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Editoriali

La confusione di un'altra estate “malata”

C’era una volta la vigilia di Ferragosto, con un racconto rituale e pressoché mutuabile tra un decennio e l'altro

Di Antonello Piraneo

C’era una volta la vigilia di Ferragosto, con un racconto rituale e pressoché mutuabile tra un decennio e l'altro, se non fosse stato per gli eccessi di un Paese nel frattempo rimasto senza bussola o comunque con l’ago fuori centro. Giorni di spensieratezza, di sdraio e ombrelloni, cotolette e parmigiana, falò e strusciate, rotonde sul mare poi sempre meno rotonde e un po’ ovunque, albe chiare ad annunciare i titoli di coda sul grande schermo delle vacanze. Adesso - ed è un presente che dura da un anno e mezzo - il ponte dell'estate aggiunge angosce, paure, incertezze, che suggerisce ordinanze di pancia, che richiede norme interpretative su dove, cosa, come organizzare un weekend. 

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E siccome ci sono pure gli incendi che bruciano i Parchi - soltanto teoricamente protetti - e il caldo che si fa asfissiante - non per i picchi delle temperature ma per la durata delle ondate di calore - anche per chi come noi siciliani sa di vivere nei pressi di Tunisi, per tutto questo sì, possiamo ben dire che all’appello mancano soltanto le cavallette. 

Sono ancora i giorni della pandemia, con una variante - non virologica, ma comportamentale - rispetto all'agosto 2020. Allora ci si ubriacò di crollo dei contagi senza neanche avere l'ombrellone del vaccino cui potere - e DOVERE - sottoporsi. Adesso si ha questa consapevolezza: che ogni falla estiva ci rimbalzerà sulla strada dei prossimi mesi, rendendo pericoloso anche il possibile rettilineo della ripresa.

Appare chiaro che non è tutta colpa di un destino cinico e baro, come si usa dire, ma che l’uomo ci mette molto del suo: facendo spallucce quando si parla di cambiamento climatico («Tutto ’sto casino per qualche  grado in più nel 2050? E chissenefrega, tanto non ci saremo»), soprattutto muovendosi da criminali nelle macchie più verdi dei nostri territori, sperando di  raccogliere il dividendo di un’area desertificata, ben oltre la pastorizia: la mafia fiuta gli affari e giacché il nuovo business nell'Europa green sarà quello delle energie rinnovabili è lecito sospettare che ettari così orrendamente “liberati” da verde e vincoli possano far gola per impiantarvi pannelli fotovoltaici e pale eoliche. 

Si invocano risorse, prevenzioni e pene più severe, sino all'iperbole del carcere a vita per gli incendiari. Tutto giusto. Ma sarebbe forse meno demagogico e più concreto pensare di allungare sino a vent’anni, a trent’anni,  l’uso a qualunque scopo di aree in cui è stato appiccato un incendio. I dieci anni previsti dalle leggi nazionali, e che demandano il compito ai comuni, sono pochi, possono financo e  sinistramente coincidere col periodo necessario per ultimare un iter autorizzativo, visti i tempi della burocrazia.

Distratti da questo rosario di emergenze vecchie e nuove, quasi ci si dimentica della campagna elettorale perenne e che adesso alza pure il numero dei giri. In un incrocio di scadenze - amministrative, Quirinale, di nuovo amministrative e regionali 2022, soprattutto Regionali 2022 per noi siciliani - che sono soltanto apparentemente distanti tra loro  e che invece si tengono tutte insieme. «Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione non è eccellente», si potrebbe sintetizzare ribaltando la citazione maoista. Per rendere plastica questa confusione basti l'auspicio di un modello Draghi anche per la Sicilia, senza che ci sia un similDraghi all'orizzonte. Sarebbe come volere giocare come il fu Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta senza avere in  campo Messi, Xavi e Iniesta. Sarebbe come una caponata senza i peperoni e i capperi, come un film di Nanni Moretti senza introspezione psicologica o, più prosaicamente, come una commedia sexy anni Ottanta senza  Edwige Fenech. Impossibile.

Basti, ad aumentare ancora la confusione, il disinvolto volteggiare tra uno schieramento e l’altro di campioni delle urne e mezze figure di contorno, operazioni fatte ragionando in termini di pura aritmetica, che in politica torna sempre meno: perché rischia di essere volatile e non immediatamente trasferibile anche un voto strutturato e perché tanti galli in un pollaio possono romperlo, questo pollaio. Insomma: siamo sicuri che la Lega con Sammartino “copieincolli” i trentamila voti presi da Mr. Preferenze nel 2018? Soprattutto, siamo sicuri che il sempre vasto arcipelago autonomista e lombardiano accetti una posizione più defilata visti i nuovi ingressi? 

Così si va avanti tra autocandidature di principio, di bandiera, di fede (Cancelleri, Fava, Musumeci), coalizioni somiglianti ad album di figurine, pronte a squagliarsi di fronte ai problemi reali della Sicilia reale. Che non richiedono alambicchi o laboratori, ma una visione che vada oltre il contingente di un mandato, scelte coerenti in tema di legalità a cominciare dalla composizione delle liste, coraggio nell'indirizzare lo sviluppo, credibilità al tavolo di confronto che deve necessariamente essere sempre più spostato verso Bruxelles, come peraltro ciò che resta dell'omicidio Statuto suggerisce e consente di fare.

Vedremo. Vedremo quale film sarà proiettato, quale modulo di gioco sarà adottato. Per intanto buon Ferragosto, toccando più o meno ferro. 

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