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Economia

Post covid e Pnrr: la ripresa solo per il Centro Nord mentre il Sud resta indietro

 A fine 2022 il Settentrione avrà recuperato quanto perso nel 2020, mentre al Mezzogiorno mancherà ancora un 1,7% (che va ad aggiungersi al -10% del 2008 mai "riconquistato"). E questo nostante il Pil nel Meridione sia dato in crescita del 8,5% 

Di Redazione

Con la ripresa 2021-2022 solo il Centro-Nord recupererà «integralmente» il Pil perso nel 2020 arrivando ai livelli pre-crisi, mentre il Sud rimarrà indietro e a fine 2022 avrà ancora da recuperare circa l’1,7% del Pil che si somma ai 10 punti persi nella crisi 2008 e non ancora recuperati. Sono le previsioni messe a punto da Svimez, raccontate nelle anticipazioni al rapporto 2021 L'economia e la società del Mezzogiorno. Nel 2021 il Pil italiano dovrebbe aumentare del 4,7%; al Centro-Nord +5,1%, al Sud +3,3%. Nel 2021 la crescita è trainata da export e investimenti. Per Centro-Nord soprattutto macchinari, per Sud le costruzioni.

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La ricaduta delle politiche espansive del governo e del Pnrr nel biennio 2021-2022, sia per le entrate che per le spese, «esplicano maggiori effetti al Sud in rapporto al Pil sia nel 2021 con l’8,5% contro il 4,9% nel Centro-Nord - soprattutto per effetto della componente delle spese nette - e sia nel 2022 con il 3% del Pil al Sud, contro 1,4% nel resto del Paese. Lo afferma Svimez nelle anticipazioni al rapporto 2021 L'economia e la società del Mezzogiorno. Se invece si considera «il valore in termini pro-capite, la distribuzione territoriale sembra privilegiare il Centro-Nord (1.698,4 euro per abitante, 1.610,9 nel Mezzogiorno)».

Nord e Sud uniti nella crisi ma divisi nella ripartenza. «Nell’anno terribile del Covid - viene spiegato - l’Italia si trova unita nella crisi, con un calo del Pil nel 2020 relativamente omogeneo a livello territoriale, se confrontato con l’impatto profondamente asimmetrico della precedente crisi, ma con una previsione di ripresa fortemente differenziata nel biennio 2021-22 a sfavore del Sud».

Secondo la stima Svimez «nel biennio 2021-2022 il contributo del Piano nazionale di ripresa e resilienza alla ripartenza del Mezzogiorno è significativo ma non sufficiente a compensare la minor crescita tendenziale dell’area» meridionale. Tre i nodi «ancora irrisolti: mancanza di una ricognizione puntuale dei fabbisogni di investimento; esigenza di rendere cogente il rispetto del vincolo di spesa media del 40%; evitare che la più bassa capacità progettuale delle amministrazioni meridionali determini il paradosso che le realtà a maggior fabbisogno finiscano per beneficiare di risorse insufficienti».

Inoltre è fondamentale «l'immediato rafforzamento della progettualità degli enti locali e regionali del Mezzogiorno, e su una governance condivisa, che superi la frammentazione e l’autoreferenzialità delle programmazioni, soprattutto regionali».

La proposta è di costituire «centri di competenza territoriale, formati da specialisti nella progettazione e attuazione delle politiche di sviluppo, anche in raccordo con le università nel territorio».

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