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Editoriali

Le tante guerre e la solidarietà selettiva

I profughi sono tutti uguali o alcuni sono più uguali degli altri?

Di Antonello Piraneo

Chiediamocelo adesso, proprio adesso, al culmine dell’indignazione per la folle guerra voluta da Putin - la cui strategia prevede anche l’eccidio di donne e bambini e non esclude combattimenti ai piedi delle centrali nucleari - e dei direttamente proporzionali sentimenti di vicinanza alla gente ucraina, costretta a cercarsi altre patrie. Chiediamocelo, senza ipocrisie: se le guerre sono tutte odiose perché ce ne sono alcune più odiose? Perché lo sguardo spaurito di un bambino in braccio a una madre che ha già perso pezzi di vita è più spaurito se l’immagine viene da Mariupol? I profughi sono tutti uguali o alcuni sono più uguali degli altri? 

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Chiediamocelo perché la sensazione, qualcosa più di una sensazione, è che di fronte all’ondata di sfollati in arrivo, l’Europa stia reagendo in maniera diversa rispetto ad altre emergenze, a quando la pressione arriva dal Sud del mondo. Chiesa e associazioni di volontariato aprono sempre le proprie porte, ma le regioni, i sindaci, la gente comune fanno lo stesso? No, purtroppo no. Concepiscono la solidarietà selettiva? Sì, purtroppo sì. 

Restiamo in Sicilia, dove giustamente si ipotizza di riaprire il Cara di Mineo e di utilizzare gli immobili “a corredo” dell’ex base di Comiso. Senza che nessuno si agiti, per fortuna. Ma perché accade per gli ucraini e non per gambiani e sudanesi, senegalesi ed eritrei? Da cosa scappano queste altre popolazioni se non da una guerra perenne e non soltanto militare, da genocidi e dalla fame? 
Chiediamocelo adesso perché ci mostriamo strabici di fronte al mondo che gronda sangue e moltiplica miserie e deliri di onnipotenza. Troppo facile unirsi al mondo che saggiamente spera in un crollo dall’interno del putinismo, in una ribellione russa magari governata da altri poteri forti che temono per i propri imperi e di certo non per spinta umanitaria: ci tureremmo il naso, sperando di non offrire al prossimo zar che siederà al Cremlino né le sponde dei colossi economici né i lettoni di Berlusconi. Più complicato guardarsi allo specchio senza arrossire. 

Queste domande scomode facciamocele adesso e annotiamo le risposte da qualche parte. Perché soffriamo di memoria corta. Per esempio, dimentichiamo tante altre guerre, altre devastazioni, altri morti. Scordiamo anche  Sarajevo e gli aerei della Nato su Belgrado. Certo, il conflitto in Ucraina spaventa di più perché potrebbe essere davvero miccia della terza guerra mondiale, sulla spinta di una visione “panrussa” dell’Europa orientale. Per questo Ue e Alleanza Atlantica hanno deciso di “limitarsi” a fornire armi agli ucraini e di non mettere propri uomini su quelle trincee. Un «armiamoli e che poi si battano loro» tragicamente cinico, il cinismo delle cancellerie. Ma è irriguardoso verso la storia mettere sullo stesso piano la Baia dei Porci e Odessa, l’ira kennediana per i missili sovietici piazzati su Cuba, di fronte la Florida, e la risposta di Putin all’allargamento ulteriore della Nato verso Est: perché la Nato non è una onlus ma  non è neanche l’Armata Rossa. 

Chiediamocelo adesso  se l’Europa avrà memoria tanto lunga da ricordarsi che le sacrosante sanzioni economiche non avranno  la stessa indistinta ricaduta su tutti i Paesi dell’Unione: l’Italia pagherà un prezzo più alto alla crisi energetica (anche per proprie colpe) e il nostro turismo soffrirà in maniera  più pesante rispetto ad altre realtà. «Sanzioniamolo e poi vedetevela voi»: non potrà passare quest’altro cinismo. Diciamocele adesso un paio di cosette di cui ricordarci tra un po’ di tempo. E sempre adesso apriamo cuore e case a chi viene dall’Est, senza chiudere occhi e porti di fronte a chi viene da altre latitudini.  

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