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Editoriali

Ma non si vive di solo Pnrr

Il mitizzato Piano di ripresa nazionale ha derubricato la messa in sicurezza dei territori  fragili a "sub-misura"  non essendo tra le priorità prioritarie. C'è il rischio che si sia persa una straordinaria occasione

Di Antonello Piraneo


Nell’Italia che si riempie la bocca di transizione energetica, economia  circolare e digitalizzazione, in questo stesso Paese si continua a morire di nubifragio. E se è pur vero che le sempre più frequenti bombe d’acqua discendono dall’emergenza climatica che si porta dietro pure la necessaria riconversione green, è certo che in fondo sarebbe bastato non devastare il territorio per evitare il fango killer. Lo sappiamo tutti, lo sanno tutti, da tempo. 
 

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L’accento oggi va messo sul rischio che si sia persa una straordinaria occasione, il Piano Nazionale di Ripresa e  Resilienza, sì il Pnrr, per suturare queste ferite. Che sono profonde, essendo state aperte nella lunga stagione delle speculazioni, favorite dall’assenza di pianificazione urbanistica con effetti bulimici sull’appetito di costruttori e faccendieri. C’è la sensazione - spiacevole sino a farsi urticante - che si guardi a scenari lontani se non addirittura immaginifici bypassando orizzonti più prossimi e fors’anche banali. Ma di cose banali è fatta la costruzione di un Paese normale: prima le fondamenta poi l’attico. 


Se ne parlava ieri, in parallelo alle tragiche notizie di cronaca, neanche a margine di un interessante convegno promosso dall’Ordine degli ingegneri di Catania sul sisma di Santo Stefano, osservando come il mitizzato Pnrr abbia derubricato la messa in sicurezza dei territori fragili a “sub-misura”, non avendo un capitolo a sé, non essendo tra le priorità prioritarie. 


Così chi amministra sta sempre con il naso all’insù per scrutare il cielo anche perché l’interlocuzione con il governo centrale è resa più complicata, al netto di ogni altra considerazione, dal fatto che manchi per esempio un sottosegretario alla Presidenza “ad hoc”, affidando il filtro e il ruolo proprio di questa figura “politica” a strutture “tecnico-amministrative”. 


Il governo Draghi sarà pure quello dei migliori, ma sappia ascoltare la disperazione di un sindaco, di un imprenditore, abbia orecchie per farlo. Altrimenti quando si parlerà delle mirabilie del Recovery Plan sarà facile trasformare l’altezzoso suono del Pnrr in un irriverente Prrr. Dalla visione alla pernacchia.
 

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