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Economia

Mps: il marchio, gli esuberi, il Sud che resta fuori. I retroscena della vendita della banca più antica banca del mondo

In prima fila contro l'operazione e i suoi effetti sul territorio  resta schierata la città di Siena

Di Paolo Algisi

La Fabi, il principale sindacato dei bancari, scende dalle barricate erette dalle altre organizzazioni sindacali, critiche per i 5-6 mila esuberi che una fusione tra Unicredit e Mps minaccia di generare e per la scomparsa della più antica banca del mondo. In prima fila contro l'operazione e i suoi effetti sul territorio, resta schierata invece la città di Siena, con il sindaco Luigi De Mossi che accusa il governo di «macelleria sociale» e di voler «rottamare" la banca e i suoi dipendenti. 

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 Intanto il Tesoro si prepara a difendere le ragioni che l'hanno spinto ad avviare una trattativa in esclusiva con Unicredit. Domani alle 20, davanti alle commissioni Finanza di Camera e Senato, il ministro dell’Economia, Daniele Franco, garantirà il massimo impegno a minimizzare gli esuberi, rassicurerà sulla sopravvivenza del marchio e cercherà di spiegare che la proroga, chiesta a gran voce da destra a sinistra, non può essere fine a se stessa ma solo uno strumento. E poiché al momento piani 'B' non ce ne sono e l’unica soluzione si chiama Unicredit, con cui sono in corso trattative, chiedere un rinvio al termine del 31 dicembre fissato dalla Ue per l'uscita del Tesoro non ha senso. «Qui non stiamo svendendo un gioiello ma stiamo cercando di evitare il fallimento del Monte dei Paschi», sintetizza il segretario di +Europa e sottosegretario agli esteri, Benedetto Della Vedova. 

 «Abbiamo un ammortizzatore sociale, il Fondo esuberi e con questo sistema finora abbiamo prepensionato, su base volontaria, 70.000 lavoratrici e lavoratori, senza licenziamenti», prova a ragionare Lando Sileoni, segretario della Fabi. «Serve un finanziamento da parte del Tesoro» a Mps «che girerà quei soldi al Fondo. Io non capisco tanta agitazione su questo argomento visto che, salvo qualche formalismo tecnico, è una operazione fotocopia» a quella fatta con le banche venete. 

 Per il Tesoro si ipotizza un conto tra gli 1 e gli 1,4 miliardi, a seconda del numero dei dipendenti interessati e dalla lunghezza dello scivolo, che potrebbe spingersi fino a sette anni. Denari che andranno a costituire la 'dotè che il Tesoro dovrà predisporre per rendere l’operazione neutrale per il capitale di Unicredit e che gli analisti di Fidentiis stimano in quasi 6 miliardi di euro, incluso l’incentivo fiscale alle fusioni da 2,3 miliardi. 

«Gli uomini Monte hanno fatto grande questa città e hanno diritto di non essere rottamati», ha tuonato De Mossi. «No alla macelleria sociale, si dia modo a questa banca, o con una fusione o con una ricapitalizzazione, di poter vivere» perché "non siamo al supermercato». Il polverone sollevato dalla vendita alimenta qualche preoccupazione tra i Dem per i contraccolpi possibili sul voto, ma il segretario Enrico Letta si mostra fiducioso e tornerà nel senese per la campagna elettorale l’11 agosto. 

Intanto Unicredit, entrata in data room, continua l’analisi di Mps allo scopo di definire il perimetro di suo interesse su cui trattare con il Mef. I prossimi 40 giorni serviranno a verificare la fattibilità di un’intesa con il Tesoro per rilevare - come ha comunicato Unicredit - un «perimetro selezionato» del Monte, relativo alle sole «attività commerciali» e ripulito da rischi legali e crediti deteriorati. 

L’avvio dei lavori - che vede in campo al momento solo i team interni di Unicredit, assistiti dall’advisor Cappelli Rccd - avviene sotto l’artiglieria dei sindacati e della politica, specialmente locale, tutti preoccupati per le ricadute, specialmente nella città del Palio, di un’operazione che rischia di cancellare la più antica, anche se malconcia, banca al mondo. 

Secondo gli analisti di Equita la banca di Andrea Orcel «potrebbe rilevare il network di Mps nel Centro-Nord», puntando a un pacchetto di 950 filiali, senza aumentare la sua esposizione al Sud. Resta il punto interrogativo della direzione generale di Siena, a cui Unicredit non è interessata ma su cui si dovrà trattare. Per tutto quello che resta fuori dal perimetro si può ipotizzare il coinvolgimento di Mcc o qualche altro soggetto pubblico. 

 

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