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Editoriali

Benedetto XVI non è disceso dalla croce, ma è rimasto unito al Signore crocifisso

Al cuore della riflessione teologica e del magistero pontificio di Papa Ratzinger c’è la verità di Dio

Di Michele Pennisi * 

“Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!”. Così Papa Francesco ieri in Piazza San Pietro ha concluso la sua omelia al funerale del Papa emerito Benedetto XVI. E ci piace associare queste parole a un gesto semplice che Francesco ha compiuto: ha voluto poggiare la sua mano sulla bara di Benedetto e dargli il suo ultimo saluto. Un gesto che è segno di una amicizia che col tempo si era cementata fra i due.

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Ero in San Pietro ieri assieme a molti vescovi e cardinali e a un popolo orante. Ero legato a Papa Benedetto, che mi ha nominato arcivescovo di  Monreale una settimana prima della sua rinuncia.  Ho avuto modo di incontrarlo da Papa Emerito. Mi ha parlato della cattedrale di Monreale dicendomi che è la più bella del mondo. A Monreale, diceva Papa Ratzinger, la fede si trasmette non solo attraverso l'ascolto ma soprattutto attraverso la visione. Per Papa Benedetto  la bellezza era una via importante per annunciare il Vangelo.

Al cuore della riflessione teologica e del magistero pontificio di Papa Ratzinger c’è la verità di Dio che si rivela in Cristo come fondamento della verità dell’uomo. E il conseguente principio del necessario incontro fra cristianesimo e religioni e fra umanesimo fondato sull’incarnazione del Verbo e le varie culture.  Benedetto XVI , oltre ad esercitare un fascino in alcuni intellettuali laici come Marcello Pera  o Massimo Cacciari o in un “ateo devoto” come Giuliano Ferrara, è diventato un punto di riferimento anche per coloro  ai quali è stata applicata la definizione di “marxisti ratzingeriani”.  Tra questi Pietro Barcellona che era stato membro del Comitato centrale del Pci ed editorialista de “La Sicilia” e ha riscoperto  Cristo negli ultimi anni, Giuseppe Vacca che è stato direttore dell’Istituto Gramsci , Mario Tronti già fondatore dei “Quaderni Rossi” e il sociologo cattolico Paolo Sorbi,  che hanno pubblicato il 16 ottobre 2011 su “Avvenire” il manifesto “L’emergenza antropologica: per una nuova alleanza”. 

Il tema della speranza e della vita eterna,  affrontato dal professor Ratzinger nella più significativa opera sistematica  sull’escatologia ha trovato il suo sviluppo magisteriale nella  enciclica “Spe salvi “.  Sulla fede Benedetto XVI, che voleva completare una trilogia sulle virtù teologali, aveva preparato una bozza che ha consegnato a Papa Francesco, che, a proposito della “Lumen Fidei”, ha parlato di una sorta di «enciclica a quattro mani».  Papa Bergoglio ha rivelato che il suo predecessore aveva «già quasi completato una prima stesura di Lettera enciclica sulla fede», che  il nuovo Papa, nella fraternità in   Cristo e nella continuità del magistero pontificio, ha assunto, aggiungendo il suo contributo originale.

Non intendo trattare della “vexata quaestio” se Benedetto XVI avrebbe dovuto chiamarsi “Papa emerito” o “Vescovo emerito di Roma” come ha sostenuto il canonista gesuita , oggi cardinale, Gianfranco Ghirlanda. Ratzinger anche se ha dichiarato che esiste un unico Papa,  ha scelto il titolo di “Papa emerito” probabilmente perché pensava che il Papa non potesse tornare alla vita di cardinale, come voleva fare Pio XII nel caso che fosse stato deportato dal regime hitleriano. Se attraverso l’elezione da parte dei cardinali egli è diventato Vicario di Cristo in terra e successore di Pietro, come Cristo e come lo stesso Pietro, Benedetto XVI non è disceso dalla croce, ma è rimasto silenziosamente unito al Signore crocifisso.  E così ci ha accompagnato in questi ultimi anni con la sua preghiera e con la sua testimonianza.

* Arcivescovo emerito di Monreale
 

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