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Editoriali

Intel, non una gaffe ma questione di baricentro

Di Antonello Piraneo

Chissà se la Sicilia, prima o poi, diventerà bellissima. Di certo l’Italia è già un Paese curiosissimo, in cui può bene accadere che un ministro della Repubblica, proprio il ministro dello Sviluppo economico, perori la causa di un’area non depressa per intercettare un maxi-investimento ad alto valore aggiunto e non di una regione al capolinea occupazionale eppure con competenza specifica nel settore. 

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Ricapitolando: il ministro Giorgetti, ritenuto volto moderato e rassicurante della Lega, ha fornito un assist - vedremo a breve se decisivo - a Mirafiori perché si realizzi lì, nel Torinese «dove ci sono già le capacità adatte», il nuovo possibile sito di Intel - il colosso assoluto della microelettronica che cerca spazio in Europa - dimenticando almeno un paio di cose: intanto che in Sicilia, a Catania, esiste l’Etna Valley, da oltre trent’anni modello insuperato di sviluppo possibile al Sud, con il sito della StMicroelectronics che è tra i più competitivi e avanzati al mondo, pure favorito dalla sinergia con le dirimpettaie facoltà universitarie di prim’ordine e che Intel quindi troverebbe persone già formate e “profilate”, innescando una competizione virtuosa con StM anche in termini di assunzioni. 

 

 

E poi Giorgetti dimentica che il Pnrr ovviamente ha messo il Sud sulla corsia d’emergenza, destinando il 40 per cento delle risorse complessive al Mezzogiorno anche e soprattutto per attrarre investimenti e rendere più attrattivo questo pezzo di Paese e ridurre il gap con il Nord.

Invece Mirafiori, dice Giorgetti, frenando soltanto ieri e a caso esploso. Come se Toyota cercasse una regione d’Europa in cui produrre auto e non le si offrisse la Bassa Sassonia e Wolfsburg, peraltro coincidendo, nel caso di Intel e dell’Etna Valley, contesto favorevole, know how e necessità di sviluppo. Insomma, come se non si indicasse Parma per fare prosciutto.

È vero, Giorgetti queste cose le ha dette in campagna elettorale (a Torino si vota domenica) e si sa che in questi periodi particolari dell’agenda, si dice di tutto e si sente di tutto, i politici sono un po’ come i cantanti in tournée: a ogni tappa incitano il pubblico alla stessa maniera - “Siete bellissimi” - se fosse a San Siro o nel campo sportivo, con tutto il rispetto, di Passopisciaro.

 

 

Però, come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti, specie se dette da un ministro di peso ed esponente di vertice di un partito, la Lega, che mira a guidare il Paese e ambisce ad amministrare, Salvini dixit, la Sicilia, Palermo, Catania e magari pure qualche condominio.

Siccome Giorgetti non è uno sprovveduto, sarebbe miope derubricare il caso Intel a una gaffe. Al di là delle precisazioni di rito, l’indicazione di Mirafiori tradisce infatti un pensiero politico che tende a spostare il baricentro leghista di nuovo verso il Nord e avvicinarlo all’accogliente area moderata della parte più ricca del Paese che mal sopporta gli strappi non soltanto verbali di Salvini e che considera il Sud come un grande mercato o un enorme villaggio vacanze.

Chi vivrà vedrà. Ora, nel silenzio più o meno imbarazzato e imbarazzante di leghisti siciliani della prima e dell’ultima ora, la domanda è: può essere una bandierina di partito, piazzata al posto di un’altra, più importante di un pezzo di futuro di un pezzo di Paese? 

Ps.: è forte il rischio che quando arriverà la risposta, Intel avrà scelto Dresda, in Germania, dove di costruzione di un Paese che sia uno se ne intendono.

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