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Economia

Manovra, 5 mld di euro per le pensioni: ipotesi Ape per sostituire Quota 100

La proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, darebbe a 63 o 64 anni la possibilità di accedere alla quota contributiva maturata alla data della richiesta, per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia

Di Redazione

A una settimana circa dalla presentazione della manovra di bilancio 2022 comincia a delinearsene sempre più chiaramente l’ossatura: sul fronte fiscale, con l’ipotesi di un taglio del cuneo, ma anche su quello industriale, con la possibile riedizione dell’ecobonus per le auto ibride o elettriche, che potrebbe anche diventare strutturale. Uno dei macro-capitoli che la comporranno è però quello delle pensioni, che con la scadenza di Quota 100 a fine anno è anche uno dei più delicati da definire. Soprattutto perché le risorse di cui ha bisogno dovranno tenere conto anche dell’inflazione galoppante, e quindi già solo intervenire per rivalutare gli assegni esistenti sarà molto più oneroso degli altri anni. E invece con tutta probabilità la coperta resterà corta e alla voce previdenza andranno circa 5 miliardi di euro. Dovranno bastare anche per una delle ipotesi che si fa largo per sostituire Quota 100: si tratta dell’Ape "contributiva" che, come proposto del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, darebbe a 63 o 64 anni la possibilità di accedere alla quota contributiva maturata alla data della richiesta, per poi avere la pensione completa al raggiungimento dell’età di vecchiaia. 

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Il lavoro per definire le misure è ancora in corso. Per le pensioni le risorse nella legge di Bilancio dovrebbero essere impegnate in parte per la rivalutazione degli assegni e in parte per attutire la fine di Quota 100 e continuare a consentire forme di uscita anticipata. Una è l’ampliamento dell’Ape sociale, che estenderebbe la platea delle attività gravose. Per Tridico sono 30, oltre alle 15 esistenti, e le modifiche costerebbero un miliardo in tre anni. Per la Cisl sarebbe un passo importante ma non sufficiente, perché «è necessario consentire di andare in pensione in modo più flessibile a partire dai 62 anni di età. In ogni caso, consentire a tutti di andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età». Anche la Cgil è sulla stessa linea, e contesta i numeri indicati da Tridico sul costo del pensionamento con 41 anni di contributi. Secondo il presidente dell’Inps sarebbero oltre 9 miliardi l’anno a regime, secondo la Cgil invece non supererebbe il miliardo e mezzo. 

C'è anche un altro problema da risolvere, sempre coi fondi della manovra. I contributi pensionistici versati si rivalutano sulla base dell’andamento del Pil degli ultimi cinque anni. E l'Istat ha comunicato che il tasso di rivalutazione del montante contributivo per il 2021 sarà negativo. Per ovviare all’erosione che questo comporterebbe, una legge del 2015 stabilisce che in questi casi il montante non viene ridotto, ma la rivalutazione diventa semplicemente nulla, quindi non si perderebbe niente. Ipotesi che comunque non piace ai sindacati. Cisl, Uil e Uilp chiedono al governo di sterilizzare subito gli effetti negativi della caduta del Pil, perché non basta la tutela dell’accordo del 2015. Oltre alle pensioni, nella manovra arriverà tanto altro. C'è il taglio del cuneo e, per agire subito, in attesa che venga approvata la riforma complessiva con la delega, si dovrebbe mettere in campo un intervento focalizzato sull'Irpef. Due le ipotesi: ampliare la platea del bonus (gli 80 euro di Renzi diventati poi 100 da metà dello scorso anno) o rafforzandolo, oppure intervenire sulle detrazioni da lavoro dipendente. Eventualmente da affiancare, lato imprese, dall’eliminazione del contributo per gli assegni familiari (il Cuaf) visto che da gennaio entrerà a regime l’assegno unico per i figli. Nel decreto legge fiscale collegato alla manovra - atteso in settimana in Cdm - dovrebbe invece entrare il rifinanziamento dei congedi al 50% per i lavoratori con figli minori di 14 anni in quarantena o in Dad. E sempre in manovra potrebbe trovare spazio la trasformazione, in misura strutturale, dell’ecobonus per le auto. Il Mise, spiega il viceministro allo Sviluppo economico, Gilberto Pichetto, è al lavoro proprio su questo. 
 

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