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Editoriali

Intanto facciamo e poi vediamo: l'ideologia che unisce tutti

Il caso Sicilia è il fedele specchio della dottrina imperante, del pensiero unico e trasversale da Bolzano a Capo Passero, con l’eccezione di riserve naturali della coerenza

Di Antonello Piraneo

Dimissioni del governatore, fine anticipata di una legislatura tormentata ed election day il 25 settembre. Ma in Sicilia non è palla al centro, la palla è in calcio d'angolo e anzi rotola sulla fascia in attesa che qualcuno la raccolga e faccia il potenziale assist. Non è nemmeno punto e a capo, semmai un punto e virgola. Meglio: un punto di domanda che non riesce a diventare punto esclamativo. 

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Musumeci è fuori gioco o forse no, dribbla l'Aula convocata “a sua insaputa” dall’arcinemico Miccichè  per  l’annuncio solenne delle dimissioni non a caso derubricato a messaggio social, alza il tono delle dichiarazioni un po’ per cambio di strategia comunicativa un po’ perché si sente in grado di lasciare l’angolo del ring del centrodestra che resta troppo affollato: Prestigiacomo o chi per lei, Minardo e Pagano o chi per loro, la donna di cuori di Cuffaro, il jolly di Lombardo. 

Una partita  che si gioca sullo  sfondo di uno scenario sulla carta ancora possibile e che incredibilmente scivola via, per inerzia, indolenza, disincanto, fate voi: centrodestra e centrosinistra per la Presidenza della Regione potrebbero sfidarsi attraverso due interposti ex assessori del leader autonomista, Massimo Russo, nome che spariglia, versus Caterina Chinnici, intronizzata dalle surreali presidenziali del comunque fragile campo largo. Chapeau a Lombardo, ma tutti gli altri? 

Qui la Sicilia si scopre sciasciana, non perché accompagnata dalla tensione morale e civile che fu la cifra dello scrittore di Racalmuto ma soltanto perché declina al ribasso e per mera convenienza una sua citazione che invece volava alto: «Ha contraddetto e si è contraddetto». Ed è - la Sicilia dei palazzi - una volta di più pirandelliana, popolata da personaggi in cerca d’autore che pure toccano la corda pazza.

D’altronde il caso Sicilia è il fedele specchio dell’ideologia imperante, del pensiero unico e trasversale da Bolzano a Capo Passero, con l’eccezione di riserve naturali della coerenza: intanto facciamo così e poi vediamo. 

E infatti: intanto facciamo saltare il banco e poi vediamo, intanto l’election day e poi vediamo, intanto stressiamo col fuoco amico il governo Musumeci e poi vediamo. Tanto varrebbe, in uno scatto di sincerità, intanto trattare su un paio di assessorati (magari Bilancio e Salute) e poi vedere.

Così come intanto facciamo pace e poi vediamo chi sarà il premier, intanto facciamo l'intesa con Calenda e poi vediamo come farlo sedere accanto ai Verdi e alla sinistra non antagonista ma comunque sinistra, intanto alleiamoci e poi vediamo come scrivere insieme sull'agenda il capitolo - per esempio e non a caso - delle politiche energetiche. Non contenti, intanto proviamo a recuperare in qualche maniera pure il M5S e poi vediamo come dirlo a quei pierini  di Azione.

Intanto e poi vediamo. È prassi di ogni vigilia elettorale, certo, e questa legge ibrida che è il Rosatellum non aiuta. Però, e sempre intanto, si pensa a sconfiggere le destre partendo da un'agenda manco a dirlo altrui - stavolta è quella di Mario Draghi - costruendo mostri eventuali e agitando fantasmi improbabili e lasciando a Meloni e Salvini le praterie delle periferie e dei ceti popolari. Alle tute blu - e purtroppo ce ne sono sempre meno - chi saprebbe parlare meglio? 

La domanda non è retorica: intanto proviamo a trovare una risposta sincera e non scontata e poi vediamo.

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