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Economia

Il viadotto, lo storico circuito di Floriopoli e il no a Rfi che mette a rischio l'Alta capacità Palermo-Catania

Il raddoppio ferroviario bloccato da un parere della Regione che tende a salvaguardare la pista, le tribune e i box dell'impianto che fu della Targa Florio

Di Michele Guccione

Il caro-energia in Italia c’è da sempre e, di base, è provocato dalla mancata chiusura dell’anello a 380 kV della Sicilia, per cui buona parte dell’energia rinnovabile gratuita prodotta nell’Isola non si può utilizzare e per sostenere la rete occorre “pompare” energia dalle vecchie e costose centrali termoelettriche. Oggi il problema si sarebbe risolto con la costruzione dell’elettrodotto di Terna “Chiaramonte Gulfi-Ciminna”, ma quattro anni fa la sua realizzazione, benchè autorizzata dal ministero dell’Ambiente, fu bloccata da un ricorso di una cittadina privata, vinto anche in virtù del fatto che la Soprintendenza (quindi la Regione) aveva prima dato parere negativo e successivamente l’aveva modificato in positivo, senza però motivare il cambio di posizione. Ci sono voluti quattro anni per rifare tutto l’iter e solo adesso è cominciata la progettazione esecutiva. Tutti gli italiani abbiamo continuato a pagare in bolletta questo aggravio causato dal nodo siciliano, e lo stiamo pagando ancora di più in questo periodo di fiammata dei prezzi provocata dalla crisi ucraina. Un danno che nessuno è stato chiamato a risarcire.

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Ancora la Soprintendenza (quindi la Regione) blocca ora un’altra opera fondamentale per lo sviluppo della Sicilia, attesa da vent’anni: il raddoppio ferroviario ad Alta capacità tra Palermo e Catania, in particolare la tratta tra Fiumetorto e Lercara. Adesso per rifare il progetto di Rfi ci vorrà almeno un anno solo per ripetere tutto l’iter delle autorizzazioni (malgrado le leggi sulle semplificazioni del Pnrr, che pare in Sicilia non sortiscano effetto), e l’opera rischia di non potere essere completata entro la scadenza del “Pnrr” che la finanzia, il 2026. Quindi, la Sicilia rischia di perdere 1,5 miliardi e un’opportunità irripetibile. E anche in questo eventuale caso nessuno pagherebbe il danno.

Non è facilmente comprensibile ai nostri tempi il divario fra l’importanza dell’opera e il motivo della contestazione. L’ente ha trasmesso il parere ai ministeri della Transizione ecologica e della Cultura, condizionando l’autorizzazione «alla salvaguardia del circuito storico di Floriopoli, con le tribune e i box». In base a questo parere, la Soprintendenza ha espresso «valutazione negativa sull’ipotesi di realizzazione di un viadotto e due rotonde che, all’esame del progetto, avrebbero compromesso la storicità dei luoghi e dei manufatti esistenti». La nota ricorda che la “Targa Florio” è stata dichiarata patrimonio storico-culturale della Regione con i circuiti storici e le tribune di Floriopoli.

Letta così, l’obiezione sarebbe di una certa gravità ed effettivamente non può essere ammissibile, neanche di fronte alle esigenze dello sviluppo, «distruggere o stravolgere siti storico-culturali come quello di Floriopoli», come ha detto l’assessore regionale all’Ambiente, Toto Cordaro che, riuniti i sindaci di Aliminusa, Castronovo di Sicilia, Cerda, Montemaggiore Belsito,  Roccapalumba, Sciara, Termini Imerese, i vertici del dipartimento regionale Urbanistica e l’ Amministratore unico di So.Svi.Ma., assente Rfi, si è detto a favore dell’opera, ma ha pure indicato altri punti di dubbio reclamando «il rispetto dell’ambiente e tutte le infrastrutture necessarie, in primis bretelle di collegamento». Anche i sindaci invieranno le loro osservazioni al Mite.

 

 

Tutto questo sarebbe condivisibile se non fosse che, leggendo la replica di Rfi, pare che, di tutti i fatti contestati, nel progetto non vi sia traccia: «La soppressione del passaggio a livello sulla Ss 113, in prossimità del bivio con la Ss 120, non intacca Floriopoli. Nelle varie fasi di studio e realizzazione del relativo progetto, è stata prestata la massima attenzione a lasciare intatta la zona dei box, della tribuna e della torre cronometristi, limitando l'ambito dei lavori prima della passerella che segna la porta di Floriopoli. Di conseguenza, lo storico tracciato della Targa Florio cambierà da un punto di vista altimetrico, ma non planimetrico, e soltanto per circa 250 metri sui 72 chilometri del circuito piccolo. Inoltre, la riqualificazione della vicina stazione di Cerda costituirà un’occasione di rilancio per il territorio e un’ulteriore opportunità di accesso a Floriopoli».

Si vedrà chi ha ragione. Si può però notare che alcune volte la Regione è diventata più ambientalista degli ambientalisti con conseguenze imprevedibili. È accaduto con due investimenti approvati dagli ambientalisti, ma clamorosamente bocciati dalla Regione con motivi effimeri: la riconversione della centrale elettrica di San Filippo del Mela e il parco eolico offshore al confine delle acque territoriali italiane nello Stretto di Sicilia. Due progetti con dimostrazione scientifica di zero impatto ambientale. 

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