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Economia

Primo ok alla parità salariale, si tratta ancora sullo stop ai licenziamenti

Sul tappeto rimane l’idea di tutele differenziate per settori, ad esempio per il tessile, o per lavoratori coinvolti in tavoli di crisi

Di Corrado Chiominto

Blocco dei licenziamenti. Il conto alla rovescia è iniziato. Governo e politica sono alla ricerca di una mediazione, mentre il pressing si fa forte e non è escluso che un primo giro di tavolo possa essere fatto in uno dei prossimi Cdm. Sul tappeto rimane l’idea di tutele differenziate per settori, ad esempio per il tessile, o per lavoratori coinvolti in tavoli di crisi. Il nodo potrebbe sciogliersi presto ma intanto sul fronte del lavoro una buona notizia arriva dalla Commissione Lavoro della Camera che da il primo ok ad una legge sulla parità salariale. 

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Le imprese con oltre 50 dipendenti avranno l’obbligo di certificare l’applicazione di una parità di genere salariale. Per chi non rispetta questo vincolo arriva una multa fino a 5mila euro mentre sono previsti premi contributivi per i più virtuosi. Arrivano poi obblighi di quote di genere dentro i cda di tutte le società pubbliche, anche di quelle non quotate che ora devono avere almeno i due quinti di genere diverso. 

Questo primo passo arriva proprio mentre il tema viene affrontato dal G20 che, sotto la presidenza italiana, si riunisce a Catania dove è il ministro del Lavoro Andrea Orlando a fare gli onori di casa ai ministri degli altri Paesi. 

L’agenda internazionale prevede tre punti - la parità salariale, l’estensione della protezione sociale per le lavoratrici e i lavoratori, il lavoro nelle piattaforme digitali con i loro algoritmi - ma a pochi giorni dalla fine del blocco dei licenziamenti sono anche i temi "internI" quelli che catturano l’attenzione. «Da domani inizierò a sottoporre ai colleghi ministri maggiormente interessati la proposta di riforma del sistema degli ammortizzatori sociali», promette Orlando che domani incontrerà il collega Giancarlo Giorgetti e da settimane ha già avviato un confronto con il ministero dell’Economia sulle risorse necessarie: «ho detto in più occasioni che è un investimento consistente, ma a mio avviso sostenibile». 

Il tema della riforma delle tutele cammina parallelamente a quello della fine del blocco che porterà sabato in piazza i sindacati ma che anima anche i capannelli della politica e impegna gli uffici legislativi del governo. Le indiscrezioni parlano di una convergenza tra due delle anime più divergenti del governo, tra Pd e Lega.

Ma va registrato in chiaro anche l'intervento della terza carica dello Stato. «Sul blocco dei licenziamenti occorre trovare la soluzione più equilibrata possibile, senza strappi - afferma il presidente delle Camera Roberto Fico - Bisogna comprendere il momento storico, con un dialogo sociale ma se non si riesce, in questo momento lasciamo il blocco dei licenziamenti». Il leader del Pd, Enrico Letta, parla di blocco selettivo: «mi sento di suggerire due filoni - dice - uno, le aziende in crisi, ovvero i tanti tavoli aperti al Mise che devono essere protetti e poi un settore particolare: il tessile».

L’asse con la Lega appare chiaro visto che lo stesso Giorgetti, per primo, aveva sostenuto che il blocco dovrebbe essere «declinato più utilmente» sui settori come «ad esempio il tessile che avrà una uscita più lenta rispetto ad altri». Il ministro Orlando da Catania appare ottimista: «ci sono tutte le condizioni per rafforzare gli strumenti e per gestire i passaggi che abbiamo di fronte», strumenti che «tengano conto della diversa entità dell’impatto della crisi sui diversi settori e sullo stato di difficoltà che spesso si era determinato anche prima del Covid in alcune vertenze».
 

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