufemismo! - le barriere che, nella corsa al fotovoltaico dei desideri, si frappongono a ogni metro: «Il nostro gruppo conta oggi su 6 megawattora di energia prodotta da pannelli che si trovano sulle coperture di punti-vendita e dei centri di distribuzione, abbiamo in progetto di raddoppiarli e vorremmo realizzare due parchi solari ciascuno da 20 megawattora per abbattere i costi, non certo per fare attività speculativa. Noi, come tante altre aziende, sosteniamo investimenti per centinaia di migliaia di euro o addirittura per milioni e dobbiamo, poi, scontrarci con i tempi burocratici delle autorizzazioni oltre a quelli per gli allacci di Enel Distribuzione. Abbiamo attese da sei mesi a un anno, infatti, prima che l’ente metta in servizio gli impianti. Assurdo che ciò avvenga proprio quando si parla tanto di fonti alternative, lo abbiamo anche denunciato nei tavoli istituzionali». 
 

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