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Editoriali

Da Berlino a Roma la stagione della stabilità

A partire dal voto tedesco per arrivare a quello italiano, l'opinione di Salvo Andò sui cambiamenti della fisionomia dei sistemi politici

Di Salvo Andò

Le elezioni tedesche confermano tendenze politiche dei cittadini europei sempre più convergenti. Siamo, del resto, di fronte a cambiamenti epocali che nessuno stato è in grado di governare in modo autosufficiente. Le “società del rischio” vanno  governate sapendo prevenire le minacce, e comunque affrontandole in un clima di forte solidarietà dentro gli stati e nei rapporti tra gli Stati. I partiti di governo, da anni in costante declino, tutto sommato reggono mentre i partiti che predicano il populismo anti-élite e il sovranismo - che sembravano destinati a una irresistibile ascesa - paiono sempre più percepiti come una minaccia alla pace sociale e continuano a perdere consensi. La frenata dell'ultradestra in Germania conferma questo dato, già emerso nelle recenti consultazioni elettorali in Francia, Olanda, Austria, Grecia. Il voto tedesco, poi, dimostra che il bipolarismo è in crisi se per fare il governo occorrono almeno tre partiti. I due grandi partiti storici tedeschi, Spd e Cdu-Csu, insieme raggiungono, infatti, poco più del 50% dei voti. II sistema politico tedesco, dopo queste elezioni, pare registrare il tramonto della “democrazia del cancelliere”. E ciò non solo perché l’Spd, il partito di Scholz probabile cancelliere, si è attestato sul 25% dei voti. 

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È cambiata la fisionomia del sistema politico. I quattro maggiori partiti si candidano tutti alla formazione del governo e rivendicano mani libere. Ma stavolta conteranno molto i due partiti minori, decisivi per la formazione di un governo di centrodestra o di centrosinistra. E questi partiti otterranno  ministeri chiave e precise garanzie sul programma, trattando alla pari con il cancelliere e non aggregandosi passivamente al suo partito. È probabile che si  formi  un'alleanza liberalsocialista, come quella che ha governato la Germania dal ’69 all’82. Il nuovo governo dovrebbe presentare significativi tratti di continuità con il precedente. È peraltro innegabile che gli elettori tedeschi hanno votato un candidato somigliante ad Angela Merkel, ancorchè socialdemocratico. Cercherà, quindi, di garantire un salto di qualità nel processo di integrazione, tenere a freno le impuntature rigoriste dei frugali che penalizzano la crescita, rilanciare il modello sociale europeo, promuovere la rivoluzione verde che richiede inevitabilmente livelli alti di indebitamento (ma di debito buono, per dirla con Draghi), promuovere il ridisegno della governance europea oggi alla mercè dei veti dei “minori”, confermare la fedeltà all'alleanza occidentale (rifiutando però ogni forma di sudditanza verso gli verso gli Stati Uniti), difendere lo Stato di diritto in tutti i Paesi dell’Ue. Insomma confermerà nelle grandi linee la politica della Merkel. Tanti prevedono che il risultato delle elezioni tedesche, una volta uscita di scena la Merkel e con la Francia che si avvia alle elezioni in un clima di incertezza, conferirà a Draghi un ruolo centrale nello scenario politico europeo. Draghi saprebbe sicuramente mediare tra i governi dei Paesi mediterranei dell’Ue, che chiedono maggiori aperture sul tema del debito, e quelli del Nord Europa, che vogliono difendere le politiche del rigore. Ha dimostrato di  sapere conciliare opposte tendenze da presidente della Bce e di sapere convertire ad un’apprezzabile cultura di governo in Italia forze politiche vocate alla protesta per la protesta.
L’Italia, insomma, con l'attuale premier potrebbe giocare un importante ruolo in Europa; sempre che i nostri leader non siano impegnati soprattutto a regolare le solite diatribe del pollaio politico nostrano. È importante che i partiti che sostengono Draghi non siano presi da ingiustificata eccitazione per il buon risultato ottenuto dai socialdemocratici tedeschi, compiendo fughe dalla realtà. Non è vero, come qualcuno spiega commentando il risultato delle elezioni tedesche, che dalla pandemia si esce andando quanto più possibile a sinistra e quindi mettendo in discussione gli stessi assetti del governo italiano. Occorre certo affrontare con coraggio la questione sociale. Ma i partiti della sinistra da soli non possono andare da nessuna parte, come dimostrano le elezioni tedesche.

Oggi oltre dodici milioni di elettori andranno a votare per le amministrative. Una consultazione elettorale così ampia costituisce un test importante sullo stato di salute dei partiti. C’è da sperare che il voto possa confermare la voglia di stabilità che sembra prevalere nell'opinione pubblica. L’Italia si è rimessa in marcia e il governo può contare su un largo consenso sociale. C'è bisogno più che mai di buon governo in tutti i Paesi Ue, ma soprattutto nel nostro, perché le difficili sfide del dopo Covid possano essere vinte. 
 

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