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Economia

Tutti i partiti dicono no a nuove tasse, ma la riforma del catasto si farà

. In cantiere, nella ambito della riforma del fisco, c'è l’intervento atteso da più di un decennio sul registro degli immobili

Di Redazione

La riforma del catasto si farà, non per alzare le tasse ma per far emergere beni che oggi non sono accatastati. Chi ha avuto modo di parlare con il premier Mario Draghi nelle ultime settimane, non ha dubbi. In cantiere, nella ambito della riforma del fisco, c'è l’intervento atteso da più di un decennio sul registro degli immobili: un intervento inciviso, non di facciata. Per ora, però, arriva un nuovo stop. Draghi decide di non forzare, non portare in Consiglio dei ministri questa settimana - come pure si era ipotizzato - la delega fiscale, il testo con cui sarà disegnata la cornice della riforma. Sono necessari ulteriori approfondimenti, spiegano dal governo.

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Ma a ciò si aggiunge una ragione tutta politica: i partiti della maggioranza, su tutti Lega e Fi, avrebbero chiesto al premier di aspettare, non mettere mano a una riforma tanto temuta dai loro elettori, alla vigilia di un voto per le comunali molto combattuto. 

«Le resistenze politiche sono fortissime», osserva dal ministero dell’Economia la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra, di Leu. E aggiunge di non essere «molto ottimista sul fatto che con la delega fiscale si facciano particolari passi avanti». Non perché la riforma del catasto non si farà, ma perché la sua «traduzione in termini fiscali potrà essere molto molto lenta».

Nella delega dovrebbe essere dato mandato al Parlamento a rivedere le norme catastali. Ma, per dare corpo a quell'intervento più inciviso voluto dal premier, la delega potrebbe essere più dettagliata e incanalare la discussione parlamentare. La formula da usare nel testo, che disegnerà anche la cornice dell’intervento sull'Irpef, sarà oggetto di ulteriori approfondimenti. Di sicuro, sottolineano dal governo, fa fede quanto ribadito la scorsa settimana da Draghi: «Non intendiamo aumentare le tasse, questo non è il momento di prendere, ma di dare». 

Queste parole non sembrano però rassicurare chi a un intervento sul catasto dice un no secco. Perché se Pd e M5s sono più prudenti e disponibili a vedere le carte del governo (senza aumentare le tasse, sottolineano anche loro), Matteo Salvini non si stanca di ribadire il no della Lega. «Per noi la casa degli italiani non si tocca», dichiara il senatore Alberto Bagnai. «Per Forza Italia non esiste alcuna ipotesi di revisione degli estimi catastali, né qualsiasi altro intervento che riguardi le abitazioni degli italiani», afferma il senatore di Fi Maurizio Gasparri. Antonio Tajani lo avrebbe spiegato a Draghi nell’incontro di lunedì a Palazzo Chigi.

L’ala più "governista" di Forza Italia, guidata da Renato Brunetta, spinge per una posizione non di chiusura totale e Tajani dopo l’incontro con il premier ha aperto a una 'digitalizzazionè del catasto. Ma a Draghi avrebbe anche chiesto più tempo: dopo il voto, appunto. E così l’intervento, fino all’ultimo in cantiere in vista di un possibile approdo in questo Cdm, è slittato. 

Intervenire sul catasto, anche senza aumentare il gettito complessivo, ammettono fonti parlamentari favorevoli alla riforma, non può essere a saldo zero per tutti, dunque alcuni - con case ad esempio nei centri storici finora accatastate in base ai vani a cifre molto basse - finirebbero per pagare di più. Dunque anche dopo il voto per le amministrative, quando la delega arriverà in Consiglio dei ministri, si annuncia battaglia. L’approdo in Cdm potrebbe essere la prossima settimana, smaltito il grosso del voto, o dopo i ballottaggi.

Comunque prima del varo della manovra, anche perché in legge di bilancio si farà la prima tranche di intervento sulle tasse. E anche qui, la discussione tra i partiti è già accesa: c'è chi chiede di intervenire sul cuneo fiscale e chi di destinare i fondi al taglio dell’Irap. Il centrodestra chiede poi di farlo tagliando fondi a due misure come il reddito di cittadinanza e il cashback difese a spada tratta dai Cinque stelle: non se ne parla, già affermano i pentastellati. 
 

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