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Economia

L'inflazione continua a crescere: un “massacro” per le tasche degli italiani

Il tasso è salito al 4,8%: preoccupano le conseguenze sociali, con un impatto «più ampio per le famiglie più povere»

Di Domenico Conti 

L’inflazione vola ai massimi da un quarto di secolo: un livello che comincia a destare timori per le conseguenze sociali e sulla crescita. E che piomba sul tavolo della Banca centrale europea, mettendosi di traverso ai piani di un "atterraggio morbido" dopo quasi 15 anni di politiche ultra-espansive. 

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 I numeri arrivano come uno schiaffo rispetto alla narrazione di una fiammata temporanea dei prezzi. E minacciano un impatto visibile sul portafoglio delle famiglie. Un «massacro» per le tasche degli italiani secondo il Codacons, In Italia, a gennaio, l’inflazione segna 4,8%, un balzo di quasi un punto dal 3,9% di dicembre che gela gli economisti che avevano previsto al contrario un calo al 3,8%. L’inflazione armonizzata ai criteri Ue balza al 5,3% dal 4,2% precedente. Un 'pattern' simile quello dell’area euro, che nella stima flash dell’Eurostat vola al 5,1% dal 5% bruciando anche qui le previsioni di un rallentamento invernale. 

Sono valori che cominciano a preoccupare perché si discostano parecchio dall’obiettivo del 2% delle principali economie. «Circa la metà dell’inflazione è causata dall’aumento dell’energia» avverte Kadri Simson, commissaria Ue all’Energia. In Italia l’inflazione di fondo, depurata dai prezzi energetici, si ferma a 1,8% (1,6% a dicembre). Quella europea, togliendo anche la componente alimentare frena al 2,3% dal 2,6 di dicembre. Ma smentisce le attese che davano un calo sotto la soglia del 2%. «Non è una buona notizia, perché il calo complessivo è ritardato», commenta l’ex vice-presidente della Bce, Vitor Constancio.

Se il trend si dovesse consolidare «saremmo di fronte a un elemento non più sano, ma patologico che produrrebbe conseguenze negative da vari punti di vista sull'economia», avvertono gli analisti dell’Istat. Preoccupano le conseguenze sociali, con un impatto «più ampio per le famiglie più povere», avverte Cristina Freguja, direttore centrale per le Statistiche Sociali e il Welfare dell’Istituto. Un’inflazione così alta «comprimerà i consumi delle famiglie via compressione del potere d’acquisto» avverte Confcommercio, frenando la crescita.

Anche il presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe, avverte che «il rialzo dell’inflazione ha un impatto sulla crescita e il potere d’acquisto dei cittadini, per questo i ministri delle Finanze sono naturalmente preoccupati». Il ministro delle Finanze irlandese sa bene che le pressioni si scaricheranno sulla Bce, che domani riunisce il suo Consiglio direttivo. E infatti Donohoe spiega che «non ci sono effetti significativi di second-round (ossia una rincorsa dei salari per stare al passo coi prezzi) e ci si aspetta un graduale ribasso dell’inflazione a partire da quest’anno». 

Tutti concordano sul primo punto, l’Europa non è dove sono gli Usa, dove il mercato del lavoro surriscaldato sta spingendo la Fed a una stretta a marzo. Sul secondo, invece, Christine Lagarde è sempre più in difficoltà nel convincere la fronda dei 'falchì, che domani si presenterà alla riunione ringalluzzita dai dati sui prezzi. E nel convincere gli investitori, che ora prezzano due rialzi dei tassi entro il 2022, nonostante la presidente della Bce abbia definito anche un solo rialzo «molto improbabile» nel 2022. 

La Bce - è il loro ragionamento - ha sottovalutato per mesi le spinte inflazionistiche. E’ vero che i prezzi energetici pesano molto. Ma non si sa quando caleranno, con le conflittualità sull'Ucraina. L’Opec+ (con la Russia), nonostante le pressioni Usa, oggi si è limitato ad annunciare un aumento graduale di appena 400.000 barili al giorno. Né è escluso che, alla lunga, si inneschi una spinta ad adeguare anche i salari. Molti osservatori pensano che non si tratti più solo di un’inflazione da strozzature dal lato dell’'offertà (petrolio, semiconduttori o anche solo container rallentati dalla pandemia). Ma anche da domanda, sospinta dallo stimolo di bilancio senza precedenti (consumi, spesa pubblica, investimenti) negli Usa come nell’Ue. 

 Lagarde dovrà alzare il tiro, per respingere le pressioni domani. Consapevole che in gioco ci sono anche considerazioni di stabilità finanziaria: solo con il programma pandemico da 1.850 miliardi la Bce ha finanziato nel 2020 e 2021 l’intero disavanzo di Paesi come l’Italia (le stime sul 2022 danno al 70% la quota di Btp). Ogni cenno di una stretta rischia dunque di innescare una corsa dello spread. 
 

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