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Tra i dannati del Superbonus dopo lo stop delle agevolazioni: «Siamo rovinati»

A Roma il corteo di chi rischia di perdere la casa a causa delle spese non più deducibili

Di Redazione |

Tre mesi in più alle villette per finire di pagare i lavori con l’agevolazione piena; sconto e cessione garantiti per Iacp, onlus, barriere architettoniche e sisma; una soluzione per risolvere il nodo dei lavori relativi a caldaie e infissi. Sono le principali modifiche in arrivo con il decreto sulla cessione dei crediti del superbonus. Inizia infatti in commissione Finanze alla Camera il voto sugli emendamenti e su questi temi si sarebbe già trovata una convergenza. E mentre si va verso una soluzione per le spese del 2022, resta invece ancora irrisolto il tema dei crediti incagliati, con l’ipotesi di usare gli F24, proposta da banche e costruttori, che continua a lasciare freddo il Mef.

A Roma si è svolto il corteo degli “esodati” del superbonus. Centinaia di persone, appartenenti a vario titolo al mondo dell’edilizia, hanno sfilato da piazza della Repubblica lungo via Cavour, fino a raggiungere Piazza Venezia. L’ex premier Giuseppe Conte era in testa al corteo reggendo lo striscione che apre la marcia con la scritta “Truffati dallo Stato”.

Tra i manifestanti tanta la rabbia e la disperazione per chi si è visto fermare i lavori della propria casa o della propria azienda. Una signora ha dichiarato: «Non riesco più a dormire, ci serve una mano. Sapevo che non era gratis però ora ho i lavori di casa fermi. Sono rovinata, io e i miei tre condomini».

Il decreto superbonus si prepara ad affrontare il voto il commissione, che parte domattina e dovrebbe concludersi giovedì sera (ma non si esclude che si possa andare a venerdì – il testo è atteso in Aula da lunedì), con alcuni tasselli già sistemati. Un’ultima riunione di maggioranza seguita dai contatti con il governo e le opposizioni ha permesso al relatore, Andrea de Bertoldi (FdI), di esprimere ottimismo e soddisfazione per l’accordo raggiunto su alcuni temi, sui quali si va verso una “soluzione condivisa». In arrivo dunque la proroga di tre mesi (dal 31 marzo al 30 giugno) del termine per le unifamiliari, che entro il 30 settembre scorso avevano effettuato almeno il 30% dei lavori, per concludere la spesa e portarla in detrazione beneficiando del 110%. Vengono poi salvati dallo stop alle cessioni e allo sconto in fattura scattato il 16 febbraio le Onlus, le case popolari (Iacp), gli interventi con il sismabonus ma solo nelle aree del cratere e anche i lavori per le barriere architettoniche.

Viene infine corretta la deroga per chi aveva già presentato la Cila: per trovare una soluzione al fatto che l’edilizia libera (come caldaie, infissi o fotovoltaico) non richiede alcun titolo abilitativo, verrà previsto che per attestare la data di inizio dei lavori bastino il versamento di un acconto con bonifico parlante o due autocertificazioni (una del venditore e una dell’acquirente) relativamente all’esistenza di un contratto.

Si va verso una soluzione anche per sbloccare il nodo del termine del 31 marzo per comunicare all’Agenzia delle Entrate le opzioni di cessione o sconto in fattura relative alle spese edilizie del 2022. La soluzione potrebbe arrivare nelle prossime ore e parte dalla riformulazione di un emendamento del relatore per consentire di comunicare l’opzione anche prima della conclusione dell’accordo di cessione. E per rendere la modifica operativa da subito potrebbe arrivare già domani un comunicato legge del Mef. Inoltre, si interverrebbe anche sulle regole della remissione in bonis, consentendo il completamento della procedura oltre il termine con il versamento di 250 euro all’Agenzia delle Entrate.

Si tratta ancora invece su nodo dei 19 miliardi di crediti incagliati. Sull’ipotesi di usare gli F24 in compensazione ci sarebbe una forte opposizione della Ragioneria dello Stato. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti già nei giorni scorsi si era detto «freddo», dal momento che, stando ai dati, molte banche e assicurazioni sono «ben lontane dall’aver già» esaurito i propri spazi.

Sul fronte fiscale arrivano intanto altri dettagli sulle misure della delega. Innanzitutto sulla riduzione da 4 a 3 delle aliquote Irpef a partire dal primo gennaio: l’obiettivo, ha spiegato il ‘padrè della riforma Maurizio Leo è «ampliare lo scaglione della prima aliquota». L’addio all’Irap non comporterà “nemmeno un euro in meno alla sanità», ha assicurato e, a chi accusa il ddl di andare contro i principi di progressività delle imposte, Leo ha spiegato di non condividere «la progressività continuativa». «Il di più deve essere tassato di meno», l’obiettivo, ha sottolineato, é «stimolare la crescita e detassare il reddito aggiuntivo». L’ultima risposta infine è arrivata al numero uno di Confindustria, Carlo Bonomi, che al calo dell’Ires per chi crea occupazione preferisce il taglio del cuneo. «Pensiamo a chi esce dal reddito di cittadinanza, dobbiamo dargli un’opportunità attraverso un incentivo alle imprese, agli ultracinquantenni, alle donne, ai disabili».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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