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Editoriali

"Ecco cosa dovrebbero fare a Catania i nuovi amministratori della città"

L'opinione di Agatino Cariola, ordinario di diritto costituzionale Unict, sull'impegno dei futuri governanti

Di Agatino Cariola

Prima o poi Catania avrà nuovi amministratori e si riparlerà necessariamente di programmi da realizzare. È compito segnalare alcune cose che gli amministratori potranno fare … e chi si candida al governo della città dovrebbe iniziare a farle già in campagna elettorale. Qualcuno dirà che “il problema è ben altro”: che è poi la scusa per non iniziare mai né ad approvare il piano regolatore, né a pensare alle vie d’accesso alla Città o alla rete dei servizi con i comuni vicini, ecc.. Eppure piccole cose che magari non costano nulla, per intanto potrebbero cambiare la qualità della vita a Catania. 

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I nuovi amministratori dovrebbero per prima cosa utilizzare i mezzi pubblici dell’Amts e far vedere che è comodo e conveniente usare l’autobus e la metropolitana piuttosto che auto e motorini. Sarebbe oltretutto un’immagine di “democrazia circolante” nel senso, appunto, che sui mezzi pubblici viaggiano tutti: uomini e donne di potere, dipendenti pubblici e privati, casalinghe, studenti e turisti. Diminuirebbe anche se solo un poco (ma sarebbe già abbastanza) il traffico cittadino e soprattutto si affermerebbe l’idea che i servizi pubblici sono di tutti, e che allora è interesse che gli autobus siano puliti, che non si verifichino borseggi, che non si creino conflitti ad ogni minimo problema.

Gli stessi amministratori dovrebbero camminare a piedi per la Città di Catania, vedere da vicino lo stato delle strade e dei marciapiedi malmessi o invasi dalla sosta selvaggia di motorini o, ancora, occupati stabilmente da chi vi esercita attività commerciali senza pagare alcun canone al Comune. Per ogni marciapiedi rotto, per ogni buca stradale, per ogni albero tagliato e non sostituito, per ogni aiuola ridotta a discarica, per ogni lampione non funzionante, gli amministratori dovrebbero chiamare i responsabili degli uffici e non fargli attribuire l’indennità di risultato (lo stipendio di un dirigente ha una parte assegnata sulla base dei risultati raggiunti). Dovrebbero farsi vedere sui luoghi della movida e dello spaccio ad impedire solo di pensare che in taluni quartieri della Città e per tante ore altri poteri si sostituiscano a quelli legittimi. Certo, anche se gli amministratori prendessero i mezzi pubblici o camminassero per le vie cittadine, non per questo finirebbero di colpo i fenomeni delle macchine posteggiate in seconda fila, della spazzatura ammonticchiata, delle attività economiche svolte sulla strada pubblica, dello spaccio e persino delle violenze sessuali che hanno purtroppo visto da scenario il centro urbano. Non per questo si realizzerebbe da subito quel controllo sociale che è la migliore prevenzione della delinquenza minuta, del gettito dei rifiuti, dello spaccio, del parcheggio abusivo, dei lavavetri che esercitano prepotenze specie sulle donne alla guida. Ma almeno è obbligatorio tentarci ed insistervi. Parlare di controllo sociale non è d’altri tempi, aver cura d’una Città significa anche prevenire i fenomeni di degrado costante e diffuso che la stanno portando alla morte e la prevenzione si fa in tanti modi: la prima è la presenza sui luoghi.

Ancora: gli amministratori dovrebbero prendersi qualche caffè la notte con gli operatori ecologici che provvedono alla raccolta della differenziata e vedere come essa viene realizzata. Dovrebbero portare qualche bevanda calda ai senzatetto e riconoscere loro dignità. Una delle priorità è quella di allestire centri di accoglienza pubblici per le persone più povere. La Città si prende cura di tutti, anche di coloro accanto ai quali si passa come se fossero invisibili. Amministratori che vivano la città possono persino chiedere ai condominii di adottare tratti di strada, di piazze pubbliche e di aiuole, assumendosene il recupero e la cura. Un vero e proprio patto tra Comune ed abitanti, per il quale questi ultimi da soli o uniti nei condominii si impegnano a custodire pezzi di Città. Sarebbe questa la più grande rivoluzione per una Catania da tempo chiusa in una meschina ed egoista miopia che le ha fatto dimenticare la sua bellezza. 
Saranno amministratori e cittadini di Catania capaci di salvare la bellezza della Città e trasferirla alla prossima generazione?

 

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