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Economia

Innalzamento dei mari e i porti (e le economie) a rischio: c'è anche quello di Palermo

Nei prossimi 20-30 anni il mare si alzerà mediamente di 30 centimetri, l'allarme lanciato da Federlogistica conftrasporto

Di Redazione

«A causa del cambiamento climatico, nei prossimi 20-30 anni il mare si alzerà mediamente di 30 centimetri, mettendo a rischio la funzionalità di quasi tutti i nostri porti».

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A lanciare l’allarme è stato il presidente di Federlogistica conftrasporto Luigi Merlo, nel corso della presentazione, a Firenze, del progetto europeo Co.Cli.Co., Costal climate core service nella prima giornata dell’Earth Technology Expo alla Fortezza da Basso dove fino a sabato 16 Settembre è in corso la prima rassegna che mette in mostra tutte le eccellenze del Made in Italy sulle tecnologie a protezione dell’ambiente. 

 

 

Venezia è il caso limite e il più famoso, ma a rischio in Italia ci sono molte altre città costiere come Napoli, Cagliari, Palermo, Genova, Livorno e Brindisi. Nel mondo sotto osservazione ci sono 136 città costiere, soprattutto in Asia e Africa: secondo le proiezioni nel giro di cento anni il mare potrebbe sommergere centri come Guangzhou, Mumbai, Dhaka a Cape Town. I danni sono calcolati tra 1,6 e 3,2 trilioni di dollari. 

 

 

In particolare per l’Italia il problema ulteriore è che il Paese sembra essere impreparato a questa emergenza annunciata. «Dai nostri porti - ha spiegato Merlo - passa la stragrande maggioranza delle materie prime e dei prodotti alimentari, farmaceutici, elettronici. Ma i nostri porti resisteranno agli effetti del cambiamento climatico e dell’innalzamento del mare? Venezia è solo la punta dell’iceberg di quello che accadrà a molte città di mare che nell’arco di qualche decennio rischiano di finire sott'acqua. E oggi in Italia, contrariamente a quanto accade per esempio in Olanda, non esiste un apposito piano di resilienza».

Da qui l’avvio del progetto lanciato da Enea e Federlogistica, a cui partecipano i principali centri di ricerca europei con l’obiettivo di realizzare la mappatura delle infrastrutture costiere europee a rischio e individuare soluzioni tecniche adeguate.

«L'Italia - ha concluso Merlo - rischia di finire per buona parte sott'acqua e deve correre ai ripari. Altrimenti lo scenario vedrà porti non più utilizzabili, traffici deviati in altre nazioni, spiagge cancellate, patrimonio culturale e immobiliare in pericolo». 
All’incontro di Firenze hanno preso parte, tra gli altri, il vice ministro delle Infrastrutture Teresa Bellanova; Gianmaria Sannino, responsabile laboratorio di modellistica climatica dell’Enea; Roberto Carpaneto, Ad Rina Consulting; il presidente di Assoporti Rodolfo Giampieri; Paolo Ceni di Cetena Fincantieri; Emanuele Gesù head small scale Lng di Snam. 

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