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Editoriali

I "sassolini" del presidente faro per la ripresa del Paese

Di Salvo Andò

È stato davvero un grande discorso quello fatto da Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune in occasione del giuramento. Ha affrontato, con una determinazione inconsueta in un discorso di insediamento, il tema dei cambiamenti da realizzare perché il Paese possa essere più giusto e più moderno. Ha parlato di diritti dei più deboli da prendere sul serio e dei doveri ineludibili della politica e della società per garantire un progresso duraturo e giusto. Ha fatto appello al Paese della speranza, ma anche a quello che ha affrontato tanti sacrifici in questi anni. Ha parlato di una nuova Italia che scommette sulla cultura, sul merito.

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È stato un discorso orgoglioso quello del Capo dello Stato, un discorso che si addice a chi si propone di svolgere un’azione di intransigente vigilanza sul funzionamento delle istituzioni, senza peraltro stravolgere il rapporto tra i poteri. Si tratta di non consentire, soprattutto, gli strappi prodotti da una competizione partitica senza regole. 
I toni usati da Mattarella, la concretezza con cui ha affrontato le tante criticità del Paese, il rigore morale manifestato nel sollecitare le riforme destinate a ridare dignità alle persone e alle istituzioni, hanno fatto del discorso del Presidente un informale messaggio alla Camere 
I capigruppo parlamentari gli hanno chiesto, in un momento così difficile, di continuare la sua azione per costruire l'Italia del dopo emergenza e non si è tirato indietro. 
Adesso il consenso così consistente di cui gode, nel Parlamento e nel Paese, lo legittima ad essere molto esigente, allorché chiede alle forze politiche, ma soprattutto al Parlamento, che in piena autonomia ha costruito votazione dopo votazione la sua riconferma, di fare le riforme che servono al Paese superando le gelosie di partito o di fazione con le quali certamente non si riuscirebbe a rimettere in piedi il Paese. 
Occorre un profondo rinnovamento della politica, che consenta la formazione di una classe dirigente di buona qualità, impegnata a sostenere quelle battaglie per la dignità sulle quali il Presidente della Repubblica ha ieri tanto insistito. 

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