Notizie locali
Pubblicità

Economia

Realacci: «La guerra in Ucraina accelererà il processo di transizione ecologica» 

Di Stelio Zaccaria

Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola ma da tutti ricordato per il suo tradizionale impegno ambientalista, ritiene che la grave emergenza legata all’escalation della guerra in Ucraina stia impartendo una forte accelerazione al processo di transizione energetica.

Pubblicità

«Per quanto riguarda la transizione energetica - ha detto Realacci - Draghi è stato molto chiaro: siamo in emergenza e nell’emergenza facciamo tutto quello che si può fare. Ma si tratta di misure a tempo. La cosa importante è come ci organizzeremo per il futuro. E la chiave di tutto è certamente una fortissima accelerazione sulle fonti rinnovabili. La Germania - aggiunge Realacci - ha deciso di produrre il 100% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2035. Una conferma che si tratta della strada da intraprendere. Lo scorso anno l’Olanda ha istallato 3 GW fotovoltaici e l'Italia 0,8. E l’Olanda è grande quanto Sicilia e Calabria ed ha meno insolazione: bisogna cambiare passo. L’Italia è troppo indietro e ne stiamo avendo ora la conferma. Occorre agire rapidamente, coerentemente con gli impegni presi e le risorse che ci arrivano dall’Europa per accelerare la transizione verde e in difesa degli interessi nazionali del Paese e del futuro».

Ricorda Realacci che Elettricità Futura, associazione di Confindustria che riunisce le imprese che operano nel settore elettrico italiano, qualche giorno fa ha detto che «con capitali privati si è in grado di mettere in campo 60mila GW in tre anni, ad un prezzo inferiore rispetto a quello dei combustibili fossili e garantendo sicurezza e indipendenza per il nostro Paese».

In altre parole, per l’emergenza oggi possiamo accettare tutto, ma per il futuro la strada per l’approvvigionamento energetico è già tracciata e bisogna intraprenderla subito. 

«Assolutamente si. Io sono convinto che i combustibili fossili come carbone, petrolio e gas sono fonti transitorie. Al momento sono necessarie per andare avanti, ma non vanno bene per il futuro. La nostra politica energetica dev’essere improntata sul futuro. E nel futuro vedo solo le rinnovabili. Sono quelle che ci permetteranno di ridurre le spese, non inquinare il mondo e soprattutto da non dipendere da nessuno».

E secondo lei l’Italia lo sta facendo?
«Il Paese è in fortissimo ritardo, come hanno dimostrato i fatti legati alla guerra in Ucraina. Ma ora il premier Draghi sta lavorando in questa direzione e il discorso al Parlamento ne è una prova».

E l’Europa?
«Anche la presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen ha sostenuto che l’Europa si muoverà in questa direzione. Devo dire che ormai ritengo che il concetto è stato accettato da tutti. Il Next Generation Eu, proposto e finanziato dall’Europa e attuato in Italia attraverso il Pnrr segue questi obiettivi. Non dimentichiamo che fra le sei missioni previste c’è quella sulla transizione ecologica. E buona parte di questi fondi sono destinati al Sud».

A proposito di Sud, ci sono stati progetti importanti che oggi ci avrebbero dato una forte mano e che sono stati bloccati dalla burocrazia…
«Se si riferisce a Porto Empedocle, devo dire che sono state le diatribe locali a bloccarne la realizzazione. Certo il rigassificatore oggi sarebbe stato più che utile. Magari il prezzo del gas sarebbe stato più alto rispetto a quello che arriva via tubo dall’Algeria, ma era un’altra fonte e non ci metteva ancora una volta a dipendere da altri Paesi. Anche l’impianto eolico off shore che è stato bocciato poteva essere utile. Bastava non creare problemi al territorio. Certo, le pale eoliche vanno ben inserite nell’ambiente, ma non per questo lo rovinano. Andrea Camilleri nel “Sorriso di Angelica” così scrive della sua Sicilia: “S’attrovaro a percorriri ‘na speci di sentiero di campagna, ‘n mezzo a un mari di bocche di lioni supra al quali, a ‘ntervalli regolari, si slanciavano altissime pale eoliche. Livia ne ristò affatata. “Certo che avete dei paesaggi…” .Inoltre, con la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione sulla tutela dell’ambiente sarà oggi più difficile utilizzare – come sostiene il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – la tutela del paesaggio per ostacolare scelte scelte necessarie per tutelare l’interesse delle future generazioni” come quelle appunto legate alle fonti rinnovabili».

Ma alla buona volontà spesso si contrappone la realtà, come sta accadendo al largo delle isole Egadi dove la Megawind sta realizzando una mega piattaforma che rifornirebbe di energia il Paese e darebbe lavoro a tanta gente, ma che già viene ostacolato e contestato.
«Sì, è appunto quello che dicevo. Da quanto ho appreso si tratta di un impianto eolico che coprirà un grande spazio d’acqua al largo delle Egadi (60 km dalla costa siciliana, 30 da Marettimo), dove verrebbero installate pale eoliche galleggianti su piattaforme ancorate sul fondale. Da qui partirebbero i cavi per trasportare l’energia prodotta dal vento fino alla Campania dove si allaccerebbe alla rete energetica nazionale. Un progetto di 9 miliardi, più 100 milioni l’anno per la manutenzione, da realizzare in 7 anni che porterà 700 posti di lavoro stabili e 40mila a vario titolo e nelle varie forme, saranno resi disponibili tra diretti indiretti. Per non parlare dei costi dell’energia pulita che potrebbero essere più bassi a beneficio della popolazione e del Paese. Bloccarlo sarebbe un grave danno per tutti».

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: