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Editoriali

Basta dietrologie, l'"ala militare" è stata sconfitta

Il dibattito surreale sulla cattura di Matteo Messina Denaro

Di Ignazio Fonzo *

«Non importa se il gatto è bianco o nero, l'importante è che acchiappi i topi»: è una famosa frase di Deng Xiaoping, padre dell'apertura cinese al mercato, che ha accompagnato la galoppata dell'economia cinese da quel lontano 1978, quando le riforme di Deng cominciarono a modificare i confini dello statalismo imperante e a creare l’“economia socialista di mercato”.
Sull’evoluzione del modello economico cinese si può discutere, ma non è questa ovviamente la sede per farlo, ma l’aforisma di Deng può, anzi ha, avere un suo particolare significato, se dall’economia viene traslato in altro campo. Ci si riferisce, nello specifico, al contrasto (che brutto termine invece lotta) ai fenomeni di illegalità mafiosa. In questo campo, infatti, bisognerebbe accantonare ogni appartenenza (di qualsiasi tipo ) e concentrarsi sull’obiettivo, ovvero sul topo, da acchiappare.

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E nei giorni scorsi, come ampiamente noto, un grosso topo, e che topo, è stato acchiappato.

Di questo, a prescindere appunto da quale gatto sia stato a prendere il topo, si dovrebbe non dico gioire, ma quanto meno essere soddisfatti!

E invece…

Ed invece, come si è letto nelle cronache giornalistiche, sono fioccati numerosi distinguo.
Nell’ordine: 1) Perché ora e non prima? 2) Perché in una clinica e con quelle modalità? 3) Perché non sono stati subito individuati e perquisiti i covi? 4) Perché dapprima - addirittura per via di complicità anche istituzionali - ha goduto di una latitanza dorata ed improvvisamente queste coperture sono venute meno (ipotizzando non tanto in sordina una “consegna” concordata in cambio di non meglio precisati “ favori“)? E si potrebbe continuare col fior fiore del complottismo all’italiana.
In realtà, piaccia o non piaccia ai dietrologi di professione, i fatti sono chiari, anzi chiarissimi. E sono i fatti, non le elucubrazioni a parlare.

Dopo trent’anni di latitanza è stato arrestato Matteo Messina Denaro. Costui è/era l’ultimo esponente dell’ala stragista di Cosa Nostra. L’arresto è stato il frutto di un lavoro lungo, certosino, durissimo di magistrati e forze di polizia : i gatti senza colore, o meglio del colore dello Stato - sì dello Stato - hanno preso il topo. Sono stati arrestati alcuni fiancheggiatori, sono in corso indagini per individuare altri correi.

Questo è il dato inequivocabile.

Parafrasando Lupo-Fiandaca: la Mafia non ha vinto!
Certo, come usa dirsi, non bisogna abbassare la guardia né darsi al trionfalismo: la pervasività delle organizzazioni criminali, specie nel settore economico, è ancora forte, fortissima ed il lavoro da fare è altrettanto, se non più duro, di quello che è stato necessario per porre fine alla epocale latitanza di Messina Denaro (basti pensare ad alcuni commenti di compaesani del suddetto dopo il suo arresto).

La “guerra” non è finita, ma le battaglie vinte dallo Stato sono tante, tantissime, con un formidabile risultato raggiunto da tempo: la definitiva sconfitta dell’“ala militare” di Cosa Nostra. Un ritorno, una replica, del tragico biennio 1992/93 è assolutamente impossibile! Su questo non ci sono, non ci possono essere dubbi, nemmeno quelli dei dietrologi-complottisti.
Se poi, a costo di passare per ingenui o peggio “babbi” non condividendo l’assunto, si è convinti che (ma non bisogna dimenticare le parole di Giovanni Falcone - spesso citato a convenienza ed a sproposito dai dietrologi /complottisti - che diceva: “Al di sopra dei vertici organizzativi, non esistono terzi livelli di alcun genere, che influenzino e determinino gli indirizzi di Cosa Nostra.

Ovviamente, può accadere ed è accaduto che, in determinati casi e a determinate condizioni, l'organizzazione mafiosa abbia stretto alleanze con organizzazioni similari ed abbia prestato ausilio ad altri per fini svariati e di certo non disinteressatamente; gli omicidi politici commessi in Sicilia, specie negli ultimi anni, sono la dimostrazione più evidente di specifiche convergenze di interessi fra la mafia e altri centri di potere”) Messina Denaro e Cosa Nostra hanno goduto e godono di coperture istituzionali si abbia il coraggio e la coerenza, specie da parte di chi a sua volta ha ricoperto o ricopre incarichi di responsabilità, di accompagnare dette affermazioni non tanto e non solo con elementi probatori (non si pretende questo), ma quanto meno di seria plausibilità e che le dichiarazioni non siano finalizzate alla mera propaganda tesa ad accarezzare la pancia di taluni epigoni delle tricoteuses della rivoluzione francese.
Non dimenticando, come diceva Pietro Nenni, che bisogna sempre stare attenti nel fare i duri e puri, perché poi arriva sempre uno più puro che ti epura…
* Procuratore aggiunto di Catania

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