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Editoriali

Il diritto alla salute e il diritto al lavoro

Considerazioni sull'importanza di vaccinarsi in una fase completamente nuova della pandemia

Di Ida Angela Nicotra

L’obbligo del Green pass è legge anche per il personale di scuola e università, nonché per gli studenti degli atenei italiani. L’obiettivo è quello di ricominciare l’attività didattica in presenza, puntando a tutelare la dimensione comunitaria delle istituzioni del sistema dell’istruzione e della ricerca, garantendo i profili sociali-relazionali e psico-affettivi della popolazione giovanile. Ma proprio nelle classi i rischi di contagio si prevedono ancora alti e la circolazione virale potrebbe aumentare l’aggressività dell’infezione. Misure come il distanziamento, le mascherine, l’igiene delle mani da sole non bastano contro la variante Delta, molto più contagiosa della versione originaria del virus. La certificazione verde Covid-19 per docenti e studenti appare, allora, l’unica strada per evitare di ripiombare nel buio di nuove e più gravose restrizioni. Nei confronti di coloro i quali non saranno in possesso della certificazione scatterà, dopo cinque giorni, la sospensione del rapporto di lavoro e della retribuzione. Si tratta, a ben vedere, di un provvedimento coerente con il principio generale secondo cui qualsiasi attività lavorativa non può svolgersi in modo da recare danno alla sicurezza e alla salute delle persone. La cosiddetta dad si è dimostrata una ottima alternativa nel periodo in cui l’Italia era nel pieno dalla pandemia e nei laboratori si lavorava ancora, freneticamente, alla ricerca di un antidoto; tuttavia, oggi occorre ritornare alla didattica in presenza. 

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Siamo in una fase completamente nuova e la vaccinazione di massa comincia a produrre i primi effetti benefici. Grazie al vaccino il sistema immunitario riconosce il virus e lo neutralizza. Come ha spiegato l’Istituto superiore di Sanità, la vaccinazione anti Covid, dopo il ciclo vaccinale completo, protegge all’88% dall’infezione, al 94% dal ricovero in ospedale, al 97% dal ricovero in terapia intensiva e al 96% da un esito letale. La statistica parla chiaro: in ospedale finiscono solo le persone non vaccinate o chi ha fatto soltanto la prima dose. Un altro dato importante è quello che riguarda l’età media dei pazienti: molti sono giovani non vaccinati. La recente recrudescenza dei contagi in Sicilia è causata, per lo più, da coloro che hanno rifiutato il siero. Sono la stragrande maggioranza dei soggetti non immunizzati a riempire gli ospedali dell’Isola, che ha anche il record dei cittadini non vaccinati.   D’altra parte, una non completa copertura della popolazione favorisce la selezione di varianti maggiormente resistenti ai vaccini. Spingere tutti a vaccinarsi è un impegno a cui lo Stato non può sottrarsi anche per proteggere la salute dei fragili che non possono immunizzarsi.

Gli italiani hanno aderito alla campagna vaccinale con entusiasmo e senso di responsabilità; il 65% over 12 ha ricevuto, infatti, le due dosi di vaccino. Si tratta di sei italiani su dieci, pari a quasi 33 milioni di persone. Il personale di scuola e università ha aderito per il 90% alla vaccinazione su base volontaria, anche assumendosi qualche rischio in più, avendo iniziato molto presto il trattamento immunizzante. Residua un 10% di non vaccinati e, tra questi, coloro che dimostreranno di essere affetti da particolari patologie saranno esclusi dall’onere del Green Pass. 
In Francia, la certificazione verde è stata già dichiarata legittima dal Consiglio Costituzionale. I giudici d’Oltralpe hanno promosso il provvedimento del Parlamento finalizzato a perseguire l’obiettivo di tutelare la salute della collettività. Bisogna essere chiari al riguardo. Il passaporto sanitario non è un attacco alla libertà, ma il modo per assicurarne un esercizio responsabile, contemperando secondo ragionevolezza l’autodeterminazione di ciascuno con l’interesse generale. La salute è un diritto fondamentale dell’individuo e un interesse della collettività, recita la Costituzione italiana all’art. 32. Nessun diritto si esaurisce in una dimensione squisitamente individualistica. Tutti i diritti nascono limitati e ciò per dare spazio ai diritti degli altri in una dimensione di reciprocità. Un diritto davvero assoluto non esiste, in quanto contraddirebbe l’idea stessa di comunità basata sul principio solidaristico. Il gruppo sociale si regge su un sistema di libertà che va di pari passo con la responsabilità. Libertà non significa aver diritto di disinteressarsi dell’interesse generale o, nello specifico, di far ammalare gli altri nella convinzione che personalmente si rischia poco o nulla. Il divieto di trattamenti sanitari obbligatori trova, infatti, un limite nelle esigenze di tutela dell’incolumità e della salute pubblica e costituisce un riflesso del generale paradigma costituzionale in cui diritti e doveri sono i due lati della stessa medaglia per cui l’uno - come osservò Meuccio Ruini in Assemblea costituente - «non può essere sceverato dall’altro».

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