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Economia

Prima l'Irap, poi l'Irpef: prende forma la riforma (a tappe) del Fisco

Il ministro Franco anche a un restyling dell’Iva, che potrà essere tanto più ampio quanto più si riuscirà a combattere l’evasione

Di Silvia Gasparetto

Prima gli interventi a costo zero e le priorità come il superamento dell’Irap. Poi, in attesa di trovare le risorse, il taglio incisivo anche l’Irpef. E’ una riforma a tappe, «graduale», che si realizzerà via via che emergeranno le coperture, quella che il ministro dell’Economia Daniele Franco illustra in Parlamento e che il governo dovrebbe approvare la prossima settimana. 

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Per un taglio delle tasse «strutturale», avverte il ministro, non si può che passare da una riduzione della spesa e dalla lotta all’evasione. Facendo leva sul lavoro «imponente» già fatto dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, l’ambizione è di arrivare a una «riforma organica», perché - come indicato da Mario Draghi - non è «una buona idea» cambiare le tasse una alla volta, e che duri nel tempo. 

Le questioni più spinose come la revisione delle aliquote Irpef - i partiti sono ancora divisi tra una riduzione che mantenga però il sistema a scaglioni o il passaggio all’aliquota continua alla tedesca - verranno rimandate ai decreti attuativi che saranno scritti sentendo anche le parti sociali e scritturando una squadra di esperti per ottenere la «massima condivisione». Anche perché per entrare nel dettaglio delle scelte sarà indispensabile avere il quadro delle risorse disponibili che al momento resta «incerto» per via dell’evoluzione della pandemia, con la diffusione delle varianti che può mettere a rischio il target del +5% del Pil. Per "alleggerire il prelievo non possiamo mettere a rischio la tenuta dei conti» e una operazione in deficit, dice a chiare lettere il ministro, non rientra quindi tra gli scenari possibili. 

Si vedrà «con le prossime manovre» e intanto per il 2022 sul tavolo restano i 2-3 miliardi stanziati con l’ultima legge di Bilancio. Con quei fondi si potrebbe iniziare dalla cancellazione dell’Irap che dopo i ripetuti rimaneggiamenti degli ultimi anni «non appare più giustificata».

Se l’Irap fosse riassorbita nell’Ires, una delle ipotesi, servirebbero appunto circa 3 miliardi per coprire i versamenti di quei soggetti che non pagano l’imposta sulle società. L’altro binario sarebbe quello del cuneo fiscale, guardando a «quelle parti della curva" della tassazione sul lavoro in cui «le aliquote marginali e medie sono molto elevate». Ma anche in questo caso il nodo resta quello delle coperture. Certo, ci sarebbero ancora le risorse del cashback che per ora resta sospeso. «Niente impedisce di riprendere», dice Franco, a patto che lo sforzo, 1 miliardo e mezzo in sei mesi, valga il beneficio. 

I ragionamenti sono aperti su diversi altri suggerimenti, da quello di favorire il secondo percettore del reddito a quello di mantenere la flat tax fino a 65mila euro con un meccanismo più graduale di passaggio alla tassazione ordinaria, con l'avvertenza però che la prima operazione da fare resta quella di semplificare un sistema che attualmente è già «eccessivamente frammentato». Lo stesso vale per le tax expenditures (tenendo conto che su ogni voce vanno fatte scelte che hanno un «costo politico"): l’obiettivo, insomma, deve essere quello di «avere una struttura di aliquote più basse e un numero inferiore di eccezioni alle aliquote».

 La cornice dell’intervento conterrà anche le linee guida per riportare tutte le norme in un unico codice tributario e per un restyling dell’Iva, che potrà essere tanto più ampio quanto più si riuscirà a combattere l’evasione. Nel frattempo si potrà comunque procedere «anche a parità di gettito» a una «razionalizzazione del numero delle aliquote e anche una ricomposizione dei beni delle varie categorie». Nessun aumento, assicura, così come nella delega non ci sarà nessuna "patrimoniale"».

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