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Economia

La stretta in arrivo sui pagamenti in contante: cosa cambia dal 1° gennaio

Una misura che punta a rafforzare la lotta al nero e la strategia cashless:

Di Chiara Scalise

Stretta in arrivo sui pagamenti in contante: dal primo gennaio il tetto scenderà dagli attuali duemila a mille euro. Il pressing per cambiare ancora una volta la soglia portato avanti da Fratelli d’Italia in Parlamento durante l’esame della legge di bilancio ha trovato il muro del governo e Lega e Forza Italia, da sempre a favore di un regime più soft, non hanno potuto fare asse con il partito di Giorgia Meloni per garantire gli equilibri della maggioranza. Salvini e Berlusconi hanno però, proprio in uno degli ultimi colloqui, rinnovato l’impegno ad alzare il limite di spesa. 

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I nuovi paletti per i pagamenti in contante sono quelli previsti dal decreto fiscale dell’estate del 2020 durante il governo Conte-bis che fissava un decalage con una soglia a duemila euro a partire dal luglio di un anno e mezzo fa e la promessa di scendere ancora, a mille euro appunto, dal primo gennaio 2022. Con l’anno nuovo dunque si tornerà al livello fissato nel lontano 2011 dal decreto Salva Italia e poi cambiato a partire dal 2016.

 

E’ una misura che punta a rafforzare la lotta al nero e la strategia cashless: una strada alla quale guarda la stretta approvata durante l’esame parlamentare del decreto legge Recovery e che prevede che negozianti e professionisti siano tenuti a accettate il bancomat o le carte di credito come forme di pagamento, di qualsiasi importo si tratti. Chi dovesse rifiutarsi incapperà in una multa: si partirà da 30 euro, somma a cui si aggiungerà una percentuale in base al valore del prodotto o del servizio acquistato. 

 

Margini per ulteriori modifiche prima dell’arrivo del nuovo anno ora non ce ne sono più: la manovra infatti deve ancora essere esaminata dalla Camera dei deputati ma il testo arriva a Montecitorio blindato. Il passaggio in commissione si annuncia formale, così come in Aula anche perché il via libera definitivo sarà incassato a un soffio dall’esercizio provvisorio.

 

 

Confermate dunque tutte le misure più importanti della legge di bilancio del governo Draghi: la nuova Irpef a 4 aliquote (23%, 25%, 35%, 43%) e il restyling delle detrazioni con una clausola salva-bonus Irpef per i redditi bassi, l’addio all’Irap per 835mila autonomi, il pacchetto contro il caro energia, che comprende la possibilità di spalmare in 10 rate le bollette. Rinnovati poi tutti i bonus casa, da quello mobili a quello idrico, e soprattutto allargato il 110%.

 

E’ stata una lunga battaglia dei partiti, M5s in testa, che alla fine l’hanno spuntata sul governo che pure rivendica le ragioni della propria contrarietà (aumento dei prezzi dei materiali e delle frodi, ha detto il presidente del Consiglio in conferenza stampa). Superbonus a parte, non sono numerose le modifiche di ampio respiro che portano la firma dei senatori: tra queste spunta la stretta contro i falsi tirocini con multe da 50 euro al giorno ma anche la riforma dell’apprendistato. Infine, sempre targato 5S arriva il divieto per qualsiasi tipo di smaltimento dei rifiuti nella Terra dei Fuochi e che «rappresenta un segnale di speranza», afferma la capogruppo a Palazzo Madama Mariolina Castellone.

 

Modifiche all’ultimo sono arrivate per i lavoratori dello spettacolo: la dote in loro favore che il Parlamento voleva portare nel 2022 da 20 a 70 milioni scende, dopo i rilievi della Ragioneria, a 40 milioni. Altrettanti ne sono previsti l’anno successivo. Ma non è l’unico paletto fissato dai guardiani dei conti pubblici: la riduzione dell’accisa sulla birra viene limitata al prossimo anno (si passerà dagli attuali 2,99 euro per ettolitro e per grado-Plato a 2,94) e si restringe ai soli dipendenti del settore privato l’indennizzo da mille euro per i lavoratori fragili che hanno visto interrompere l'erogazione dell’indennità dall’Inps, dopo essere stati messi in malattia perché impossibilitati a lavorare in smart working.

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