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Editoriali

Il caro bollette e il sogno possibile di una Sicilia hub energetico del Mediterraneo

Grandi possibilità di sviluppo, se vengono fatte delle scelte strategiche lungimiranti dal sistema politico che ci governa

Di Carmelo Papa *

Il caro bollette di cui si discute tanto in questi giorni, è l’occasione giusta per alcune riflessioni sul futuro energetico della Sicilia.

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La nostra isola, al centro del Mediterraneo, ricca di storia e bellezze artistiche, dotata di un clima mite che pochi Paesi al mondo possono vantare, ha delle grandi possibilità di sviluppo, se vengono fatte delle scelte strategiche lungimiranti dal sistema politico che ci governa. Ovviamente, qualsiasi scelta non può prescindere da una attenta analisi di quali siano i nostri punti di forza e di debolezza, prima di prendere decisioni che, se sbagliate, non sarebbero indolori e aggiungerebbero caos, anziché sviluppo e prosperità.

Penso che tutti quanti si possa essere d’accordo sul fatto che ricchezze monumentali, bellezze paesaggistiche, storia millenaria, buone università e preparazione media dei nostri laureati siano dei fattori che apportano valore alla Sicilia. Va anche aggiunto che il costo medio della nostra mano d’opera non è bassissimo, e di conseguenza, se si guarda al futuro, si dovrà per forza puntare su attività ad alto valore aggiunto, per essere competitivi e assicurare alla Sicilia una crescita duratura nel tempo, oltre che connaturata al proprio territorio.

La Sicilia dovrebbe puntare su tre direttive strategiche di sviluppo: turismo (culturale, balneare, food-based); agricoltura (con particolare enfasi su ciò che può mettere in evidenza il marchio Sicilia); industria high-tech (elettronica, batterie per auto elettriche, fotovoltaico, eolico e biotecnologie). Tutte le altre attività, dal commercio all’edilizia e all’artigianato, non scomparirebbero, ma verrebbero trainate dallo sviluppo generato dalle tre macroaree precedenti.

 

 

Fatte queste tre grandi scelte strategiche, diventa a questo punto imprescindibile anche la svolta “green”, il nuovo brand che caratterizzerebbe la Sicilia del futuro: un’isola a impatto zero sul territorio e che sceglie le energie rinnovabili anziché quelle fossili, destinate ad esaurirsi e che tanto danno stanno producendo al pianeta in termini di inquinamento e surriscaldamento. La Sicilia si presenterebbe invece come un’isola ecologica e che punta sulle energie “pulite” e non inquinanti. Sarebbe difficile, infatti, pensare a un grande sviluppo turistico, sotto qualsiasi forma, se l’Isola fosse una grande produttrice di CO2, o una pattumiera a cielo aperto! 

Pertanto, sulla via del “green” e della neutralità ambientale, andrebbero incentivate tutte le iniziative possibili, capaci di fare arrivare, per esempio, l’energia fotovoltaica sugli edifici pubblici, che andrebbero anche dotati di sistemi di accumulo di energia (batterie), capaci di ridistribuire la stessa energia, di notte o quando il sole è offuscato dal maltempo, per rendere nel tempo l’isola, con il miglioramento delle tecnologie, energeticamente indipendente o quanto meno per ridurre da subito fortemente la bolletta. Anche le abitazioni dovrebbero dotarsi a tappeto di sistemi fotovoltaici con accumulo energetico, per diventare energeticamente indipendenti.

La stessa cosa vale anche per le pale eoliche che, installate a mare, senza deturpare paesaggi, potrebbero contribuire grandemente alla riduzione del costo dell’energia. Del mare si potrebbero anche sfruttare maree e onde per produrre energia, come studi ed esempi recenti indicano stia avvenendo in altre parti del mondo.

I nostri atenei, in armonia con le autorità politiche, dovrebbero avere l’ambizione di partecipare ai programmi di sviluppo delle nuove frontiere strategiche nel mondo delle energie rinnovabili, ad impatto zero sul territorio: vernici fotovoltaiche, pannelli di nuova concezione, filiera dell’idrogeno, batterie ad alta efficienza  per le auto elettriche e, perché no, partecipare ai nuovi studi sul nucleare (centrali produttive più piccole con possibili riduzioni o addirittura neutralizzazioni del rischio della radioattività): niente è scontato o garantito, ma gli studi vanno fatti anziché restare sterilmente a guardare. Purtroppo per la fusione nucleare, il toccasana che ci assicurerebbe virtualmente energia infinita senza inquinamento, dovranno passare ancora parecchi anni. 

 

 

“I have a dream” , diceva Martin Luther King e il mio sogno è quello di vedere la Sicilia, al centro del Mediterraneo, come motore propulsivo di uno sviluppo ecosostenibile, polo attrattivo punta sulla neutralità ambientale, riuscendo  a mantenere i propri laureati sul proprio territorio e ad attrarne anche dall’esterno.
Niente di nuovo sotto il sole, comunque, perché anche ai tempi di Federico II, la nostra isola fu un centro di aggregazione e sviluppo, ma stavolta lo sarebbe grazie alla tecnologia e all’apporto delle sue persone più preparate e lungimiranti.

* Ex vicepresidente StMicroelectronics
 

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