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Economia

Mamma (Regione), ho perso l'aereo: tarpate sul nascere “LeAli di Sicilia”

Lo stop di Musumeci al progetto messo a punto dal presidente dell'Ast Gaetano Tafuri di creare una compagnia aerea siciliana low cost tramite la partecipata regionale degli autobus

Di Mario Barresi

C’è un dossier, a Palazzo d’Orléans (condiviso anche da alcuni assessori), destinato a restare nel cassetto. L’Ast non metterà le ali. Bocciata, per ora, l’idea di creare tramite la partecipata regionale degli autobus una compagnia aerea siciliana.

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Eppure il progetto (fondato sul fatto che nella ragione sociale della società c’è anche il trasporto aereo) era più che avviato. C’era pure il nome: “LeAli di Sicilia”, giocando sul doppio senso lealtà-volo. E un logo con i colori della Trinacria, rosso e giallo, miscelati al blu (che ricorda l’esterno degli storici autobus) nel modellino di aeromobile studiato da uno staff di creativi. Oltre alle suggestioni iconografiche, però, c’era altro. Tant’è che l’Azienda Siciliana Trasporti gestisce già l’aeroporto di Lampedusa attraverso la controllata Ast Aeroservizi.

Ad aprile 2020 un gruppo di lavoro coordinato da Gaetano Tafuri, presidente di Ast, invia all’Enac la richiesta di Coa (Certificato operatore aereo), con tanto di relazione tecnica e planning finanziario. Il punto di partenza è una doppia base operativa (Trapani e Comiso), con l’indicazione degli aeromobili potenzialmente impiegabili, un “Saab 2000” e un “Embraer” per le tratte iniziali per Roma, Milano e Venezia.

Bisogna considerare il contesto storico: primavera dello sorso anno, in pieno lockdown. Oltre che in piena crisi del trasporto aereo. Nonostante ciò il dossier di Ast “vola” da Palermo a Roma. Comincia l’istruttoria di Enac. Nel frattempo il gruppo di lavoro ha modo di sviluppare diverse modulazioni del progetto. Nelle carte che La Sicilia ha avuto modo di consultare, anche le linee di potenziale sviluppo di “LeAli di Sicilia”: voli anche su Catania e Palermo. Con un’idea, ancora embrionale, di costo dei biglietti: 150 euro un Catania-Milano andata e ritorno, 65 a tratta per il Catania-Roma. Tutte tariffe fisse, tasse comprese, 365 giorni l’anno, con  sconti per i  cittadini siciliani, parametrati a un eventuale contributo pubblico.

Ecco, quanto dovrebbe metterci la Regione? Inizialmente nulla: il piano di start up prevede soltanto i costi vivi della procedura per ottenere il Coa, poche decine migliaia di euro stanziati da Ast. Poi lo studio ipotizza diversi scenari, compresa la partnership con alcune compagnie (dialogo aperto con Lufthansa tramite la controllata AirDolomiti) in una società mista, anche con la possibilità di una gestione con la formula “Acmi”, una sorta di noleggio in cui Ast metterebbe gli aerei e il socio privato tutto il resto dei servizi. Nel piano finanziario, del resto, il 70% dell’investimento iniziale è rappresentato dall’ammortamento dei mezzi. E su questo punto si misurerebbe quanto Ast (e la Regione) volesse scommettere sul progetto.

Sul tavolo anche trattative per acquisto o leasing di aeromobili: dall’Embraer “190 E2”, una nuova serie da 114 posti a un prezzo riservato di 35 milioni dollari, agli Airbus: il  “319” (136 posti) a 86 milioni di dollari e il “320” (180 posti) a 95 milioni.

 

 

Ma non se ne farà nulla. Nello Musumeci, dopo un vertice con Tafuri (il cui mandato all’Ast scade a febbraio) e con gli assessori Gaetano Armao e Marco Falcone, avrebbe sciolto la riserva: «Per ora non possiamo occuparci di un dossier come questo. Quando sarà il momento giusto, riprenderemo il discorso». E così Tafuri, in ossequio alla volontà del socio forte di Ast, s’è fermato, nonostante nel governo regionale emergano anche sensibilità diverse sul progetto. La procedura di richiesta di Coa all’Enac è stata sospesa (ma non revocata) e l’idea di “LeAli di Sicilia” torna in naftalina.

Ma lo stesso Tafuri, analizzando lo scenario attuale, continua a ritenere «coraggioso e vincente» il progetto di una compagnia aerea pubblica siciliana. La strategia più inclusiva prevedeva che la Regione potesse investire circa 300 milioni sul progetto. «E in un contesto in cui arrivano miliardi di fondi, fra Pnrr e altro, parte dei quali destinati a essere sprecati, sarebbe una sfida vincente».

 

 

Il presidente di Ast ritiene «tutte lodevoli, ma di scarso respiro» le iniziativa contro il caro-voli in Sicilia: dalle tariffe sociali («siamo col cappello in mano per un uso di soldi pubblici che copre solo alcune categorie e non incide sui prezzi») alla continuità territoriale («la lobby dei cieli pesa: non ce la concederanno mai»), fino alle «strategie ricattatorie delle low cost». L’ideale, dunque, sarebbe la “compagnia di bandiera” pubblica (o mista) siciliana. Che, per ora, non si farà.

Twitter: @MarioBarresi  

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