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Economia

Trasporti, altri 13,4 miliardi per ridisegnare la rete ferroviaria in Sicilia

Arrivano a Rfi 8,6 miliardi per adeguare agli aumenti i costi dei lavori della Messina-Catania-Siracusa e della Palermo-Catania, più 4,8 miliardi per il nuovo raddoppio della Messina-Palermo

Di Michele Guccione

Importanti novità per la Sicilia emergono dalla proposta di “riforma del contratto di programma con Rfi” presentata ieri in audizione presso la commissione Trasporti della Camera dal ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini. Il documento è in attuazione del nuovo Piano strategico delle infrastrutture per la mobilità e definisce non solo le direttrici generali da realizzare per completare i corridoi Ten-T che la Commissione europea sta per aggiornare, ma anche le risorse finanziarie che sono a disposizione di Rfi da qui al 2026. Il documento, inoltre, completa il quadro della nuova rete ferroviaria che si sta disegnando con il “Pnrr”, con il “Fondone complementare” e con la nuova programmazione delle politiche europee della Coesione, così come ha raccomandato il Cipess nella riunione di martedì scorso.

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Nei nuovi appostamenti di risorse finanziarie del Contratto di programma, infatti, si trovano tre voci che riguardano l’Isola, per un totale di 13,4 miliardi di euro che si aggiungono a quelli per le infrastrutture di trasporto già previsti dal “Pnrr”, dal “Fondone complementare” e dall’anticipo del Fsc appena approvato dal Cipess. Si tratta del “raddoppio e velocizzazione della Messina-Catania-Siracusa” per 2,6 miliardi; del “nuovo collegamento Palermo-Catania” per 6 miliardi e del “raddoppio della Palermo-Messina” per 4,8 miliardi. In dettaglio, nel primo e secondo caso le risorse sono disponibili e, in questa tabella, si tratta di un aggiornamento del Piano strategico per adeguare i costi già previsti dagli appalti al rincaro delle materie prime, mancano all’appello solo 44 milioni; mentre nel terzo caso si tratta di una vecchia opera bloccata da riprendere partendo dal vecchio studio di fattibilità, che dovrà essere aggiornato, adeguato e integrato. Per la Palermo-Messina viene specificato che sono disponibili in atto solo 939 milioni riferibili alla tratta Fiumetorto-Castelbuono, mentre sono da reperire i restanti 3,9 miliardi.

Le buone notizie non si fermano qui. Nell’elenco dei finanziamenti per 1,2 miliardi approvati dal Cipess per la Sicilia come anticipazione del nuovo Fsc, la Regione si ritrova 31,5 milioni per la progettazione di interventi prioritari, così si potranno realizzare nuove infrastrutture. Nell’elenco la parte del leone, poi, la fanno i 408 milioni assegnati alla seconda macrofase della ferrovia Palermo-Catania, per la velocizzazione di quelle tratte non coinvolte dal progetto dell’Alta capacità, e i 350 milioni per il lotto di Scicli dell’autostrada Siracusa-Gela. Ma è lunga anche la lista delle opere idriche, dove si distinguono gli interventi di manutenzione delle dighe della Regione per evitare che l’acqua si perda o vada gettata a mare. Fra queste, spiccano le dighe Arancio, Castello, Cimia, Furore, Gibbesi, Laghetto Gorgo, Olivo, Rosamarina, San Giovanni e Nicoletti per un totale di 101 milioni. E sono oltre 300 i milioni assegnati a 50 interventi idrici per risolvere le perdite o combattere la carenza d’acqua in molti comprensori dell’Isola che soffrono da decenni il disagio delle lunghe turnazioni o addirittura la siccità.
Soddisfatto il governatore Nello Musumeci, che spiega come l’elenco delle opere approvate dal Cipess sia «il frutto di un lungo lavoro sinergico tra Regione e governo centrale e di ben tre incontri avuti con il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che ringrazio per la sua attenzione. Si tratta di opere strategiche per il futuro della Sicilia che, grazie al governo regionale, sono state ripescate dall’oblio nel quale erano finite».

Di parere opposto il sottosegretario alle Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri: «Finalmente verranno finanziate opere di cui sentiamo parlare da decenni. Questo è il frutto di un lavoro incessante e determinato, anche di fronte allo stallo di una Regione che parla delle stesse opere da decenni senza riuscire a realizzarne neanche una, un segnale importante ai cittadini della politica del fare e non delle chiacchiere». Al di là della polemica politica, valgono le parole della ministra per il Sud, Mara Carfagna, che ha portato la proposta al Cipess ottenendo per il Mezzogiorno 5,1 miliardi sul totale di 6,3 assegnati: «Si tratta di opere già pronte per essere realizzate che adesso, con la dotazione delle risorse necessarie, possono essere avviate. È un colossale investimento. Il complesso degli interventi darà impulso alla crescita e all’occupazione, ma migliorerà anche la vita quotidiana di tante persone con collegamenti più rapidi ed efficaci».

Gli interventi sulla rete stradale primaria sono finalizzati anche all'aumento della sicurezza e della resilienza ai cambiamenti climatici, e sono complementari al “Pnrr” e al “Fondone complementare” che, dati i vincoli europei, non hanno previsto investimenti per questo settore. Gli investimenti sulla rete stradale secondaria, inseriti nei programmi regionali, aumentano le risorse previste nel “Fondone” per le aree interne e riguardano progetti volti ad aumentare la resilienza della rete e ad accrescere la connessione tra aree più periferiche, centri urbani e le principali reti di trasporto. Gli interventi sulla ferrovia sono in gran parte addizionali al “Pnrr” perché attengono a progetti che necessitano di risorse certe e disponibili per portare a compimento le misure del Piano oppure a interventi i cui tempi di completamento superano i termini previsti dal “Pnrr”. Anche per il settore idrico, i finanziamenti del Fsc sono addizionali a quelli del “Pnrr” e riguardano, soprattutto, Campania, Sicilia e Sardegna, che negli ultimi anni hanno più subito gli effetti dei cambiamenti climatici. 

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