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Economia

Strategie e risorse finanziarie della programmazione in Italia per la fase 2021-2027

Di Olindo Terrana*

Per le politiche di programmazione e di attuazione territoriale dei Fondi strutturali della Unione Europea l’Italia si trova in un periodo particolarmente delicato e importante. Non a caso è contemporaneamente impegnata: a realizzare gli obiettivi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) con tutte le criticità finora emerse; a completare la programmazione UE 2014-2020 spendendo, entro il 31/12/2023, le ingenti risorse finanziarie impegnate ma non ancora spese, a pena la loro irrimediabile perdita, come già successo nei precedenti cicli di programmazione UE; a definire assieme alle Regioni la documentazione strategica e operativa per le politiche di coesione della programmazione 2021-2027 già positivamente avviata (Gennaio 2022) con i lavori preparatori per la definizione dell’Accordo di Partenariato, principale documento strategico di orientamento previsto dagli artt. 10/11/12/13/14 del Reg. (UE) 1060/2021 recante le disposizioni comuni sui Fondi SIE ad eccezione del FEASR.

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In particolare l’Italia, il 10 Giugno 2022, ha notificato alla Commissione UE la versione rivista di tale Accordo, avviato dal 2019 dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e concertato attraverso il confronto fra tutti i Soggetti del partenariato istituzionale ed economico-sociale.

Obiettivi strategici dell’Accordo di Partenariato Italia 2021-2027, con le relative risorse finanziarie afferenti ai Fondi FESR, JTF, FSE+, FEAMPA e per le regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), sono:

1. Un’Europa più intelligente: € 9.511.115.277,00 di cui € 6.950.038.665,00 per le Regioni meno sviluppate (RMS);

2. Un’Europa più verde: € 9.263.186.143,00 di cui € 6.933.837.988,00 per le RMS;

3. Collegare l’Europa: € 1.587.669.172,00 di cui € 1.587.669.172,00 per le RMS;

4. Europa sociale: € 17.082.013.120,00 di cui € 8.591.270.515,00 per le RMS;

5. Un’Europa più vicina ai cittadini; € 2.209.443.401,00 di cui € 1.721.934.658,00 per le RMS.

Pertanto, l’ammontare complessivo di tali risorse è di € 42.697.750.649,00 di cui € 26.341.324.645,00 per il FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale), € 578.758.816,00 per il JTF (Just Transition Fund), € 14.808.620.616,00 per il FSE+ (Fondo Sociale Europeo Plus) e € 518.216.830,00 per il FEAMPA (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca e Acquacoltura).

A tali risorse già impegnate nel Quadro finanziario pluriennale dell’UE vanno, inoltre, aggiunte quelle del cofinanziamento dell’Italia pari a € 32.356.869.534,00 per un totale complessivo di € 75.054.620.183,00 dei quali c.ca 47,962 miliardi di euro dovrebbero andare alle regioni meridionali, cioè quelle classificate come meno sviluppate.

L’Accordo di Partenariato italiano prevede oltre agli innumerevoli Programmi regionali, i seguenti dieci Programmi Nazionali (PN):

- Scuola e competenze;

- Ricerca, innovazione e competitività per la transizione verde e digitale;

- Sicurezza per la legalità;

- Equità nella salute;

- Inclusione e lotta alla povertà;

- Giovani, donne e lavoro;

- Metro plus e città medie del Sud;

- Cultura;

- Capacità per la coesione;

- Just Transition Fund.

A tali Programmi sono riservati c.a 25,575 miliardi di euro, tra finanziamento europeo e cofinanziamento nazionale, mentre una maggiore quota di risorse pari a c.ca 48,492 miliardi di euro, è destinata al finanziamento dei Programmi Regionali, che sono in corso di redazione e/o definizione in tutte le Regioni e le Province Autonome (Fonte: Accordo di partenariato - Repubblica italiana, Versione 1.1).

A fronte di tali dati riassuntivi dell’Accordo di Partenariato italiano è utile rilevare che lo stesso pur se si coniuga adeguatamente, per un verso, con gli obiettivi e le finalità dei Regolamenti dei Fondi SIE ad esclusione del FEASR, introducendo anche qualche significativa innovazione attraverso alcuni nuovi programmi (“Equità nella salute” rivolto alle regioni meno sviluppate, il Programma collegato al Fondo per la Transizione Giusta (JTF), per la prima volta introdotto nel ciclo 2021-2027, il potenziamento del programma dedicato alle città metropolitane, esteso anche alle città medie del Sud), per altro verso, come già successo con il PNRR e al netto del Piano Strategico dell’Italia per la PAC 2023-2027, sembra prevalentemente fondarsi su una visione politica a forte trazione nordista per garantire la transizione verde al grande apparato industriale e ai sistemi territoriali e di servizi ad esso connessi, astenendosi dal formulare, nei confronti del Sud d’Italia, una visione politica di prospettiva integrata con quella del Centro-Nord e fondata sulle Politiche agricole e agroalimentari, su quelle turistiche, delle energie alternative e dell’innovazione tecnologica e digitale.

Ovviamente, per meglio comprendere tale discrasia necessita attendere la stesura finale dello stesso AdP e, soprattutto, dei programmi operativi nazionali e regionali per capire, inoltre, se anche le modalità attuative previste saranno davvero capaci di innescare strategie, obiettivi, azioni e interventi attraverso una spesa meno farraginosa e meno centralizzata in iter burocratici lunghi, complessi e defatiganti, nella reiterata ostinazione di non consentire un maggiore decentramento di poteri e di spesa agli enti locali territoriali e ai Soggetti gestori delle politiche di sviluppo locale territoriale di tipo partecipativo.

Non a caso, finora, i deficit di capacità nella gestione degli interventi sono stati principalmente dovuti alla centralizzazione dei Centri di responsabilità regionali, alle restrizioni normative e alla complessità del quadro regolamentare e procedurale nell’attuazione degli interventi cofinanziati con particolare riguardo al Mezzogiorno e ai contesti fragili del Paese. Così come i deficit di fase realizzativa della progettazione ed esecuzione degli interventi, sia nelle passate programmazioni come anche nel PNRR, continuano ad essere caratterizzati da notevoli ostacoli alla spesa ed al completamento delle opere.

Pertanto, ancora una volta, siamo costretti a ribadire, come già fatto per il PNRR, che necessita facilitare i comuni e, in particolare quelli piccoli, negli adempimenti progettuali rafforzando, da un lato, il personale tecnico qualificato e, dall’altro lato, garantendo facile accesso a due specifiche tipologie di fondi di rotazione per la progettazione e cioè uno per i programmi nazionali e l’altro, da attivare con congrua dotazione finanziaria in ogni regione, per i programmi operativi regionali.

Infine, risulta assolutamente improcrastinabile, nonostante quanto recentemente fatto, sfoltire ulteriormente la giungla normativa delle procedure di affidamento e di realizzazione delle opere infrastrutturali che, in modo particolare, nel Sud d’Italia devono quanto meno essere adeguate al minimo degli standard europei, dando ormai per scontato, con grande disappunto, che il gap con il resto del Paese non sarà certamente risolto né con il PNRR e neanche con le risorse finanziarie della programmazione 2021-2027.

 

*Architetto, PhD Pianificazione Urbana e Territoriale, già professore di Politiche Territoriali c/o UNIPA, Project manager di programmi interterritoriali e transnazionali europei e transcontinentali.

 

 

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